Oscar 2020: i principali contendenti per la miglior regia

Con la stagione dei premi ormai alle porte, iniziamo il nostro viaggio di avvicinamento verso la 92esima edizione degli Academy Awards.

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Ebbene si: è di nuovo quello splendido periodo dell'anno in cui tutti gli appassionati di cinema professionisti e non volgono il loro sguardo verso la mecca Hollywood in attesa della nuova edizione degli Academy Awards, le cui nomination ufficiali per la competizione 2020 saranno annunciate il 13 gennaio prossimo.
Anche quest'anno vi accompagneremo fino a quella data e poi oltre direttamente sul palco della Notte degli Oscar con le nostre analisi e i nostri pronostici, a cominciare da oggi con quelli per la statuetta al miglior regista: forse addirittura più dell'anno scorso, dove il fortemente favorito Roma ha rispettato quasi tutte le previsioni fallendo solo all'ultimo secondo contro Green Book, la prossima puntata degli Academy Awards si preannuncia particolarmente insondabile, con tantissimi film col potenziale per superare la rispettiva concorrenza.
Questo è particolarmente vero nella categoria dei registi, nella quale alcuni grandi nomi partono dallo stesso livello di altri underdog pronti a mordere loro le caviglie, in una gara che potrebbe riservare non poche sorprese. Proviamo a capire chi avrebbe la giusta forza per portarsi a casa, il 9 febbraio prossimo, il trofeo attualmente detenuto da Alfonso Cuaròn.


C'Era Una Volta agli Oscar

Tragicamente dimenticato al Festival di Cannes 2019, dov'era stato invitato in onore del venticinquesimo anniversario per la Palma d'Oro al suo secondo lungometraggio Pulp Fiction, quest'anno i bookmaker propendono fortemente per Quentin Tarantino, tornato al cinema tre anni dopo The Hateful Eight col suo nono film, Once Upon a Time in Hollywood: quella per la miglior regia non è l'unica categoria in cui il successo della Sony Pictures dovrebbe concorrere quest'anno (aspettatevi di rivederlo nei nostri articoli di approfondimento sulle sceneggiature, gli attori, la fotografia e il montaggio), ma la terza nomination della carriera per Tarantino dovrebbe essere certa, dopo quelle per Pulp Fiction (che vinse per la sceneggiatura come accadde per Django Unchained) e per Bastardi Senza Gloria, a oggi il film più nominato in assoluto per il regista con otto candidature.

Curiosamente sempre da Cannes potrebbero arrivare gli avversari più ostici per Tarantino, vale a dire Pedro Almodovar e Bong Joon-ho: il primo, che con Dolor y Gloria dovrebbe piazzare anche Antonio Banderas nella categoria dei migliori attori (dopo aver vinto il premio per la miglior interpretazione maschile al festival francese), fu già nominato come miglior regista nel 2003 grazie a Parla con Lei e potrebbe riuscire a ripetersi anche quest'anno; il secondo, che a maggio ha vinto la prima, storica Palma d'Oro per la Corea del Sud grazie a Parasite, ha altissime probabilità di portarsi a casa la statuetta per il miglior film straniero (ma di questo parleremo nei prossimi giorni) e almeno una nomination nella sezione della regia sembra sacrosanta, con lo spirito di inclusività verso i registi stranieri (l'anno scorso nella cinquina c'erano il messicano Cuaron, il polacco Pawel Pawlikowski e il greco Yorgos Lanthimos) che rischia seriamente di giocare in loro favore.
Tra i cinque nominati sarà difficile tenere fuori anche Martin Scorsese e Todd Phillips, registi rispettivamente di The Irishman e Joker, entrambi con le rispettive mareggiate contro le quali remare: anzitutto il primo difficilmente riuscirà a ottenere una seconda statuetta dopo aver ricevuto la prima solo con The Departed quasi quarant'anni dopo il debutto hollywoodiano; il secondo, invece, che ha alzato il Leone d'Oro a Venezia 2019 insieme a Joaquin Phoenix (in pole position per l'Oscar al miglior attore), ha visto il suo film stabilire il nuovo record per il maggior incasso al botteghino Rated-r, ma anche ricevere molte critiche (nello specifico statunitensi) relative a una supposta glorificazione della violenza.
A oggi Joker parrebbe avere molte più speranza nella categoria Miglior Film che in quella per la Miglior Regia (anche se miglior attore rimane l'unico davvero concreto), mentre lo slot eventualmente reso vacante dall'assenza di Phillips potrebbe far venire l'acquolina in bocca a molti colleghi nelle retrovie.


Nelle retrovie

In attesa di vedere i nuovi film di Clint Eastwood e Tom Hooper, rispettivamente La Ballata di Richard Jewell e Cats, che usciranno a ridosso delle nomination, sono comunque già tanti i registi che proveranno a strappare una nomination nell'eventualità in cui uno dei cinque favoriti dovesse scivolare sulla fatidica buccia di banana.
Primo fra tutti Noah Baumbach con Marriage Story, altro film Netflix presentato al Festival di Venezia dove è stato accolto con recensioni entusiastiche ma zero premi: una nomination (se non addirittura una vittoria, in un probabile testa a testa con Tarantino) dovrebbe arrivare sicuramente nella categoria della miglior sceneggiatura, con Adam Driver e Scarlett Johansson che di certo rientreranno nelle rispettive cinquine degli attori, ma Baumbach potrebbe anche riuscire a insinuarsi nella lotta alla regia.

Di certo la competizione è fitta: anche Taika Waititi, forte del Premio del Pubblico a Toronto (un grande indicatore per gli Oscar, in quanto una sua vittoria garantisce quasi sempre una nomination Academy Award per il miglior film, se non addirittura una vittoria), è da tenere in forte considerazione per JoJo Rabbit, la sua personale commedia satirica à la Charlie Chaplin su Hitler e il nazismo, senza dimenticare un regista molto amato dall'Academy come Terrence Malick (due volte candidato in carriera, per La Sottile Linea Rossa e per The Tree of Life), che quest'anno torna col suo nuovo film A Hidden Life in una finestra di uscita, quella di dicembre, che fa pensare ad ambizioni da premio, dopo quelli di François-Chalais e della Giuria Ecumenica strappati a Cannes 2019. Molto probabilmente uno slot sarà riservato a una regista donna, ma sopra la Marielle Heller di
A Beautiful Day in the Neighborhood (della Sony) e alla Lulu Wang di The Farewell (della A24) è probabile che si piazzi la Greta Gerwing di Piccole Donne, in uscita il 25 dicembre (sempre per Sony). Dopo le nomination per la miglior sceneggiatura e per la miglior regia ottenute col lungometraggio d'esordio Lady Bird, la regista di Sacramento ha messo su un progetto ambizioso che vanta la partecipazione di Saoirse Ronan, Timothée Chalamet, Emma Watson, Laura Dern, Meryl Streep e Florence Pugh e qualora - cosa altamente probabile - verrà accolto favorevolmente da pubblico e critica, è possibile che andrà a occupare slot un po' in tutte le categorie degli Oscar 2020.
Tra i più improbabili ma pur sempre degni di nota citiamo Fernando Meirelles, il regista brasiliano nominato all'Oscar per City of God e The Constant Gardener, che torna quest'anno con The Two Popes, biopic con Jonathan Pryce nei panni di Papa Francesco e Anthony Hopkins in quelli del suo predecessore abdicante Papa Benedetto XVI, e James Mangold, che dopo la nomination per la miglior sceneggiatura ottenuta con Logan proverà a rifarsi con Ford v Ferrari, con Christian Bale e Matt Damon che duelleranno nella categoria degli attori protagonisti.
Infine da non escludere a priori i fratelli Russo e i loro quasi $2,8 miliardi incassati per Avengers: Endgame, anche se tutte le chance da Oscar per il titolo Marvel Studios probabilmente la Disney le sfrutterà nella corsa al miglior film.

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