Oscar 2020: cosa ci dicono le nomination ufficiali?

Analizziamo insieme il quadro generale della 92esima edizione degli Academy Awards, ufficialmente entrata nel vivo.

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Che cosa ci dicono le nomination agli Oscar 2020 che, annunciate qualche ora fa, hanno dato ufficialmente il via alla 92esima edizione degli Academy Awards?
Che il 2019 è stato l'anno dei cinecomic, genere che per la prima volta è in vetta col maggior numero di nomination totali rispetto a qualsiasi altro film, ma lo è stato in una maniera molto più sorprendente di quanto era lecito aspettarsi alla vigilia di questi annunci. Lo strapotere Disney, arrivata a 2,8 miliardi di incasso con Avengers: Endgame e 13 miliardi complessivi nell'anno solare, è venuto meno nel momento più importante, aprendo la strada a quello Warner Bros. che, dopo il Leone d'Oro conquistato a Venezia, incassa ben 11 nomination con Joker di Todd Phillips, una in più dei secondi a pari merito The Irishman, 1917 e C'Era Una Volta a... Hollywood (e una in più di Roma e La Favorita, che l'anno scorso fermarono a 10 il numero massimo dell'edizione).

Certo non è una debacle - il film dei Russo a questo punto è il favorito nella sezione effetti speciali - dato che con Lucasfilm (2 nomination a Star Wars), la Pixar (2 nomination a Toy Story 4), i Walt Disney Studios (una candidatura a Frozen 2 e una a Il Re Leone, per i migliori effetti speciali, categoria praticamente dominata dalla Disney) e soprattutto la neo-acquisita Fox Searchlight (che con JoJo Rabbit di Taika Waititi, regista Marvel Studios, ha portato a casa ben sei nomination, incluse quella pesantissima per miglior film) ha comunque imposto la sua presenza nella cerimonia, ma che il decimo slot della categoria principale sia rimasto vacante anche in quest'annata da record per la Casa di Topolino è un po' una mezza sconfitta, considerata la grande aspettativa che si era creata intorno all'ultimo capitolo della saga di Kevin Feige e alla grande campagna marketing messa in moto. È evidente, visto il risultato finale che invece premia la Warner Bros. e la rinascita della DC Films, che dopo le voci e i dietrofront sull'Oscar al miglior film popolare (ve lo ricordate?) l'Academy abbia avviato un repentino cambio di rotta, e inserire così prepotentemente Joker nell'equazione è la scelta più democratica - e anche irreprensibile - che i giurati potessero compiere: non avere né il film con Joaquin Phoenix né quello dei fratelli Russo sarebbe stato uno scandalo, considerato che oggi come oggi rappresentano il primo il più alto incasso rated-r della storia del cinema, e il secondo il più alto incasso della storia tout court, e al di là di ciò che possiate pensare sul suo modo di fare cinema e sul suo lavoro, a Todd Phillips va riconosciuto il merito di essere riuscito a insinuarsi in un discorso molto più grande di lui e delle (iniziali) aspirazioni del suo progetto DC Black.

Con tre nomination in più di Black Panther, Joker cementa in maniera definitiva il successo dei cinecomic: un anno fa avremmo (e avevamo) puntato le nostre fiches su Endgame, paragonando la sua ipotetica vittoria a quella de Il Ritorno del Re, e coincidenza delle coincidenze le candidature incassate da Todd Phillips e Bradley Cooper sono esattamente le stesse che arrivarono per Peter Jackson e gli oggi innominabili fratelli Bob e Harvey Weinstein. Che a Joker riesca l'en plein come accadde per il capitolo finale della trilogia tratta dai romanzi di JRR Tolkien ci appare improbabile, soprattutto per un fattore: nel 2004 la competizione non era così agguerrita.

Anche escludendo Parasite, che come Roma l'anno scorso vincerà miglior film straniero ma non Best Picture (con ogni scongiuro possibile per Bong Joon-ho, che non ce ne voglia), scartando, sempre col massimo rispetto per James Mangold, il suo comunque molto bello Le Mans '66, e anche passando sopra col cuore colmo di scuse a Marriage Story e a Noah Baumbach, rimangono comunque Piccole Donne, JoJo Rabbit, 1917 e soprattutto The Irishman e C'Era Una Volta a... Hollywood.

Ve li ricordate - senza barare con smartphone o computer - i rivali de Il Ritorno del Re nel 2004? Proviamo ad aiutarvi noi: a 10 nomination arrivò soltanto Master & Commander di Peter Weir, che ne vinse due (fotografia e sound editing), così come due furono le vittorie per Mystic River di Clint Eastwood (miglior attore a Sean Penn e miglior non protagonista a Tim Robbins). L'insospettabile I Pirati dei Caraibi incassò 6 nomination, e Lost in Translation e L'Ultimo Samurai si fermarono addirittura a 4. Nella maniera meno brutale possibile, quell'anno Jackson e i Weinstein gareggiavano da soli.
Tutt'altro discorso per il prossimo 9 febbraio, specialmente considerato il fatto che negli ultimi anni la tendenza dell'Academy è stata quella di premiare un po' tutti, distribuendo col massimo criterio i premi della serata.
Anche per questo gli Oscar 2020 saranno all'insegna dell'incertezza più assoluta, e sarà appassionante vedere come nelle settimane di avvicinamento alla premiazione questi film si rincorreranno e sorpasseranno a vicenda lungo le cerimonie collaterali delle varie gilde.
La presenza di Netflix è un altro grande interrogativo, che potrebbe compromettere la vittoria di The Irishman: a dieci nomination come fu per Gangs of New York, che poi non vinse nulla, nella categoria in cui il film di Scorsese è più forte, quella per il miglior attore non protagonista (con ben due nomination, per Al Pacino e Joe Pesci) paradossalmente è quella che in teoria è già stata vinta (da Brad Pitt); inoltre l'Academy ha aspettato il 2007, dopo tanti anni e tanti film, per premiare Scorsese per la regia e per il miglior film, e probabilmente non si sarebbe ripetuta anche andando al di là della polemica Netflix, anche se il servizio streaming quest'anno è entrato nella MPAA (e ha ottenuto il maggior numero di nomination totali per uno studio).

Se c'è chi ha affermato a caratteri cubitali sui titoli dei più prestigiosi giornali del settore di rifiutarsi categoricamente di votare un film con la parola Avengers nel titolo, c'è anche chi ha ammesso di mettere una croce sopra al logo del servizio di streaming on demand a priori, e questo fatto alla lunga potrebbe far rimanere Scorsese e Netflix di nuovo a bocca asciutta (tenendo presente che l'unica statuetta a cui la casa di produzione ambisce davvero è quella per Best Picture, categoria nella quale ha due nomination grazie a Marriage Story e che già l'anno scorso gli è stata negata con Roma).

Ecco allora che Sony e Universal potrebbero avere qualcosa di importante da dire, rispettivamente con C'Era Una Volta a... Hollywood (che con dieci candidature permette a Tarantino di superare il suo record di 9 stabilito con Bastardi Senza Gloria) e 1917 (quest'ultimo prodotto dalla Amblin e dalla DreamWorks di Steven Spielberg): entrambi i film condividono il secondo posto con Scorsese (nel frattempo arrivato all'ottava nomination per la regia, nessuno come lui tra i viventi, con Billy Wilder a 8 e William Wyler a 12 dagli anni '60) tutti e tre a pari merito con dieci nomination, e la sfida si fa particolarmente agguerrita perché oltre a Best Picture i quattro film favoriti (Joker, The Irishman, Hollywood e 1917) si sfideranno anche per vie traverse nelle sezioni di regia, sceneggiatura originale e non.

Nella prima ci sono tutti e quattro (Phillips, Scorsese, Tarantino e Mendes), nelle altre due sono divisi in coppie (sceneggiatura non originale per i film di Phillips e Scorsese, originale per quelli di Mendes e Tarantino).

Aggiungiamo al mix Parasite e Bong Joon-ho (che con l'ottimo risultato di sei nomination non sfiora neppure il record di 10 per un film straniero, ancora saldamente nelle mani de La Tigre e il Dragone e Roma) e la cosa si complica ancora di più, e come abbiamo visto recentemente nel nostro speciale sui Best Picture dello scorso decennio, 8 volte su 10 la vittoria della sceneggiatura si è tradotta in vittoria come miglior film. E Piccole Donne di Greta Gerwig?, potreste domandarci: l'opera è stata selezionata per la sceneggiatura (non originale), e a ben guardare è forse l'unico premio di sostanza che l'Academy può riservare personalmente alla regista, che non è fra i produttori del film (l'Oscar al miglior film va ai produttori, dunque nel caso remoto di una vittoria andrebbe a Amy Pascal, Denis Di Novi e Robin Swicord).
Il più grande colpo di scena in assoluto - oltre all'en plein di Joker, ovviamente - sarebbe la vittoria di Pedro Almodòvar e Dolor y Gloria come Miglior Film Internazionale, statuetta che a metà serata manderebbe sull'attenti i fan di Parasite, ma è una possibilità che ci sentiamo di escludere con tutti i se e i ma del mondo.

Bellissime e meritate poi le due nomination a Scarlett Johansson, che qualche giorno fa abbiamo inserito fra le migliori personalità hollywoodiane del decennio, ma spesso e volentieri una doppia candidatura è anche una sorta di condanna (o un riconoscimento a sé stante, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno). Le categorie attoriali ci sembrano le uniche già decise (Joaquin Phoenix, il succitato Brad Pitt, Renée Zellweger e Laura Dern, con Lupita Nyong'o e Robert De Niro grandi esclusi) però la parola chiave della 92esima edizione degli Academy Awards è "sorpresa", quindi mai dire mai.
Per chiudere, un cenno alla nomination per The Lighthouse per la miglior fotografia (a proposito di sorprese, chissà che il bianco e nero non finisca con vincere per due anni di fila dopo il premio a Roma) e uno sguardo alla sezione dei migliori film d'animazione, molto eterogenea e tutt'altro che Disney-centrica: dopo aver vinto due volte col miglior documentary short, una volta col miglior documentario e una volta come film straniero, la strada di Netflix per arrivare a Miglior Film debba passare per Best Animated Picture grazie a Klaus? Sarebbe, come dire, un regalo più che gradito.

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