Oscar 2021: vincitori e vinti sotto il segno di Steven Soderbergh

Gli Oscar 2021 si sono conclusi con dei colpi di scena davvero sorprendenti, al punto da spiazzare anche l'organizzazione di Steven Soderbergh.

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C'è poco da fare, di tutte le critiche che gli si possono muovere l'Academy of Motion Pictures of Arts and Sciences sa celebrare il cinema come nessun altro e la 93esima edizione degli Academy Awards, per gli amici Oscar 2021, lo hanno dimostrato ancora una volta.
Già solo la fortuita ma poetica coincidenza che porta le sale cinematografiche italiane a riaprire proprio oggi 26 aprile, a poche ore dalla conclusione della cerimonia (e dalla pubblicazione del primo trailer di West Side Story di Steven Spielberg), non può che fare emozionare tutti i cinefili rimasti svegli per tutta la notte collegati con Los Angeles; senza contare poi gli anticlimatici colpi di scena di una cerimonia strampalata, la più strana, colorata, meno formale e cosmopolita che si ricordi, studiata e allestita con grande attenzione, gusto e vivacità da nientemeno che Steven Soderbergh a partire da una location - la Union Station - che è già di per sé radicata nella storia del cinema.
Insomma lo spettacolo, curiosamente, è stato una ventata d'aria fresca. E non sono neanche mancate le sorprese in fatto di premi.

Nomadland e Chloé Zhao fanno la storia

Esattamente undici anni dopo la vittoria di Kathryn Bigelow come miglior regista e di The Hurt Locker come miglior film, Chloé Zhao e Nomadland fanno la storia portando a casa le statuette più pesanti della serata: è anche la seconda volta che un Leone d'Oro della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia arriva così in alto a Hollywood (quattro, contando i nominati Roma e Joker).
Da annotare anche che per il secondo anno consecutivo il cavallo vincente di Netflix non esce dal Dolby Theatre così vincente come invece avrebbe sperato il servizio di streaming on demand: dopo le dieci nomination con zero vittorie di The Irishman di Martin Scorsese, le dieci nomination di Mank di David Fincher si traducono in appena due Oscar. Ironicamente, però, il film sulla realizzazione di Quarto Potere, l'opera di Orson Welles che aveva accumulato nove nomination agli Oscar del 1942, va a vincere più Oscar di Quarto Potere stesso, che fu premiato solo con la statuetta alla miglior sceneggiatura (l'unica nomination mancata da Mank!). Male invece Il processo ai Chicago 7, rimasto a secco nonostante le sei nomination.

Nel frattempo Pete Docter guadagna il terzo Oscar per il miglior film d'animazione con Soul, superando i colleghi Brad Bird, Jonas Rivera, Andrew Stanton e Lee Unkrich, diventando il più vittorioso di sempre nel campo del cinema animato. Il nuovo film della Pixar, che conquista anche la miglior colonna sonora, sigla la terza vittoria dello studio in quattro anni dopo Coco e Toy Story 4 (Gli Incredibili 2 si arrese, nella sfida fra supereroi, a Spider-Man: Un nuovo universo). È il terzo Oscar - nel campo degli effetti speciali - anche per un film di Christopher Nolan, con la vittoria di Tenet che segue quelle di Inception e Interstellar, e tre del resto è stato il numero della serata: questa la cifra massima raggiunta infatti da Nomadland, con tantissimi altri film (Judas and the Black Messiah, Mank, Ma Rainey's Black Bottom, Soul, Sound of Metal, The Father) in parità a due.

Sorprese clamorose

Come al solito quando si parla di Oscar le previsioni sbagliano sempre e anche quest'anno ci sono state non poche sorprese, piccole ma anche enormi: le vittorie in sceneggiatura di Una donna promettente e The Father hanno fatto capire che la serata si sarebbe prestata a dei ribaltoni, e il trionfo de Il mio amico in fondo al mare nella categoria documentario (Collective, storicamente nominato anche come miglior film internazionale, ha mancato entrambe le statuette) o quello di Sound of Metal al montaggio hanno seguito il trend.
Un'altra sorpresa è stata il sorpasso di Frances McDormand su Viola Davis come migliore attrice, sorpasso che permette alla star di Nomadland - premiata anche come produttrice insieme alla Zhao - di pareggiare il conto in famiglia col marito Joel Coen a quattro Oscar vinti in carriera.

Lo shock più grande è invece l'Oscar a Sir Anthony Hopkins, che stupisce tutti battendo Chadwick Boseman nell'ultimo atto della serata: una statuetta che sembrava scontata e un ribaltone che quasi fa il pari con la vittoria di Moonlight su La La Land. In un grosso buco nell'acqua si è risolta la decisione di anticipare l'Oscar al miglior film al penultimo atto, evidentemente presa per chiudere la cerimonia con gli onori alla favoritissima star di Black Panther: in questo modo la vittoria di Hopkins, neanche in collegamento Zoom, è apparsa come un cliffhanger finale senza alcuna possibilità di replica del calibro di Avengers: Infinity War.
Nonostante le due grosse sconfitte nel campo degli attori protagonisti, però, Netflix esce a testa alta come lo studio col maggior numero di statuette, sette. Anche un po' ai danni dell'Italia, ‘vittima' del colpo di scena più rumoroso: Pinocchio che va a perdere sia trucco che costumi contro Ma Rainey's Black Bottom, un'opera che ha praticamente un solo costume elaborato e nel quale di certo il trucco non è così centrale come in quella di Matteo Garrone. Un risultato che farà storcere non pochi nasi nel Bel Paese, a mani vuote anche nella categoria della miglior canzone originale con la sconfitta di Laura Pausini.

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