Netflix ha ucciso il cinema? Forse le sale hanno ancora speranza

David Cronenberg pensa che il cinema sia ormai morto e che il futuro sia nelle mani di Netflix e dello streaming: sarà vero?

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Alcuni giorni fa David Cronenberg, ospite del Neuchatel International Fantasy Film Festival 2018 in qualità di membro della giuria internazionale, ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardo al futuro del cinema tradizionale.
Le parole del Maestro sono come sempre un ottimo spunto di riflessione e nascono da quella che è un'analisi accurata, figlia di un personaggio che il cinema lo ha vissuto e costruito con mano.
Nonostante questo però è bene analizzare anche l'altro lato della medaglia, essendo il panorama cinematografico attuale e, più in generale quello dell'intrattenimento video, molto più complesso di quello che sembra.

I numeri del cinema

Dati alla mano, per quanto riguarda l'anno solare 2017 (non essendo ancora concluso il 2018) il cinema italiano segnala una flessione. Le presenze sono diminuite rispetto al 2016 e conseguentemente anche gli incassi.
La variazione percentuale è stata di oltre il 10%, una cifra ragguardevole. Allo stesso tempo però il 2016 aveva rappresentato un anno di crescita notevole per le sale nostrane. Il mercato insomma è in evidente cambiamento e, fino a quando non si arriverà a dei risultati più costanti, è difficile capire fino a che punto il dato negativo sia da imputare al fenomeno dello streaming a pagamento (Netflix su tutti) o da fattori contingenti quali i gusti dell'utente medio, il servizio delle sale o il costo del biglietto.
Parallelamente sia il cinema europeo che americano fanno segnare una forte crescita tra il 2016 e il 2017, il che, considerando anche il fatto che l'accessibilità dei servizi online è indubbiamente superiore in molte altre nazioni rispetto al Bel Paese, contrasta con la generale accezione della "morte della sala".
Tirando le somme non si può non essere d'accordo con il discorso fatto dallo stesso Cronenberg, che non riguardava tanto il botteghino quanto la "sala" come centro di aggregazione socio-culturale, ancora meglio come centro nevralgico dell'intrattenimento video.
Bisogna però considerare che il prodotto cinematografico per eccellenza, il film, nella sua struttura concentrata e omogenea, rimane ancorato a una fruizione "classica". In tal senso non si può nascondere che la maggior parte dei tentativi di spostare investimenti e produzioni su canali alternativi sia sfociata in clamorosi fallimenti.

Il caso Netflix

Prendendo come esempio unico Netflix, il colosso dello streaming in abbonamento ha più volte tentato (e continua a tentare) di offrire prodotti di stampo cinematografico a uso e consumo degli schermi privati. La risposta quasi unanime della critica e del pubblico è stata sempre negativa - a causa di prodotti mediamente mediocri, salvo rare eccezioni.
Si parla generalmente di opere con cast di livello, budget non elevatissimi ma sufficienti a portare a casa il risultato e addetti ai lavori ben rodati. Nonostante questo quasi nessuno è riuscito a spiccare il volo.
Bright, il film di fantascienza fantasy con Will Smith diretto da David Ayer, ha deluso molti abbonati, complice una storia che non decolla e che non riesce mai a concentrarsi sugli spunti più interessanti. Un flop quasi impossibile, visto sia il cast che il regista, certo criticato da alcuni per Suicide Squad, ma indubbiamente capace di sfornare grossi successi di botteghino. Stesso discorso per The Titan, titolo che vede protagonista Sam Worthington e che toppa clamorosamente nello sviluppare in modo banale delle idee interessanti.
Persino il Re del botteghino comico Adam Sandler non è riuscito a sfatare il mito dei brutti film firmati Netflix, offrendo, in particolare con The Ridiculous 6 e The Do Over, un'esperienza palesemente stanca e fuori forma, priva non solo di originalità ma anche del ritmo incalzante e frenetico proprio di uno spettacolo di intrattenimento da prima serata. La lista è lunga e il risultato costante: il film non è un prodotto per tutti.

Evidentemente non bastano nomi e budget per riuscire a proporre, con le tempistiche e il pubblico propri dei servizi streaming, delle opere che necessitano di una produzione, una commercializzazione e una narrazione completamente avulse dal sistema. La necessità di veicolare una storia profonda, uno sviluppo dei personaggi coerente e sensato in tempi fortemente condensati, a fronte delle esigenze di produzione quasi mensili del Netflix di turno, costituiscono probabilmente uno scoglio ancora insormontabile.
Certo è, in conclusione, che il mercato cinematografico sta cambiando. Il film però, come medium di intrattenimento, continua ancora a seguire determinate regole e a rispettare precisi criteri: per mantenere questi standard non si può ancora prescindere dalla produzione e distribuzione propriamente cinematografica. Ma per quanto ancora?