Omaggio a Robert Redford: i ruoli chiave di una carriera leggendaria

In occasione della recente uscita del suo ultimo film come attore, ripercorriamo la carriera di Robert Redford raccontando i suoi ruoli più iconici.

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In occasione della recente uscita nelle sale italiane di The Old Man & The Gun, nuovo film del regista David Lowery pubblicizzato anche come l'ultimo da attore di Robert Redford, ci è sembrato doveroso rendere omaggio al leggendario divo di Hollywood ripercorrendo la sua mitologica carriera.
Nell'opera di Lowery si parla delle imprese celeberrime e delle gesta incredibili compiute da Forrest (Redford), ladro gentiluomo che rapinava banche armato solo del suo caloroso charme e del suo sorriso suadente: la vicenda è tratta da fatti realmente accaduti, ma Lowery più che celebrare chi ha compiuto quelle ruberie nella vita vera vuole salutare con sguardo nostalgico il suo attore protagonista. Al di là della precedente collaborazione avvenuta nel film Disney Il Drago Invisibile, è evidente come il regista non avrebbe mai accettato di girare questo lungometraggio senza Redford, che viceversa non poteva scegliere un progetto più azzeccato per concludere la sua lunga galoppata attraverso quasi sette decenni di storia di Hollywood.
La storia crepuscolare del ladro Forrest Tucker è il titolo di coda perfetto per il curriculum (da attore) di Robert Redford, uno dei più grandi divi che il cinema mondiale abbia mai avuto il piacere di idolatrare. Per celebrarlo, ripercorriamo la sua carriera in alcuni dei suoi ruoli più iconici.

Butch Cassidy di George Roy Hill (1969)

A tre anni da La Caccia di Arthur Penn (è il film usato da Lowery nel montaggio finale di The Old Man & The Gun) Redford esordisce nel genere western, al fianco dell'altra icona hollywoodiana Paul Newman, in quello che in lingua originale è conosciuto come Butch Cassidy and the Sundance Kid.
Attualmente stabile al 73simo posto della classifica stilata dall'American Film Institute delle migliori pellicole statunitensi di tutti i tempi, l'opera ottenne nove nomination ai premi Oscar 1970 (vincendone quattro, sceneggiatura, fotografia, colonna sonora e canzone) e contribuì a consolidare lo status quo di "stella emergente" dell'attore, che due anni prima, nel 1967, aveva ottenuto un grande successo nella commedia romantica A Piedi Nudi nel Parco di Gene Saks, nel quale divideva lo schermo con Jane Fonda.
I due, che già avevano recitato insieme nel succitato La Caccia, si sarebbero riuniti per Sydney Pollack ne Il Cavaliere Elettrico (1979) e poi ancora nel film Netflix Le Nostre Anime di Notte (2017), il nostro avrebbe poi rincontrato Roy Hill e Newman ne La Stangata, pluripremiato agli Oscar.

Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo, di Sydney Pollack (1972)

Ben prima di The Revenant e nello stesso anno de Il Candidato di Michael Ritchie, Redford si riunisce per la seconda volta al regista Sydney Pollack (avevano collaborato nel '66 in Questa Ragazza È Di Tutti e avrebbero lavorato insieme altre quattro volte) per realizzare un altro western, ancora più bello del precedente: crepuscolare e decostruzionista, Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo fu fra i primi esempi di genere a rivoluzionare totalmente lo stereotipo del rapporto classico fra cowboy e indiani, con i secondi ritratti si come ostili, ma anche altrettanto evoluti dei bianchi.
La lotta per la dominazione di un territorio è violenta e forsennata ma viene stemperata dallo scorrere del tempo, attraverso il quale sfocia la pratica della tolleranza. È questo che rappresenta Jeremiah Johnson, il personaggio di Redford: non solo il timore della collettività e l'isolazionismo, un esilio auto-imposto per un profondo timore reverenziale nei confronti del mondo, ma anche e soprattutto il progresso, come se lui temesse quel macrocosmo ritenendolo tanto ingiusto quanto sbagliato per ospitare i suoi ideali.

Il Grande Gatsby, di Jack Clayton (1974)

Ci sono molte opere nella filmografia di Robert Redford che hanno sfruttato nel migliore dei modi l'incommensurabile stile e la straordinaria bellezza dell'attore - potremmo citare Il Migliore, Proposta Indecente, Brubaker, fra gli altri - ma pochi hanno saputo enfatizzarle con la stessa efficacia de Il Grande Gatsby.
Quasi quarant'anni prima di Leonardo Di Caprio nel film di Baz Luhrmann - che, ad essere onesti, può vantare molta più personalità di quello di Clayton - Redford ha incarnato al meglio il miliardario, elegante ma infelice ex gangster nato dalla penna di Francis Scott Fitzgerald e adattato nella maniera cinematograficamente più fedele possibile dalla sceneggiatura firmata Francis Ford Coppola .
È una produzione alquanto spenta e anonima, Il Grande Gatsby, prima trasposizione a colori dell'omonimo romanzo dopo la versione muta del 1926 e quella in bianco e nero del 1949 diretta da Elliott Nugent, e di certo non fra i migliori della carriera di Redford. Ma la pellicola viene letteralmente accesa di carisma dalla luce delle sue stelle (non dimentichiamo Mia Farrow, Bruce Dern, Karen Black e Sam Waterson) e di Redford, che venendo dal successo de La Stangata brillava più di tutte le altre.

Tutti Gli Uomini Del Presidente, di Alan J. Pakula (1976)

Steven Spielberg ne avrebbe girato una sorta di prequel nel 2017 con The Post (il finale del film con Tom Hanks e Meryl Streep è l'inizio di quello di Pakula), mentre Liam Neeson nel 2018 sarebbe stato il protagonista di quello che nell'industria di oggi chiameremmo uno spin-off standalone, The Silent Man, incentrato su quegli stessi fatti del lungometraggio del 1976 ma raccontati dal punto di vista dell'informatore del Washington Post, Gola Profonda. Infine, nel 2015, Tom McCarthy lo avrebbe preso come principale fonte di ispirazione per il suo pluripremiato Il Caso Spotlight.
Ma a dare origine a tutto era stato Robert Redford, questa volta affiancato dall'altrettanto emblematico Dustin Hoffman, protagonisti dell'imprescindibile Tutti Gli Uomini Del Presidente: epocale film inchiesta sul giornalismo d'assalto, l'opera del maestro Alan J. Pakula è fra i migliori thriller che il cinema degli anni '70 abbia prodotto, e il suo straordinario successo contribuì a rendere elettrizzante al cinema, come mai prima di quel momento, il lavoro del reporter.
Con otto candidature agli Oscar del 1977 (quattro vittorie, per miglior attore non protagonista, sceneggiatura non originale, scenografia e sonoro), nel 2010 è stato scelto dalla Biblioteca del Congresso per essere conversato nel National Film Registry, perché giudicato rilevante "dal punto di vista estetico, culturale e storico".

All Is Lost, di J.C. Chandor (2013)

È probabilmente la migliore interpretazione della carriera di Redford quella mostrata in All Is Lost di J.C. Chandor, film che cinque anni prima di The Old Man & The Gun ha saputo riassumere l'essenza di tutto ciò che ha fatto di questa star, una star. Unico attore a schermo in 106 minuti, che trascorrono principalmente quasi privi di dialoghi e affidati esclusivamente alle immagini, Redford offre una performance fisica incredibilmente sottile e potente, interpretando un vecchio marinaio che dopo una burrasca deve lottare per sopravvivere in mare aperto, mentre la sua barca affonda ogni minuto di più.
Ogni movimento, sospiro ed espressione contribuisce a proiettare i pensieri del taciturno protagonista nella mente e nei cuori degli spettatori, in questa sorta di The Old Man & The Sea di hemingwayana memoria. La cosa più sconvolgente legata alla pellicola è che la performance di Redford non è stata neppure nominata agli Oscar 2014, nonostante gli fosse valsa una candidatura ai Golden Globe come miglior attore protagonista in un film drammatico.

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