Nicolas Cage in un nuovo momento d'oro: il re dei B-movie è tornato?

Approfondiamo brevemente questa seconda esistenza attoriale di un sempre più impegnato Nicolas Cage, affascinante e persino motivata.

Nicolas Cage in un nuovo momento d'oro: il re dei B-movie è tornato?
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Premio Oscar nel 1996 per Via da Las Vegas di Mike Figgis, candidato nuovamente ma senza vincere nel 2003 per Il ladro di orchidee di Spike Jonze, una lunga militanza nel cinema d'autore (tra Martin Scorsese, Brian De Palma e John Woo), qualche blockbuster azzeccato (Il mistero dei templari di Jon Turteltaub) e qualcuno no (L'apprendista stregone sempre di Turtletaub) e infine la decisione: recitare per divertirsi e "tenersi lontano dai guai".

Nicolas Cage non è sicuramente un interprete qualunque, ed essendo più unico che raro lo stesso attore ha scelto di far combaciare questa sua originalità con la rispettiva carriera, divenendo dal nulla una dele star più amate degli ultimi anni grazie alla sua eccentricità e ad alcune scelte mirate che lo hanno portato a divenire il re indiscusso del cinema di serie B. E quando diciamo indiscusso, intendiamo veramente: nel luglio del 2020 Cage è stato eletto l'attore più infaticabile di Hollywood, con un totale di 27 film girati in appena 5 anni, quasi tutti firmati da piccoli o medi autori di culto nei circuiti cinematografici e produttivi minori.

Ma come ha fatto un figlio d'arte della famiglia Coppola, apprezzato dall'Academy, ricercato e voluto dai più grandi registi al mondo a declinare il proprio talento in termini quantitativi anziché qualitativi? Una domanda che incuriosisce non poco i fan più sfegatati di Nicolas Cage e che, soprattutto ultimamente, sta trovando una chiara risposta nella sublimazione dell'uomo rispetto all'attore, un po' come accaduto con il Keanuscence di Keanu Reeves nel 2019, un endorsement emotivo che sta rilanciando la figura e la carriera dell'interprete in tutto il mondo, ormai adorato quasi incondizionatamente.

Chiamarsi Cage ed essere liberi

Il colpo d'assestamento nella serie A hollywoodiana è arrivato per Cage intorno al 2006, quando venne candidato ai Razzie Award per la sua performance nel ramake de Il Prescelto di Neil LaBute. Da quel momento, arrivarono scelte piuttosto infelici all'interno del cinema d'intrattenimento, tra cui possiamo ricordare Ghost Raider, Next, Segnali dal Futuro od Outcast.

Titoli per lo più di genere, talvolta persino diretti da firme interessanti, rivelatisi però fallimentari tanto economicamente quanto in chiave di contenuto, che hanno lentamente affossato la carriera di Cage intrappolandolo in un loop impietoso di decisioni sbagliate.
A dire il vero, nel mentre di questo lento e inesorabile declino, l'interprete è riuscito a incasellare alcune intriganti e riuscite performance. Possiamo ad esempio citare quella di Big Daddy nel Kick-Ass di Matthew Vaughn, il Joe di David Gordon Green o il suo lavoro in Cane mangia cane di Paul Schrader. Sprazzi di senno in un continuo e personale gioco al massacro al film meno adatto e al regista più sconosciuto e anonimo, almeno fino al 2017, quando esce in sala Mom and Dad, commedia d'azione con venature orrorifiche diretta da Brian Taylor e presentata nella sezione Midnight Madness del Toronto Film Festival. Nel film, a causa di un misterioso segnale radio, i genitori vengono assaliti da un forte desiderio di uccidere i propri figli, e la faccia stralunata e memizzata in lungo e in largo di Cage si trasforma - come mai prima - in una maschera di follia che lo rende istantaneamente iconico, più divertito del previsto, nuovamente a suo agio in un ruolo che gli calza alla perfezione. L'attore sembra aver trovato a tutti gli effetti la sua dimensione.

Non è un caso se Panos Cosmatos lo sceglie come protagonista del suo violentissimo e straordinario revenge movie (la nostra recensione di Mandy), il film d'azione meglio recensito del Sundance Film Festival del 2018, riportando Cage nuovamente al Festival di Cannes alla Quinzaine de Realisateurs. Il titolo è fuori di testa e l'attore regala una delle sue interpretazioni più scomposte e stralunate ma comunque articolate della sua carriera, dividendo non poco il pubblico ma confermando la sua strada in questo contesto cinematografico.

Si susseguono sporadicamente titoli non proprio azzeccati (Vite Parallele, Running With the Devil, Kill Chain), ma arrivano anche collaborazioni interessanti e sempre di genere come Prisoners of the Ghostland di Sion Sono, Il colore venuto dallo spazio del grande Richard Stanley e il recente Willy's Wonderland di Kevin Lewis. Film esagerati ed esagitati, tra il naif, il ricercato e il kitsch, bellissimi da sperimentare e godersi senza aspettative né paranoie e tutti costruiti attorno a Cage, alle sue doti da stravagante mattatore protagonista, alla sua infaticabile voglia di sfruttare la recitazione come paradossale momento di compostezza, incanalando i suoi problemi nel personaggio che va a interpretare e sfruttandolo sostanzialmente come valvola di sfogo.

Non lo deduciamo noi, questo, ma lo ha detto proprio lui in una recente intervista: "Solo quando lavoro riesco a non lasciarmi andare. Recitare mi aiuta a tenermi lontano dai guai. Il mio mestiere mi aiuta a stabilire il ritmo, l'andatura della vita. Per me questo mestiere è tutto. Quando interpreto un personaggio cerco di dare senso al suo percorso, ma anche al mio, portando nel racconto tutto quello che viene dai ricordi e dalle esperienze personali".

Attualmente Cage si sta godendo l'ottima accoglienza riservata al Pig di Michael Sarnoski, il film che lo vede protagonista meglio recensito dalla critica dai tempi del già citato Mandy, e il prossimo anno uscirà l'interessante progetto metacinematografico The Unbearable Weight of Massive Talent di Tom Gormican, film in cui Nicolas Cage vestirà i panni di se stesso, in una sorta di confronto interno, emotivo, divertito e intimo con se stesso, tra uomo e interprete. Considerando le reazioni degli addetti di settore durante il trailer del film presentato poche settimane fa a Las Vegas, non è da escludere che nel 2022 si torni a parlare molto di questo film e di una rinascita dell'interprete, ma per il momento ci accontentiamo di questa sorta di Cagescence e ci auguriamo che i suoi problemi esistenziali (di recente Cage è stato cacciato ubriaco da un hotel) non lo affossino più del dovuto, anche sorretto dall'affetto dei fan e da un momento particolarmente propizio in cui il cinema di genere - soprattutto secondario - sta spopolando tra cinefili e critica come non accadeva dagli anni '80.