Oscar 2021, le nomination: sorprese, assenze e delusione per l'Italia

Ecco cosa ci dicono le nomination agli Oscar 2021 sui film favoriti, gli autori in pole position e sulla disastrosa campagna promozionale italiana.

Oscar 2021, le nomination: sorprese, assenze e delusione per l'Italia
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Le nomination agli Oscar 2021 sono fra noi e, come sempre accade quando si parla di Academy Awards, tra decine di conferme per le previsioni delle scorse settimane sono arrivate anche tantissime sorprese, sia positive che negative.
Eppure i votanti, anche quest'anno, hanno trovato il modo di rispondere alle esigenze sociali che animano il popolo statunitense e il mondo intero facendo registrare tantissime prime volte, soprattutto in fatto di donne.
Ecco perché, nonostante Mank di David Fincher guidi il gruppo dei film più nominati con ben dieci candidature (una in meno rispetto al massimo di undici toccato l'anno scorso con Joker) la principale favorita della serata del prossimo 25 aprile per noi rimane Chloé Zhao.
Il suo Nomadland avrà anche intascato sei nomination, al pari di altri titoli come The Father, Judas and the Black Messiah, Minari, Sound of Metal e Il processo ai Chicago 7, con Promising Young Woman a cinque, ma l'equilibrio che emerge guardando il palmares sembrerebbe solo apparente.

Tutti i record di una cerimonia storica

Chloé Zhao da sola ha infatti incassato la bellezza di quattro nomination (regia, sceneggiatura, montaggio e miglior film in qualità di produttrice), un nuovo record che supera quello precedente di Sofia Coppola e Fran Walsh, entrambe ferme a tre. È anche la prima donna asiatica a essere nominata come miglior regista, categoria nella quale a farle compagnia troviamo la Emerald Fennel di Promising Young Woman: qualora ve lo steste chiedendo, è la prima volta in assoluto che due donne registe vengono nominate nello stesso anno.
Ma la 93esima edizione degli Oscar è caratterizzata da tantissime prime volte: quella di Steven Yeun, ad esempio, che con Minari è diventato il primo asiatico-americano a essere nominato nella categoria di miglior attore protagonista, e lo stesso dicasi per Riz Ahmed, il primo attore di origini pakistane ad apparire nella cinquina grazie al lavoro svolto per Sound Of Metal.
Per la sua acclamata interpretazione come protagonista in Ma Rainey's Black Bottom, inoltre, Viola Davis è entrata nella storia come l'afroamericana dal maggior numero di nomination (quattro) e la prima donna di colore a essere nominata come migliore attrice per due volte in carriera.

Il 2021 è anche l'anno in cui, per la seconda volta, la categoria migliore attrice protagonista ne include due di colore, grazie alla nomination ricevuta da Andra Day per The United States vs. Billie Holiday: l'ultima volta era successo nel 1973, quando Diana Ross - che ha interpretato proprio la Holiday in Lady Sings the Blues - venne nominata insieme a Cicely Tyson per Sounder.
Christopher Nolan, come previsto, è quasi totalmente assente con Tenet, ma il suo posto nella cinquina dei registi sorprendentemente non è stato occupato dalla Regina King di One night in Miami, come si pensava anche in base alle nomination dei DGA Awards, bensì da Thomas Vinterberg, che ha "rubato" un posto anche all'Aaron Sorkin de Il processo ai Chicago 7.
Netflix ancora una volta guarda tutti gli altri studios dall'alto con 35 nomination, nonostante l'assenza (quasi) totale di Da 5 Bloods di Spike Lee e il "mezzo" buco nell'acqua di Ma Rainey's Black Bottom.
Sebbene citato in cinque diverse categorie, tra le quali quella per il miglior attore protagonista con Chadwick Boseman, la cui vittoria appare sempre più probabile, il dramma di stampo teatrale prodotto da Denzel Washington e basato sulla celebre pièce di August Wilson del 1982 non è riuscito a ottenere né una nomination per la miglior sceneggiatura né quella come miglior film, candidature alle quali chiaramente aspirava.
Non sorprende invece vedere Judas and the Black Messiah così in alto nei numeri (un'altra prima volta: un team di produttori solo afroamericani non era mai stato nominato per il miglior film).

Stupisce invece eccome la nomination a Lakeith Stanfield come miglior attore non protagonista: non tanto per la qualità della sua prova, beninteso, ma per un ruolo chiaramente da protagonista "aggiustato" per la categoria dei non protagonisti, dove si scontrerà con il collega Daniel Kaluuya, stra-favorito.
Insomma l'annata sembra essere più donna che mai, David Fincher starà preparando un altro shot da mandare giù con grande classe di fronte all'attesa vittoria di Chloé Zhao e Netflix con Mank vede già i fantasmi di The Irishman, che con dieci nomination l'anno scorso è tornato a casa a mani vuote.

Così come a mani vuote, ancora una volta, è rimasta l'Italia: la poco lungimirante decisione di sponsorizzare Notturno di Gianfranco Rosi come miglior film internazionale in un anno in cui Pinocchio di Matteo Garrone è andato fortissimo a livello mondiale e il biglietto da visita di Sophia Loren per La vita davanti a sé (film che comunque ha portato Laura Pausini e la canzone "Io si" nella cinquina apposita) avrebbe sicuramente garantito altri risultati, come ampiamente prevedibile non ha pagato, e il film è rimasto fuori sia dalla categoria internazionale che da quella dei documentari (al contrario di Collective, nominato in entrambe). Le nomination ottenute in altre categorie da Pinocchio e La vita davanti a sé sanno purtroppo di magra consolazione.
Ma almeno possiamo vantare Better Days di Derek Tsang nella cinquina dei migliori internazionali: evidentemente il nostro fiuto per gli affari ancora funziona dato che in Italia lo abbiamo premiato al Far East Festival di Udine, ma di certo non basta. Anche quest'anno speriamo di vincere l'anno prossimo.

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