Paolo Virzì sbarca in America con Ella & John

Con Ella & John - The Leisure Seeker, Paolo Virzì sbarca in America in compagnia di due protagonisti d'eccezione.

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Nel 2002 Paolo Virzì portava nelle sale la storia di un ragazzo siciliano, Tanino, scappato in America per inseguire una ragazza e un sogno. Tanino studia cinematografia a Roma, ha sogni troppo grandi per quella che è la dimensione della sua realtà. Fa quasi sorridere scoprire che, quindici anni e più dopo quel film, lo stesso Paolo Virzì sia dovuto sbarcare in America per lavorare a quello che sembra essere il suo film più importante, stando almeno ai valori di produzione. Dopo l'ottima accoglienza ricevuta alla 74ª Mostra del Cinema di Venezia, Ella & John - The Leisure Seeker è pronto a esordire nei cinema dello Stivale. Cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova pellicola dell'eclettico regista livornese?

Tuo vuò fa l'americano

The Leisure Seeker - distribuito in Italia con il titolo di Ella & John - racconta di una fuga on the road. Il tema era già stato trattato da Virzì con l'ottimo La Pazza Gioia del 2016, storia di una fuga verso la libertà e verso una felicità quasi irraggiungibile per le due ospiti di un centro per l'igiene mentale. Allo stesso modo, i due protagonisti del primo film a stelle e strisce del buon Paolo decidono di scappare, sebbene le condizioni di partenza non siano proprio uguali. A differenza delle due estranee de La Pazza Gioia, i due protagonisti del film in uscita il prossimo 18 gennaio, interpretati da due mostri sacri del grande schermo come Donald Sutherland e Ellen Mirren, sono una coppia di vecchi coniugi. Costretti a subire le attenzioni quasi asfissianti dei figli e poco inclini a sottoporsi alle cure mediche che la loro età richiede, i due decideranno di salire sul vecchio camper di famiglia - il Leisure Seeker del titolo - e intraprendere un lungo viaggio nel cuore dell'America più vera per raggiungere Key West, punto d'arrivo della Old Route 1.
Il vecchio professore di letteratura interpretato da Sutherland convive con il fantasma dell'Alzheimer, ma non ha dimenticato quanto Ernest Hemingway sia stato importante nella sua vita. La moglie, anch'essa malata e fragile, è disposta ad accompagnarlo in questo lungo viaggio per raggiungere la casa del leggendario scrittore, sperando di ritrovare lungo la strada i pezzi di una persona che sembra stia svanendo. Con il suo sbarco in America, Paolo Virzì non ha dimenticato alcuni dei temi trattati con maggior cura nel corso della sua lunga carriera.

L'importanza della famiglia, il dolore dell'invecchiamento e la ricerca di un proprio posto nel mondo sono argomenti che Virzì ha toccato molto spesso, ma che nella dimensione del cinema americano non hanno trovato mai la giusta attenzione. Non di rado i cineasti americani si sono avvicinati a tali argomenti con quella che potremmo definire una stucchevole ridondanza.
Virzì ha già dato prova di saper dedicare la giusta attenzione alle tematiche di cui sopra, anche grazie al team di scrittori che da anni lo accompagna. Basandosi sull'omonimo romanzo di Michael Zadoorian, gli sceneggiatori Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e Stephen Amidon (a cui va aggiunto anche Virzì stesso) sono riusciti ad adattare la storia del libro, pubblicato nel 2009, all'America di oggi: il viaggio di Ella e John si dipana nella provincia americana dell'East Coast durante la campagna elettorale di Donald Trump. Non sappiamo se gli eventi politici siano parte integrante del film, ma non è difficile immaginare quanto Virzì possa essersi divertito a trattare, con la sua celebre ironia, il biondo candidato e i suoi fanatici seguaci.

The American Dream, boia de'!

Paolo Virzì, come dichiarato in diverse interviste, mai avrebbe creduto di poter lavorare a un film made in USA. Era un sogno troppo grande, qualcosa fuori dalla sua portata. Il sogno si è avverato nel momento in cui, quasi inaspettatamente, i due premi Oscar contattati per interpretare i protagonisti di questa ottuagenaria fuga d'amore hanno risposto "presente". È stato difficile, ha ammesso lo stesso Virzì, riuscire a far coincidere i metodi di recitazione di Ellen Mirren e Donald Sutherland: da una parte un'attrice britannica, formatasi in anni e anni di teatro shakespeariano, dall'altro un attore americano cresciuto negli ambienti dell'Actor Studio, con tutto il livello di coinvolgimento emotivo con il personaggio che il metodo della scuola di New York prevede.
Non c'è da dubitare delle loro performance, così come la candidatura al Golden Globe per Ellen Mirren ha voluto confermare. Non sono ancora stati diramati i nomi delle attrici e degli attori che si contenderanno la tanto agognata statuetta d'oro dell'Oscar, perciò è lecito immaginare che il nome dell'attrice britannica possa figurare anche in questo caso fra le cinque concorrenti. Una soddisfazione non da poco, per un ragazzo di Livorno cresciuto con un sogno.

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