FF2010

Speciale Omaggio alla famiglia Argento

Speciale sull'omaggio alla famiglia Argento tenutosi presso il XXX Fantafestival

Speciale Omaggio alla famiglia Argento
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Una delle serate più attese della trentesima edizione del Fantafestival è stata sicuramente quella dedicata alla famiglia Argento, svoltasi sabato 29 maggio 2010 presso il Nuovo Cinema Aquila.
Infatti, come già accennato su queste pagine, l'attrice Asia Argento è stata quest'anno la madrina della popolare manifestazione romana dedicata alla produzione cinematografica horror e fantastica, mentre la mamma Daria Nicolodi, interprete di Profondo rosso (1975) avvistata anche durante la proiezione di Come una crisalide (2009) di Luigi Pastore, ha ricevuto un premio speciale nel corso dell'inaugurazione.
Non poteva quindi mancare un sabato sera-omaggio al maestro del brivido Dario Argento, il quale ha accolto il folto pubblico accennando alle lunga e tortuosa produzione della sua ultima fatica: l'attesissimo Giallo (2009), proiettato in versione originale con sottotitoli italiani (ma pare che avrà finalmente una distribuzione nostrana grazie alla Dall'Angelo pictures) e cui hanno fatto seguito Tenebre (1982) e Trauma (1992), due dei più noti lavori dell'autore di Suspiria (1977).
E l'omaggio è proseguito anche la sera dopo con Phenomena (1984).

Giallo

Aiutata dall'ombroso e schivo ispettore Enzo Avolfi (Adrien Brody), Linda (Emmanuelle Seigner) va alla ricerca della sorella Celine (Elsa Pataky), misteriosamente scomparsa e in realtà finita tra le mani di un mostruoso psicopatico che, aggirandosi in taxi per le strade di Torino, rapisce giovani e belle ragazze per poi sottoporle a sevizie e mutilazioni.
Così riportata, la trama del film che segna il ritorno al thriller da grande schermo per Dario Argento, dopo la parentesi horror de La terza madre (2007) e quelle televisive rappresentate da Do you like Hitchcock?-Ti piace Hitchcock? (2005) e i due episodi di Masters of horror (2005-2006), potrebbe tranquillamente lasciar pensare all'ennesimo torture porn nato in seguito al successo di saghe come Hostel e Saw.
Invece, sebbene gli effetti speciali di trucco portino la firma del mai disprezzabile Sergio Stivaletti, sembrano questa volta essere sfruttati meno del solito, tanto che perfino la poetica tipica di Mr Profondo rosso risulta evidentemente assente nelle cruente sequenze di omicidio.
Aspetto, quest'ultimo, che finisce per conferire un look abbondantemente televisivo all'insieme, salvabile per quanto riguarda la sua prima parte, nonostante la quasi totale mancanza di tensione, ma che non può fare a meno di strappare sonore risate dal momento in cui vengono mostrate le ridicole fattezze dell'omicida
Per non parlare della pessima sceneggiatura che, scritta dallo stesso Argento insieme a Jim Agnew e Sean Keller, appare incompleta e confusa in più punti (chi è l'uomo che uccise la mamma del protagonista quando era bambino?).

Tenebre

Poco prima dei titoli di testa, splendidamente accompagnati dal distorto "Paura" scandito dai Goblin di Claudio Simonetti, un ignoto narratore legge alcuni passaggi del romanzo Tenebre, il cui scrittore americano Peter Neal (Anthony Franciosa) finisce per essere coinvolto a Roma nelle indagini portate avanti dal detective Germani (Giuliano Gemma) su un misterioso stermina-donne che sembrerebbe ispirarsi proprio al suo bestseller.
Girato nel moderno quartiere romano dell'EUR con il preciso intento di conferire all'insieme un'impronta futuristica, Tenebre si costruisce su un'ottima sceneggiatura - a firma dello stesso Argento - che, grazie soprattutto all'inaspettata e geniale trovata finale, lo rende il miglior lungometraggio del maestro della tensione dopo l'insuperabile e già citato Profondo rosso.
Ed i meriti non solo vanno all' ossessiva presenza del bianco, ottimamente fotografato da Luciano Tovoli e il più delle volte destinato a colorarsi con il rosso del sangue delle vittime (da antologia la sequenza in cui la futura lady Berlusconi Veronica Lario, privata di una mano dall'omicida armato di ascia, schizza come una fontana ettolitri di emoglobina sul muro), ma anche alla capacità del regista di mostrarsi sempre più abile nel generare tensione, provvedendo soprattutto all'isolamento dei personaggi. Basterebbe citare la lunga sequenza in cui il dolly - che rappresenta un po' il terzo occhio del serial killer - provvede a descrivere il desolato edificio nel quale risiedono due ragazze omosessuali, future vittime; oppure quella che vede John Saxon accoltellato in pieno giorno per la strada, mentre i passanti camminano senza notare l'aggressione.

Trauma

Figlia di immigrati rumeni e salvata da David (Christopher Rydell) mentre sta tentando il suicidio, la giovane di New York Aura (Asia Argento), affetta da anoressia, assiste in una piovosa notte al duplice delitto dei propri genitori, decapitati da un misterioso omicida che sembra riservare lo stesso trattamento a diversi dottori ed infermiere.
Quindi, con David che, per aiutare la protagonista, della quale s'innamora, s'improvvisa detective, il meccanismo su cui si costruisce l'operazione è bene o male lo stesso che fu alla base di Profondo rosso, ricordato anche dalla decapitazione tramite ascensore di Brad"Bambola assassina"Dourif e dal fatto che la mamma di Aura, con le fattezze della Piper Laurie di Carrie-Lo sguardo di Satana (1976), sia una medium, come la Macha Méril del capolavoro argentiano interpretato da David Hemmings e Gabriele Lavia.
Però, a partire da una Asia Argento decisamente da dimenticare, qui alla sua prima prova sotto la regia del padre, non pochi sono gli elementi negativi che caratterizzano il lungometraggio.
Infatti, mentre la monotonia regna sovrana, a causa anche della poca fantasia sfoggiata durante i momenti di uccisione, i tempi ed il look generale non faticano a rispecchiare quelli poco invidiabili di un telefilm a stelle e strisce; accentuati anche dalla colonna sonora per mano di Pino Donaggio che, emulando evidentemente l'hitchcockiano Bernard Herrmann, si mostra incapace di conferire la forte personalità portata da Claudio Simonetti e Keith Emerson nei precedenti lavori del regista.
A salvare la pellicola dall'essere annoverata tra le peggiori dirette dall'autore de L'uccello dalle piume di cristallo (1970) sono soltanto gli effetti speciali di trucco ad opera del grande Tom"Zombi"Savini e la trovata finale, degna dell'Argento dei tempi d'oro.

Phenomena

Figlia dell'attore Paul Corvino, Jennifer (Jennifer Connelly) cade nel sonnambulismo e intravede nel buio il maniaco omicida che tormenta il rigido collegio svizzero in cui è arrivata da poco. Rifugiatasi nella casa di John McGregor (Donald Pleasence), entomologo paralitico che vive insieme ad una scimmietta, scopre di essere in possesso di poteri che le consentono di comunicare con gli insetti e che la porteranno molto vicino al serial killer.
Dopo un avvincente inizio, con una giovanissima Fiore Argento che, perdutasi nella desolata campagna svizzera, viene assalita e orrendamente decapitata dal misterioso assassino, Phenomena finisce per assumere i connotati della pellicola destinata a segnare la netta linea di confine tra le ottime (con rarissime eccezioni) opere precedenti di Dario Argento e le poco riuscite seguenti.
Infatti, nonostante la colonna sonora comprendente - oltre ai soliti Goblin - Simon Boswell, Iron Maiden e Motorhead risulti efficace, si cade in circa 111 noiosi minuti di visione costruiti per lo più sui dialoghi atti a spiegare i poteri della protagonista; ad eccezione di qualche scena di omicidio neanche troppo studiata.
A ben poco servono quindi i numerosi dettagli macroscopici d'insetti per colmare gli enormi vuoti narrativi, in quanto la mancanza di idee da parte del regista romano comincia a farsi sentire, testimoniata in particolar modo dalle numerose citazioni - volontarie o involontarie che siano - dispensatrici di un certo sapore di già visto.
Si va dal collegio svizzero alla Suspiria (1977) all'ormai mitico bambino mostruoso che, oltre ad essere protetto dalla sanguinaria madre, come il Jason Voorhees di Venerdì 13 (1980), attacca la protagonista a bordo di una barca, ricordando non poco il finale del film di Sean Cunningham. Senza contare la sua entrata in scena, ripresa di pari passo da quella del nano deforme di A Venezia...un dicembre rosso shocking (1973) di Nicolas Roeg.