Oscar 2019: i favoriti per la statuetta al miglior film

Nell'ultima uscita della rubrica dedicata agli Oscar 2019, analizziamo le categorie Miglior Film d'Animazione, Miglior Film Straniero e Miglior Film.

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I membri votanti dell'Academy stanno decidendo le candidature per gli Oscar 2019 proprio in questi giorni, e prima che vengano rese pubbliche (il prossimo 22 gennaio) chiudiamo la nostra rubrica dedicata alla 91esima edizione degli Academy Awards con il pezzo finale, quello dedicati ai migliori film.
Nei prossimi paragrafi analizzeremo i vari front runner nelle categorie per l'Oscar al miglior film straniero, quello al miglior film d'animazione e infine il clou della Notte degli Oscar, la statuetta più ambita e più importante, quella assegnata al miglior film dell'anno. Tutte e tre le categorie quest'anno sono particolarmente avvincenti, con titoli validissimi pronti a darsi battaglia per la vittoria finale in ogni singola sezione, come al solito con grandi favoriti e nomi eccellenti assediati in tutte le direzione da avversari importanti e agguerriti.
Nelle ultime edizioni degli Academy Awards abbiamo assistito tanto a momenti sorprendenti (Moonlight) quanto a decisioni coraggiose (La Forma dell'Acqua), e chissà che la Storia non possa essere riscritta durante gli Oscar 2019, con due nomi - Alfonso Cuaròn e Bradley Cooper - pronti a infrangere record impensabili. Ma procediamo con ordine.

Miglior film d'animazione

La gara, in questa categoria, dovrebbe essere una corsa a due fra supereroi: da una parte Gli Incredibili 2 di Brad Bird, campione di incassi dell'estate 2018 e sequel del vincitore dell'Oscar per il miglior film d'animazione 2005, quando ancora la competizione era ristretta a soli tre titoli (il capolavoro della Pixar trionfò contro Shrek 2 e Shark Tale); dall'altra naturalmente Spider-Man: Un Nuovo Universo, non così esaltante dal punto di vista commerciale - sappiamo che gli Oscar stanno facendo sempre più caso ai numeri del botteghino - ma sicuramente quello più amato dalla critica. La stampa di tutto il mondo ha osannato il film della Sony diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, che ha non solo saputo raccontare una storia emotivamente avvincente, ha anche e soprattutto innovato il cinema d'animazione con la stessa risonanza con la quale Avatar dieci anni fa rivoluzionò quello live-action.

A rincorrere i due "super" favoriti, poi, tantissimi film meritevoli di una nomination. La Disney, dopo aver ricevuto una candidatura nel 2013 con Ralph Spaccatutto, ha provato a fare meglio con il sequel Ralph Spacca Internet. Discorso simile per Il Grinch, nuovo film della Universal/Illumination, che cerca disperatamente nuovi consensi dall'Academy dopo le due candidature ottenute grazie a Cattivissimo Me 2 nel 2014 (miglior film d'animazione e miglior canzone originale).
Dal lato indie, è praticamente certa la presenza fra i candidati di L'Isola dei Cani, nuovo lavoro in stop-motion del regista e sceneggiatore Wes Anderson dopo Fantastic Mr. Fox: il film, ancora una volta prodotto da Fox Searchlight (che ha trionfato l'anno scorso grazie al fantasy horror di Guillermo Del Toro), dovrebbe facilmente finire con l'occupare uno dei cinque slot messi a disposizione per la statuetta. Stesso dicasi per il giapponese Mirai, nuova opera di Mamoru Hosoda, che si scontrerà con il cinese Big Fish & Begonia di Liang Xuan e Zhang Chun per lo slot dedicato all'animazione orientale.
Inoltre, Sony Classics ha qualche chance con Ruben Brandt, Collector, una sorta di heist thriller ambientato nel mondo dell'arte, che segna l'esordio alla regia dell'animatore ungherese Milorad Krstic.

Miglior film straniero

Per gli Oscar del 2019 sono stati 87 i paesi che hanno presentato le proprie opere cinematografiche, cinque in meno rispetto ai 92 della scorsa edizione. Con la pubblicazione delle short-list da parte dell'Academy, sappiamo già che di questi 87 film ne sono rimasti solo dieci, vale a dire Birds of Passage (Colombia), The Guilty (Danimarca), Never Look Away (Germania), Un Affare di Famiglia (Giappone), Ayka (Kazakistan), Capenaum (Libano), Roma (Messico), Cold War (Polonia) e Burning (Corea del Sud).
Di questi dieci almeno tre hanno già prenotato il biglietto per Los Angeles, lasciando agli altri solo due posti disponibili per la cerimonia del prossimo 24 febbraio (in Italia nella notte fra il 24 e il 25): stiamo parlando di Un Affare di Famiglia di Hirozaku Kore-eda, Cold War di Pawel Pawlikowski e ovviamente Roma di Alfonso Cuaròn.
Forte della Palma d'Oro ottenuta all'ultimo Festival di Cannes e della prestigiosa nomina assegnatagli della National Board Review, il nuovo film del maestro giapponese Kore-eda se la batterà con l'altro campione di Cannes, il dramma agrodolce Cold War: Pawlikowski, che col suo film precedente Ida ha già vinto la statuetta per il miglior film straniero nel 2015, quest'anno è stato premiato a Cannes per la miglior regia e ha trionfato agli European Film Awards, vincendo praticamente tutto (miglior film, regia, sceneggiatura, attrice e montaggio).

Il regista di Gravity e I Figli degli Uomini resta quello da battere, nonostante il rapporto di amore-odio fra l'Academy e Netflix. Cuaròn quest'anno potrebbe addirittura stabilire un nuovo, incredibile record, la famosa tripletta "Miglior Film Straniero - Miglior Regista - Miglior Film" mai ottenuta da nessun altro in 91 edizioni degli Oscar, oltre alla possibilità di portare a casa un numero spropositato di nomination (oltre alle tre appena citate, il regista messicano è in corsa anche per sceneggiatura originale, montaggio e fotografia).
Con questi tre film praticamente certi di una nomination, a occupare i due slot rimanenti potrebbero essere Lee Chang-dong con il suo Burning, che ha ricevuto il premio della critica a Cannes, e Capernaum di Nadine Labaki, che sempre sulla Croisette ha vinto il premio della Giuria.
Certo dispiace per Matteo Garrone e il suo Dogman, ma visti i nomi qui sopra l'esclusione è comprensibile.

Miglior film

Dato che di Roma abbiamo già parlato nello scorso paragrafo, è inutile dilungarci sul film di Cuaròn anche nelle prossime righe, quindi basti tener presente che la sua lunga ombra in bianco e nero si getta minacciosa su tutti i titoli che incontrerete proseguendo nella lettura.
Pronto a combattere il chiaro-scuro del regista messicano è il lucente A Star is Born di Bradley Cooper, che come il regista messicano potrebbe intascare una cifra record di candidature personali (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior attore protagonista e pure miglior canzone originale). La vittoria di Bohemian Rhapsody agli ultimi Golden Globes non sposta di una virgola la posizione del dramma di Cooper con protagonista Lady Gaga, non solo perché i due premi (Golden Globes e Oscar) ormai non parlano più la stessa lingua da diversi anni, e non perché a votare sono due associazioni diverse (la Hollywood Foreign Press per i primi, l'Academy per i secondi) ma soprattutto perché il nuovo remake di A Star Is Born è l'unico film in gara a esser stato nominato da ogni singola Guild: i PGA, i SAG, i DGA, i WGA, l'ASC, l'ACE e la ADG, uno dopo l'altro, nelle scorse settimane hanno nominato l'opera di Cooper nei rispettivi ambiti di competenza, e storicamente le gilde offrono una prospettiva molto più accurata sugli Oscar rispetto a Globes, in quanto vi è una sovrapposizione di membri votanti delle varie gilde e dell'Academy.
Al contrario Bohemian Rhapsody, grazie ai Globes, potrebbe aver guadagnato terreno per una nomination nella categoria del miglior film: il biopic musicale ha ottenuto nomine ai SAG, ai PGA, alla ADG e all'ACE, il che suggerisce che dietro al film c'è un forte supporto dell'industria. Da qui alla certezza di uno slot per la statuetta al miglior film, però, c'è tanta strada da percorrere.

Nel corso dei mesi Green Book di Peter Farrelly ha perso alcuni punti nella corsa agli Oscar e, nonostante la vittoria ai Globes come miglior musical/commedia, ha mancato la fondamentale nomination per il Best Ensemble ai SAG, che corrisponde nella quasi totalità dei casi a una nomination all'Oscar per il Miglior Film.
Quando si parla di Best Picture poi, non bisogna dimenticarlo, l'Academy gioca spesso e volentieri la carta del voto preferenziale, che favorisce pesantemente il film "più amato", che non necessariamente corrisponde al migliore in senso oggettivo. In questo senso Black Panther si trova in una posizione vantaggiosa, e se fino a qualche mese fa la sua presenza fra i candidati poteva essere vista come una sorpresa, adesso vale l'esatto contrario, a stupire sarebbe la sua assenza (questa inclusione potrebbe andare a sfavore di Bohemian Rhapsody, non così "amato" rispetto al film Marvel). Il cinecomic di Ryan Coogler ha riscontrato anche un ampio supporto del settore, come evidenziato dalle nomination ai PGA, WGA, SAG e ADG.
Tra i nominati non dovrebbero mancare neanche La Favorita, nuovo film di Yorgos Lanthimos, forte del Leone d'argento al Festival di Venezia (dove ha anche vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile) e delle dieci vittorie ai British Independent Film Awards, e ovviamente BlacKkKlansman di Spike Lee, che ha goduto di un ampio consenso tanto di critica quanto di pubblico.

I due protagonisti dell'ottantanovesima edizione degli Oscar, vale a dire Barry Jenkins e Damien Chazelle, non saranno così tanto favoriti quest'anno, con i loro nuovi film If Beale Street Could Talk e First Man - Il Primo Uomo che, nonostante le premesse, nel corso della stagione dei premi hanno perso parecchio terreno rispetto ai concorrenti. Anche Il Ritorno di Mary Poppins fino a qualche settimana fa era considerato un potenziale nominato, ma il film di Rob Marshall con Emily Blunt, sequel del capolavoro di Robert Stevenson, non solo non è stato il fenomeno commerciale che era lecito aspettarsi, ma è rimasto anche fuori dalle liste PGA, SAG e WGA.
Al contrario la commedia Crazy Rich Asians ha raccolto consensi tra PGA, ACE, ADG e l'importante Best Ensemble della Producers Guild of America, e anche il nuovo film di John Krasinski, l'horror A Quiet Place - Un Posto Tranquillo, è stato particolarmente apprezzato dalle varie guild, quindi la sua presenza in categoria non è da escludere in toto. Stesso discorso per First Reformed di Paul Schrader, con Vice di Adam McKay che sarà presente al cento per cento, nonostante basse probabilità di successo finale.

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