Oscar 2019: chi sono i favoriti per la miglior regia?

Quali saranno i probabili candidati alla statuetta per la miglior regia, nel corso della novantunesima edizione degli Oscar?

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Da sempre la categoria degli Academy Awards per il miglior regista è altamente competitiva, con nomi vecchi e nuovi che si danno aspra battaglia per il premio finale a colpi di intuizioni geniali e trovate innovative. Quest'anno in particolare la gara sarà fra le più appassionanti e incerte dell'intera cerimonia, con autori che già in passato sono stati premiati con l'ambita statuetta, sia fra le fila dei veterani sia in quelle dei "giovani", il folgorante esordio dietro la cinepresa di una star mondiale e le solite sorprese che i giuranti dell'Academy sono pronti a gettare nella mischia, com'è stato recentemente per Mel Gibson con La Battaglia di Hacksaw Ridge, o Greta Gerwig e Jordan Peele l'anno scorso, rispettivamente con Lady Bird e Scappa - Get Out.
Visti i nomi coinvolti, quest'anno ci è sembrato quanto mai pertinente inaugurare la rubrica di accompagnamento agli Oscar 2019 con la categoria per la miglior regia: nelle prossime settimane discuteremo insieme anche degli altri premi, ora però concentriamoci sulla statuetta vinta da Guillermo Del Toro durante la scorsa edizione.

È nata un'altra stella

È difficile che l'Academy ripeta il clamoroso errore commesso con Ben Affleck ai tempi di Argo: nel 2013 il film vinse sia il Golden Globe per il miglior film sia quello per la miglior regia, ma negli States quasi si gridò allo scandalo quando il nome dell'attore-regista non comparve fra i nominati per la statuetta al miglior regista, nonostante il film stesso fosse destinato a essere eletto film dell'anno alla fine della notte degli Oscar.
Da allora solo un altro film diretto e interpretato dalla stessa persona sarebbe stato nominato fra i migliori film dell'anno agli Oscar, Barriere di e con Denzel Washington, con l'attore finito fra i migliori cinque interpreti (senza vincere) e il film fra i nove migliori film dell'anno.
A distanza di due anni abbiamo un altro attore-regista in pole position, addirittura esordiente: Bradley Cooper con A Star Is Born si dovrebbe affiancare a nomi del calibro di Orson Welles, Robert Redford e Kevin Costner, che con i loro film d'esordio Quarto Potere, Gente Comune e Balla Coi Lupi ottennero la doppia nomination miglior film e regia (tripla per Welles e Costner, nominati anche come miglior attore).
L'unico a non vincere fu Welles, che trionfò solo nella categoria miglior sceneggiatura, mentre Redford e Costner portarono a casa la doppia statuetta. È davvero improbabile che il nome di Cooper venga tenuto fuori dalle categorie miglior film e miglior regia, anzi le possibilità che la star porti a cinque il numero di nomination personali sono piuttosto alte, con le nomine per miglior attore, miglior sceneggiatore (condivisa con Will Fetters ed Eric Roth) e soprattutto miglior canzone originale (con Lady Gaga) quasi altrettanto certe.

È tornata una stella

Se le nomination per Cooper sono praticamente garantite, la vittoria finale è tutt'altro che scontata. Favorito sopra tutti gli altri candidati è invece il formidabile ROMA di Alfonso Cuarón, autore che ha già vinto l'Oscar per la miglior regia nel 2014 con Gravity.
Dopo aver trionfato a Venezia aggiudicandosi il Leone d'Oro, come La Forma dell'Acqua l'anno scorso, ROMA è il principale candidato alla vittoria nella categoria miglior film, della quale comunque parleremo prossimamente. Per il momento, rimanendo nel campo della statuetta che premia la regia, Cuarón è sicuramente il grande favorito: nel film è accreditato come produttore, scrittore, montatore e direttore della fotografia, quindi nessuno può negare che ROMA rappresenti la sua visione in modo assoluto. In un articolo separato, abbiamo anche parlato di tutti i record degli Academy Awards che il film potrebbe battere, quindi vi rimandiamo a quel pezzo qualora voleste approfondire la questione Cuaròn.
Spostandoci dall'autore messicano passiamo a Spike Lee, che a parte un Oscar onorario nel 2016 non è mai stato nominato agli Academy Awards che contano, col suo BlacKkKlansman - premiato a Cannes - potrebbe però rimediare. Simile sorte dovrebbe capitare ai fratelli Peter e Bobby Farrelly, conosciuti generalmente per commedie come Scemo e più Scemo e Tutti Pazzi Per Mary e che, passati al dramma con Green Book, hanno confezionato il tipico film che i giurati dell'Academy adorano.

Non mira alle stelle ma alla luna Damien Chazelle con First Man, che insieme a Cuaròn è il candidato quasi certo, dopo aver già trionfato nella competizione in passato. Alcuni film, però, sono talmente da Oscar che "fanno il giro" e li superano, com'è accaduto ad esempio a Dunkirk o al succitato American Hustle di David O. Russell. Certo è che il fiasco al botteghino del film su Neil Armstrong potrebbe agire da retro-razzo verso la vittoria finale, ma se First Man riceverà più nomination di tutti gli altri concorrenti non crediamo che qualcuno avrebbe da ridire.
Così come nessuno avrebbe da metter bocca su Yorgos Lanthimos e il suo nuovo film, La Favorita: il regista greco è già stato nominato in passato (per il miglior film straniero nel 2011 con Dogtooth e per la miglior sceneggiatura nel 2017 con The Lobster) e la sua sontuosa messa in scena, impreziosita dalle interpretazioni di Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz (delle quali parleremo nello speciale dedicato alle migliori attrici), dovrebbe renderlo il Favorito (scusate il gioco di parole scontato) per una nomination.
Infine, a tre anni dalla vittoria nella categoria miglior sceneggiatura non originale per La Grande Scommessa (che fu nominato anche come miglior film e miglior regia), Adam McKay con il biopic Vice va ad accodarsi ai nomi di cui sopra, quasi sicuramente come mero riempitivo. E non bisognerebbe neppure dimenticarsi di Barry Jenkins, che come per Moonlight è passato di nuovo per la Festa del Cinema di Roma dove ha presentato il suo secondo, splendido film, Se Le Strade Potessero Parlare.

Nascerà una nuova stella?

Se il box office potesse parlare, per citare Barry Jenkins, di sicuro la presenza del Marvel Cinematic Universe durante la prossima notte degli Oscar sarebbe garantita. Come vi abbiamo raccontato nelle scorse settimane, Kevin Feige e i Marvel Studios stanno spingendo molto in fase promozionale per portare sul palco degli Academy Awards sia Black Panther di Ryan Coogler che Avengers: Infinity War di Anthony e Joe Russo: soprattutto il primo dei due film è stato un vero e proprio fenomeno negli Stati Uniti, monopolizzando l'attenzione di critica e pubblico, e addirittura il timore di vederlo relegato nel ghetto della fantomatica nuova categoria "Miglior Film Popolare" ha fatto rimandare l'esordio di tale statuetta alla prossima edizione degli Oscar (se non addirittura all'anno del mai).

Sarebbe anche folle escludere a priori Rob Marshall, che con Il Ritorno di Mary Poppins mira ad eguagliare il più grande successo della sua carriera, Chicago: nel 2002 il musical, suo film d'esordio, si portò a casa sei Oscar su ben tredici nomination. Inoltre, con l'uscita prevista a dicembre 2018, il film con Emily Blunt sarà uno dei più vicini alla Notte degli Oscar dal punto di vista del calendario stagionale, con i giurati che difficilmente riusciranno a dimenticarselo entro il 14 gennaio prossimo, giorno in cui si chiuderanno le votazioni per le nomination.
Tra gli altri papabili "da sogno" vanno annoverati anche i registi Christopher McQuarrie e John Krasinski, rispettivamente per il lavoro svolto su Mission: Impossible - Fallout e su A Quiet Place - Un Posto Tranquillo. Entrambi film di genere, che hanno sempre difficoltà a svettare agli Oscar, anche se non tutto è perduto (chiedete a George Miller e al suo Mad Max: Fury Road, o a James Cameron e Avatar), ma anche in questo caso gli ottimi incassi delle due produzioni potrebbero giocare un ruolo fondamentale al momento delle votazioni.
E voi, avete dei favoriti per la regia agli Oscar 2019? Fate il tifo per qualche regista in particolare? Fatecelo sapere nei commenti!

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