Speciale Non aprite quella porta: le maschere dell'orrore

Da Non Aprite Quella Porta ad American Horror Story, un viaggio nelle maschere dell'orrore

Speciale Non aprite quella porta: le maschere dell'orrore
Articolo a cura di

In principio fu Leatherface.
Da sempre il fascino del killer mascherato stuzzica la fantasia dei creatori di storie, siano essi dediti alla letteratura come al cinema. La suggestione provocata dal mistero è elemento fondante di miriadi di storie che raccontano di delitti efferati e che intendono insinuare, nello spettatore o nel lettore, quel profondo senso di angoscia e suspense di cui il genere horror è il fiero portabandiera. Maschere d’ogni sorta si sono susseguite nella storia dell’horror di ogni tempo, rimediate e poco credibili ma pur sempre terrificanti o sofisticate e paralizzanti. In principio fu Leatherface, ed oggi è ancora lui ad essere su piazza: dal 21 agosto è difatti disponibile in versione boxset Blu-ray 3D + Blu-ray e in Dvd Non aprite quella porta 3D, diretto da John Luessenhop, distribuito da Universal Pictures. L’edizione contiene anche un bonus extra con un incipit alternativo, oltre ad una clip che ripercorre la storia di Leatherface, colonna di quella lista di assassini mascherati che vogliamo andare a sviscerare in questo speciale.

Leatherface: maschera di sangue

Lanciato dal primo Non aprite quella porta del 1974, Leatherface è uno dei tanti serial killer cinematografici che trae ispirazione dalle folli gesta di Ed Gein, omicida psicolabile fonte d’ispirazione per altri personaggi (Norman Bates, Hannibal Lecter) morto nel 1984 in un istituto di sanità mentale nel Wisconsin. A ricalcare la vera storia di Ed Gein, nell’incipit del primo Non aprite quella porta la location è un cimitero le cui tombe sono state profanate da un vandalo, proprio come faceva Gein, il quale poi utilizzava i resti dei corpi umani per la realizzazione dei suoi macabri arredi (paralume in pelle umana, femori come base d’appoggio del tavolo, vertebre come manici di una lampada...). Forse proprio per questo, Leatherface è entrato nella storia dell’horror come uno dei personaggi più controversi nel loro machiavellico sadismo.

Hannibal Lecter: morso letale

Altra maschera indimenticabile è senz’altro quella resa celebre da Anthony Hopkins e dal suo Dr. Hannibal Lecter, figlio della sagace penna di Thomas Harris e protagonista di quattro libri e altrettante traduzioni cinematografiche: Hannibal, Il silenzio degli innocenti, Red Dragon (il libro, nella sua traduzione italiana, è intitolato Il delitto della terza luna) e Hannibal Lecter - Le origini del male. La maschera in questione ha un’accezione particolare, diversa dalle altre, in quanto non indossata volontariamente dal killer seriale ma fatta indossare per (tentare di) reprimere i suoi istinti antropofagi. L’iconicità dell’immagine di Hannibal mascherato è però assoluta, entrata a forza nell’immaginario degli spettatori grazie soprattutto alla potenza veicolatrice di moltissimi poster, teaser e locandine raffiguranti tale immagine.
A certificarne ulteriormente l’importanza iconografica ci ha poi pensato l’American Film Institute, che ha nominato Hannibal Lecter villain più riuscito della storia, in vetta ad un elenco di 50 candidati.

Freddy Krueger: maschera da incubo

Impossibile dimenticare poi Freddy Krueger, abitante degli incubi della saga Nightmare, maschera che ha terrorizzato generazioni a partire dal 1984 con il film cult Nightmare - Dal profondo della notte diretto da Wes Craven. L’aspetto di Freddy non è dettato propriamente da una maschera indossata, bensì da enormi ustioni che hanno devastato i suoi connotati, donandogli un aspetto degno di uno dei più terrificanti serial killer della storia del cinema. Anche il suo nome compare nella lista dell’American Film Institute, alla posizione 40. Freddy è apparso nei 6 film della saga (il già citato titolo di Wes Craven, Nightmare 2: La rivincita, Nightmare 3: I guerrieri del sogno, Nightmare 4: Il non risveglio, Nightmare 5: Il mito) più due spin-off (Jason va all'inferno e Freddy vs Jason) oltre che in un recente remake/reboot.

Jason Voorhees: il sadico

Da Freddy Krueger a Jason Voorhees il salto è logico, per via soprattutto dello spin-off (Freddy vs. Jason) che li vede protagonisti di una battaglia all’ultimo sangue per definire quale dei due sia il serial killer più temibile (lasciando, pilatamente, senza risposta). Jason incarna l’essenza più pura dell’assassino mascherato: nell’infinita saga Venerdì 13 difatti, a partire dal terzo capitolo (Weekend di terrore), Jason appare in scena indossando una maschera da portiere di hockey su ghiaccio, oggetto che da quel momento lo contraddistinguerà (e che sarà impossibile vedere con gli stessi occhi di lì in avanti), e con un machete fisso nella mano. Altro elemento fondativo nel macabro successo di Jason va ricercato nel suo sadismo, nella ferocia dei suoi assassinii che, lenti e dolorosi, si concludono sempre in esplosioni di sangue che hanno saputo appagare migliaia di fan della saga.

Ghostface: l’omicidio tra serio e faceto

Wes Craven è senza dubbio un cineasta di grande rilevanza all’interno della scena horror americana (e quindi, per sineddoche, mondiale) al quale non dobbiamo solamente l’aver portato in scena Freddy Krueger, ma anche l’aver rispolverato e portato a nuova elezione il genere slasher grazie alla saga Scream. I quattro film della saga sono l’habitat dell’assassino seriale mascherato probabilmente più conosciuto dalle giovani generazioni: Ghostface. L’assassino con tunica nera e maschera urlante che dà la caccia a Sidney Prescott è stato però anche vittima di numerose parodie (soprattutto all’interno della saga Scary Movie) anche per via della capacità di Wes Craven di mescolare elementi dello slasher con quelli di altri generi, meno horrorifici. Ghostface è entrato così nell’olimpo dei killer mascherati ai quali il pubblico ha saputo affezionarsi maggiormente.

Bloody Face: il serial killer dall’infanzia rubata

Lo scorso anno uno dei personaggi più amati delle serie tv è stato anche lui, il cattivo, sadico ma sotto sotto mammone Bloody Face della seconda stagione di American Horror Story: Asylum, ambientata nell’istituto psichiatrico di Briarcliff.
Una serie, American Horror Story, che ha tenuto con il fiato sospeso milioni di spettatori in tutto il mondo: una trama avvincente e imprevedibile (la prima stagione più della prima), un cast eccezionale (spiccano le interpretazioni di Jessica Lange e di Frances Conroy) e una sceneggiatura ben curata sono stati gli ingredienti del successo. Uno dei personaggi chiave della serie è il sadico Bloody Face, di cui per ovvi motivi anti spoiler non vi riveleremo l’identità. Un personaggio profondamente turbato, che riesce a portare avanti due vite parallele nascondendo abilmente la sua metà malata: Boody Face è un assassino che a causa dell’abbandono della madre in tenera età, ha sviluppato un oscuro bisogno di uccidere scuoiando le sue vittime. Una forte analogia con il personaggio di Ed Gein dunque, il cosiddetto “Macellaio di Plainfield” che negli anni 40 terrorizzò l’America con una serie di crimini atroci e che ha ispirato proprio il film Non aprite quella porta. Anche Bloody Face, come Ed Gein, ha un hobby particolare: arredare casa con “pezzi” delle sue vittime (Ed Gein utilizzava parti vere e proprie dei corpi delle sue vittime, dalle teste a pezzi di ossa, Bloody Face invece ha una passione per i paralumi ottenuti dalla pelle delle sue vittime).
Questo forte legame tra i due personaggi si scopre nella quinta puntata di Asylum: a chi ancora fosse rimasto indietro... consigliamo di recuperare in fretta!

Che voto dai a: Non aprite quella porta 3D

Media Voto Utenti
Voti: 11
3.9
nd