Oscar 2019: chi sono i migliori attori protagonisti e non?

In questo speciale relativo agli Oscar 2019 ci tuffiamo nelle categorie attoriali maschili per analizzare i candidati e i favoriti alla vittoria finale.

speciale Oscar 2019: chi sono i migliori attori protagonisti e non?
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Spesso e volentieri la corsa per la statuetta relativa alla performance come miglior attore è una lunga camminata verso l'inequivocabile e scontata vittoria di un solo concorrente (vedasi Gary Oldman l'anno scorso e Casey Affleck quello prima), di tanto in tanto però le cose si fanno interessanti anche in questa categoria: ciò che rende interessante la competizione per questo specifico premio agli Oscar 2019 è esser passati da un primo trend a un secondo.
Fin dagli inizi di settembre, infatti, cioè dalla presentazione del suo primo film da regista durante lo scorso Festival di Venezia, Bradley Cooper è stato il protagonista più chiacchierato, indicato come probabile vincitore già mesi prima dell'inizio ufficiale della stagione dei premi. Che A Star Is Born sia il peso massimo della novantunesima edizione degli Academy Awards è fuori da ogni discussione, e se si può mettere in dubbio la sua presenza nella categoria per la miglior regia, di certo non resta che alzare le mani di fronte all'eventualità che Cooper arrivi al 24 febbraio come principale favorito come miglior attore dell'anno.
La questione, quindi, non è tanto capire se l'interprete del cantautore soul Jackson Maine sarà nella cinquina dei candidati, quanto quello di provare a individuare i suoi potenziali concorrenti. Cosa che faremo nel corso di questo pezzo, nel quale valuteremo anche la corsa per l'Oscar al miglior attore non protagonista.

I Primi Uomini

Martedì 22 gennaio 2019, quando saranno annunciate le nomination, il primo nome a venir fuori sarà dunque quello di Bradley Cooper, che otterrà la sua quarta candidatura agli Academy Awards dopo le due come protagonista per Il Lato Positivo e American Sniper, più la singola come non protagonista per American Hustle (ne ha ottenuta anche un'altra al miglior film, in qualità di co-produttore dell'opera di Clint Eastwood, quindi il totale della carriera salirebbe a cinque).
Il secondo nome dovrebbe essere quello di Christian Bale, che come Gary Oldman de L'Ora Più Buia ha trasformato viso e corpo per trasformarsi nel vice-presidente Dick Cheney protagonista di Vice, di Adam McKay. Bale, che ha già vinto alla sua prima nomination come miglior attore (per The Fighter) ed è stato nominato come non protagonista nel precedente film di McKay, La Grande Scommessa, intascherà con la stessa nonchalance di Cooper la sua quarta nomination, la terza al miglior attore protagonista a quattro anni da quella ottenuta per American Hustle, seconda collaborazione con David O. Russell in cui - guarda caso - doveva vedersela proprio con Cooper.
Sappiamo che le antenne dei membri dell'Academy si alzano sempre sull'attenti di fronte alle performance trasformiste: negli ultimi sei anni, ben cinque volte la statuetta è andata all'attore più trasformato, con il solo Casey Affleck circondato dai trucchi e parrucchi di Daniel Day-Lewis in Lincoln, Matthew McConaughey in Dallas Buyers Club, Eddie Redmayne ne La Teoria del Tutto, Leonardo di Caprio in Revenant e il succitato Gary Oldman.
Dietro i due maggiori favoriti vanno a piazzarsi gli altri, ognuno dei quali ha in egual misura le stesse possibilità di imporsi come terzo incomodo fra Cooper e Bale.
C'è Ryan Gosling, che nel 2016 arrivò secondo dietro ad Affleck e che quest'anno dovrebbe ottenere la sua terza nomination grazie al minimalismo con cui ha saputo conferire vigore, tenerezza e caparbietà al suo Neil Armstrong di First Man; c'è il buttafuori newyorkese del Viggo Mortensen di Green Book, che si è ritrovato la strada spianata dopo che la Universal ha deciso di promuovere il collega Mahershala Ali nello slot riservato agli attori non-protagonisti; c'è Ethan Hawke, che nel circuito dei premi indipendenti sta raccogliendo premi in ogni dove per la parte del reverendo tormentato protagonista di First Reformed di Paul Schrader; c'è Hugh Jackman, per l'interpretazione in The Front Runner; e c'è naturalmente Rami Malek, che a dispetto dei vistosi problemi di Bohemian Rhapsody ha saputo riportare in vita Freddie Mercury, soprattutto nell'ultimo atto del film. Il biopic di Bryan Singer (e del non accreditato Dexter Fletcher) è stato dilaniato dalla critica d'oltreoceano, ma a Malek basta pensare alla nomination riservata l'anno scorso a Denzel Washington per il mediocre End of Justice di Dan Gilroy per continuare a sperare.

Vecchie leggende e nuove promesse

Se uno fra i "meno" favoriti dei succitati dovesse scivolare in corsa e perdere terreno, sono tanti gli inseguitori pronti a soffiargli il posto, ma tutto dipenderà da quanti premi collaterali riusciranno a racimolare nelle competizioni che anticiperanno gli Oscar, dai Golden Globe ai vari Guild Awards: Willem Dafoe, ad esempio, ha fatto uno splendido lavoro nell'impersonare Vincent Van Gogh in Eternity's Gate, lo stesso dicasi per Lucas Hedges di Boy Erased e infine, se la presenza di BlacKkKlansman di Spike Lee nelle varie categorie dovesse tendere alla preponderanza, allora anche John David Washington potrebbe veder aumentare le sue chance di una nomination.
Dopo la polemica degli OscarSoWhite l'Academy ha aggiornato da cima a fondo i suoi parametri di inclusione ed è impensabile vedere due categorie così importanti come quelle dei miglior attori dominata da bianchi: in questo senso lo Stephan James di Se Le Strade Potessero Parlare di Barry Jenkins potrebbe rientrare nella corsa alla statuetta per il non protagonista, dove troverebbe il già menzionato Mahershala Ali. Ad aspettarli nei restanti tre slot ci dovrebbero essere Timothée Chalamet e l'attuale detentore del titolo, Sam Rockwell (che recita al fianco di Bale in Vice, dove interpreta George W. Bush), anche se il principale favorito a oggi è "l'altro" Sam.
No, non quello che accompagnò Frodo fin dentro le fiamme di Monte Fato, ma quello che interpreta il fratello maggiore del tormentato Jackson Maine, Sam Elliot: per l'attore di A Star Is Born la nomination dovrebbe essere certa tanto quanto quella del suo collega protagonista, e sarebbe la prima nel corso di una longeva carriera.
A proposito di carriere longeve: Clint Eastwood torna a recitare in The Mule (con Bradley Cooper, coincidenza), ma soprattutto Robert Redford lo ha fatto per l'ultima volta in The Old Man & The Gun. Le possibilità che entrambi vengano nominati sono prossime allo zero, ma se questa fosse Las Vegas è su Redford che punteremmo le nostre fiches. Scusaci, Clint.

E ora qualcosa di completamente diverso

No, i Monthy Python non c'entrano nulla - ma quanto sarebbe bello vedere Jonathan Pryce fra i migliori non protagonisti per la trascendentale interpretazione in L'Uomo Che Uccise Don Chisciotte - del resto nel corso del 2018 ci sono stati almeno due terremoti in grado di scuotere le fondamenta della cultura pop, talmente in profondità che persino l'Academy si è affacciata dalla torre d'avorio per capire cosa fosse successo.
Stiamo parlando naturalmente di Black Panther e Avengers: Infinity War, due film - soprattutto il primo, che negli States è diventato il maggior incasso della storia domestica - per i quali quest'estate si era deciso di creare addirittura una nuova categoria (quella del Miglior Film Popolare), successivamente rimossa allo scopo di non doverli vedere ghettizzati rispetto alle altre opere. Sarebbe davvero sconsiderato non considerare (scusate il gioco di parole) alcuni dei nomi coinvolti in questi film, con Michael B. Jordan (magari spinto anche da Creed II, chissà) che potrebbe riuscire a fare una capatina dalle parti della categoria miglior attore non protagonista.
Sappiamo che i Marvel Studios spenderanno parecchi milioni (dato che ne hanno in abbondanza) per la promozione di entrambe le pellicole: re T-Challa in persona, Chadwick Boseman, rientrerebbe nella cinquina dei migliori attori protagonisti se e solo se il film di Ryan Coogler dovesse riuscire a ritagliarsi un posto fra i nominati al miglior film, ma chi più di tutti meriterebbe una candidatura (sempre tra i non protagonisti) è sicuramente Josh Brolin, per il lavoro fatto nei panni di Thanos nella mega-hit diretta da Anthony e Joe Russo.
Certo, nella vita reale non potrà far scomparire i suoi avversari con un semplice schiocco delle dita, ma crediamo che l'ora di dar maggiore considerazione al valore artistico e professionale delle performance in motion capture sia bella che passata: Andy Serkis la merita dai tempi de Il Signore degli Anelli: Le Due Torri (senza dimenticare il suo Cesare in The War - Il Pianeta delle Scimmie), e se quest'anno i membri dell'Academy dovessero aprire gli occhi e rendersi conto di trovarsi nel XXI secolo, la svolta sarebbe tanto epocale quanto legittima.
Un po' meno per Serkis, che la cerimonia la guarderà da casa, o al massimo dalle ultime file del Dolby Theatre, ben conscio però che se la nomination a Brolin dovesse arrivare sul serio, sarebbe un po' anche per merito suo.

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