Non è un paese per vecchi: la scena della moneta alla stazione di servizio

Analizziamo insieme una delle tante scene iconiche di Non è un paese per vecchi, il film cult dei fratelli Coen vincitore di quattro premi Oscar.

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Capace di aggiudicarsi ben quattro premi Oscar, tra cui Miglior film e regia, Non è un paese per vecchi di Joel e Ethan Coen ha avuto il grande merito di ridisegnare l'immaginario stesso del western metropolitano, riadattando stilemi, concetti e personaggi appartenenti a un genere codificato in maniera assolutamente impeccabile.
Lo stesso film ha fatto guadagnare a Javier Bardem l'Oscar per il Miglior attore non protagonista: una performance emozionale, in grado di rendere le scene con lui protagonista tra le più iconiche dell'intera pellicola.
Ed è proprio su una delle particolari sequenze in cui compare lo spietato killer Anton Chigurh che vogliamo concentrarci in questo speciale, provando ad analizzare nel dettaglio il momento in cui il villain parla del più e del meno con un commesso all'interno di una stazione di servizio.

Un serial killer atipico

Prima di addentrarci nel cuore della scena è bene avere chiaro chi è realmente Anton Chigurh e quali sono gli ideali che lo spingono a fare determinate scelte, tali da renderlo un vero e proprio segugio implacabile con cui tanto i protagonisti quanto gli stessi spettatori dovranno per forza di cose confrontarsi lungo l'intero film.
Ideali che in realtà non esistono neanche quando parliamo del villain principale, in grado di incarnare una forma di male atavica, ancestrale, incapace di provare alcun tipo di compassione ma comunque dannatamente esigente riguardo alcuni aspetti infinitesimali del vivere quotidiano.
Anton Chigurh è infatti un killer realmente imprevedibile, sociopatico, con una visione del mondo tanto personale quanto asettica, incapace di provare rimorso, empatia o pietà riguardo chiunque gli si pari davanti, autoerigendosi giudice e giuria delle persone con sui si trova a interagire e confrontarsi.

Un villain che incarna per certi versi una società senza più punti fermi, basata soltanto sulla violenza (fisica e concettuale) in grado di travolgere tutto e tutti, tra cui lo sceriffo Ed Tom Bell (interpretato da Tommy Lee Jones) che proprio nel corso della pellicola capirà di non essere più grado di comprendere i cambiamenti del mondo di cui ha fatto parte.
In una sperduta stazione di servizio in mezzo al nulla, il dialogo tra Chigurh e l'anziano proprietario della struttura non fa altro che rimarcare la personalità profondamente disturbata del killer, attento a ogni più infinitesimale parola che gli viene rivolta.

Un dialogo all'apparenza normale si trasforma così, nel giro di qualche secondo, in una situazione al cardiopalma, dove non sono le esplosioni o le urla a giocare un ruolo fondamentale nella creazione della tensione quanto invece la gestione del silenzio.
Il clima in cui si ritrovano immersi i due personaggi è placido, quasi come se entrambi fossero in uno spazio-tempo indefinito, dove tutto si ripete uguale giorno dopo giorno senza nessuna variazione.
Una semplice domanda del commesso, in grado di uscire fuori dalla logica acquirente/consumatore, fa scattare qualcosa nelle mente del killer, che da quel momento decide di valutare con ancora più attenzione quello che dirà il suo interlocutore.

Dopo ulteriori attimi di silenzio e incomprensioni, il negoziante inizia a capire di trovarsi davanti a una persona che potrebbe potenzialmente creare numerosi problemi, optando quindi per una repentina chiusura del locale così da mettere fine alla spiacevole situazione creatasi dal nulla.

Il killer, continuando a mangiare il suo snack come se nulla fosse, inizia a informarsi sempre di più sulla vita del negoziante che, non sapendo bene come gestire la cosa, non può far altro che continuare a rispondere.
L'espressività dei personaggi in scena accentua la sensazione di pericolo imminente che lo stesso spettatore ha iniziato ad avvertire fin dall'inizio, con il negoziante semplicemente spiazzato dalla situazione e dall'innaturale calma e monoespressività di Anton, che continua a incalzarlo esigendo la massima precisione riguardo quello che chiede (anche le cose più banali, tra cui l'orario di chiusura).

Il gioco della vita

Nella seconda parte della scena, la tensione costruita fino a quel momento raggiunge un ulteriore step mostrandoci il killer che decide di fare una scommessa. Il negoziante non sa realmente cosa ci sia in gioco, seppur pian piano anche lui capisca di trovarsi a vivere il momento più importante della sua stessa esistenza.
"Qual è la cosa più grossa che hai perso a testa o croce?" La domanda di Anton Chigurh inizia così a rimbombare tanto nella testa del negoziante quanto in quella dello spettatore, costruendo una situazione tesissima scaturita fondamentalmente dal nulla.

Una volta che il lancio della moneta avviene, il killer impone al suo interlocutore di fare una scelta. Anton Chigurh, senza motivo e senza senso, è pronto a uccidere a sangue freddo un innocente delegando il tutto al caso, rendendo di fatto il suo personaggio totalmente privo di qualsivoglia scrupolo morale, capace di reputare la vita umana come un qualcosa dalla valenza nulla.

Il killer tira in ballo il destino, quasi come se avesse il potere materiale di dare voce al fato, lasciando il diritto di veto tra vita e morte a una semplice moneta, particolare che lo contraddistinguerà per l'intero film (e che gli amanti dei fumetti sicuramente collegheranno a un altro villain iconico, Due Facce).
Lo svelare infine l'esito assume così la valenza di un'epifania tanto per il killer che per lo stesso negoziante, quest'ultimo realmente sollevato di aver fatto la scelta corretta.

Chigurh, nonostante tutto, si sente ancora in dovere di riprendere l'anziano suggerendogli di non mischiare quella particolare moneta con le altre, andando così a rimarcare la sua tendenza ossessiva-compulsiva al controllo totale di tutto quello che avviene attorno a lui.
L'anziano signore, semplicemente impietrito dalla situazione appena vissuta, non può far altro che osservare il villain uscire dal negozio con la consapevolezza, forse, di essere sopravvissuto a una situazione tanto surreale quanto pericolosa.

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