Oscar 2019, quella di Black Panther è comunque una vittoria

Tre premi minori vinti nelle sette categorie in cui era candidato: successi in parte meritati, ma quello del cinecomic Marvel è comunque un trionfo.

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Dopo un cerimonia non certo povera di sorprese, gli Oscar 2019 sono ufficialmente conclusi e pronti a lasciare spazio agli strascichi di una serata non del tutto riuscita, complice soprattutto l'assenza di una chiara direzione artistica. Nessun presentatore, tante star in rapida successione sul palco, poco "entertaining" - direbbero i cugini americani -, ma non sono certo mancati momenti importanti, che approfondiremo in uno speciale dedicato.
Tra tutti i candidati, due in particolare avevano suscitato brusii e polemiche tra le schiere di cinefili e giornalisti di settore, esattamente Bohemian Rhapsody e Black Panther, scelti forse per motivi commerciali, legati a una delle icone musicali del nostro tempo, o per questioni politiche, assoggettate a un importante messaggio di inclusione.
La notte degli Oscar appena conclusa ha comunque portato effettivamente in trionfo questi due titoli, anche se nessuno dei due come miglior film, cosa che non era nelle aspettative di nessuno, in tutta onestà.
Soprattutto Bohemian Rhapsody ha avuto un successo clamoroso in fase di premiazione, in quanto è uscito vincitore in quattro delle cinque categorie dove era candidato, tra cui miglior attore protagonista a Rami Malek. Black Panther, al contrario, ha trionfato soltanto in tre, ma la sua, a ben guardare, è stata forse una delle più grandi vittorie della serata.

Black Power

Molti auspicavano una vittoria di Black Panther come miglior film, proprio per una questione di rappresentanza, premio alla produzione di un titolo di genere capace più di tanti altri di lasciarsi permeare da un messaggio potentissimo e davvero centrale nella narrazione. Non è successo per ovvi motivi, nella cinquina dei finalisti del resto c'era un capolavoro come Roma o un film politicamente scorretto come Vice a controbilanciare la presenza di Black Panther, anche se poi il premio è andato - meritatamente - a Green Book. Il motivo, tra l'altro, è praticamente simile: un messaggio di inclusività che parte però dall'assunto di un'America profondamente razzista, magari inconsciamente, incapace di comprendere quali atteggiamenti possano ledere la sensibilità delle minoranze.
Paradossale, tra l'altro, che proprio Green Book sia stato duramente attaccato dalle comunità afro-americane per un utilizzo massiccio di luoghi comuni e una scrittura superficiale, quindi peccando - per loro - delle stesse colpe che tenta di criticare lungo la sua durata, cercando di andare oltre.
Da una parte, trasversalmente, questa è già una vittoria per Black Panther, perché tra tutti i titoli in lista era forse il solo ritenuto valido sotto questo particolare aspetto socio-politico, capace di declinare in salsa supereroistica una problematica tanto viva; il solo meritevole di un riconoscimento dal sapore culturalmente (inteso come cultura dell'inclusione) rilevante dalle comunità interessate, anche più di BlackKklansman di Spike Lee, da molti letto come ricattatorio e persino fin troppo radicato nel black power derivativo dal black panther party, quindi di fondo giusto ma estremista.
Il cinecomic di Ryan Coogler, nella sua decisa presa di posizione, si è invece dimostrato non solo rilevante, ma anche estremamente sofisticato nell'affrontare il tema del razzismo come grande villain del mondo, capace di generare pericolosi mostri.

Soprattutto, molti afro-americani lo hanno riconosciuto come baluardo cinematografico di integrazione, spianandone la strada a livello mediatico come emblema di rappresentanza nera, di un black power moderno e non estremista, che chiede a gran voce diritti e normalità. Una lotta, questa, presente in ogni scanalatura formale di Black Panther, effettivamente lì per questo rilevante e sacrosanto motivo.
Per questo anche le vittorie tecniche del film risultano importanti, perché segnano un passo avanti verso una stretta alla forbice della diversità e delle impari situazioni nel settore. Che lo si voglia o meno, insomma, Black Panther era lì per rappresentare questo periodo di cambiamento e transizione, politicamente corretto ma nel modo giusto, cioè sano, rispettoso, giusto. Non aveva bisogno di avere tra le mani la statuetta d'oro dell'Academy, ma solo di essere lì, dove poi doveva essere.

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