Netflix farà un sequel di Death Note nonostante le critiche? Assolutamente si

Quasi certamente Netflix produrrà il sequel di Death Note nonostante l'odio generale del pubblico, e il perché non è difficile da immaginare.

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Se siete stati attratti da questo articolo, molto probabilmente avrete già visto Death Note, l'ultimo adattamento dell'omonimo manga prodotto e pubblicato da Netflix. Un progetto che gli appassionati aspettavano con impazienza, che poi però all'uscita si è rivelato più una bolla di sapone che altro. I commenti positivi non sono di certo mancati, ma i pareri contrari sono stati sicuramente la stragrande maggioranza. I motivi sono da ricercare nel modo in cui l'adattamento è stato scritto prima, realizzato poi. Effettivamente il film, che vuole coprire i primi 100 capitoli del manga originale, ha davvero poco dell'opera di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata. Le ambientazioni sono cambiate, ci siamo trasferiti dal Giappone a Seattle, negli Stati Uniti, i personaggi hanno tinte e sfumature differenti rispetto ai corrispettivi cartacei, i temi sono stati travisati e trattati con superficialità, lasciando spazio a una storia d'amore fra teenager e a morti inutilmente cruente. Tecnicamente si tratta di un prodotto anche ben realizzato, motivo per cui nella nostra recensione lo abbiamo sì bacchettato ma senza esagerare, ma che tendenzialmente ha tradito in modo clamoroso i fan della prima ora. L'ondata di pareri negativi (per non scomodare il termine inglese shitstorm) avrebbe preoccupato qualsiasi casa di produzione, Netflix invece sembra non se ne stia occupando più di tanto, visto che gli ultimi rumor parlano già di sequel.

Un sequel all'orizzonte

Rumor affatto campati in aria, visto che la fonte è proprio Adam Wingard, regista dell'adattamento. L'autore ha pubblicato su Twitter una foto di Ryuk, il Dio protagonista del manga, scrivendo: "Ho appena avuto una grande telefonata con Netflix a proposito del weekend appena passato che mi ha cambiato la giornata. Grazie per aver guardato il film." Inutile dire che molta gente ha iniziato a sudare freddo, poiché ottenere un ottimo ascolto in questo caso significa matematicamente la produzione di un sequel. Non solo, la telefonata potrebbe aver confermato ad Adam Wingard proprio la realizzazione del secondo film, che del resto è già in cantiere e ha una sceneggiatura pronta (o quasi). Dunque, negli uffici di Netflix sono definitivamente impazziti o c'è dell'altro sotto il sole? Assolutamente la seconda opzione, la grande piattaforma americana ha solo da guadagnare con un secondo film - nonostante l'odio che ha raccolto il primo - e vi spieghiamo perché.

Curiosità canaglia

A differenza di un qualunque altro film che passa nelle sale cinematografiche, opere come Death Note vivono soltanto nel limbo dello streaming. Un limbo dorato certo, poiché è a costo zero (in modo figurato) sia per i distributori che per gli utenti. Se prima di andare al cinema e mettere le mani al portafogli una persona ci pensa più di una volta, vedere un film su Netflix richiede soltanto un clic di mouse o un tasto di telecomando. L'abbonamento non si paga di certo per un prodotto soltanto, lo si paga ogni mese (magari insieme ad altri amici) per avere l'intera libreria sterminata di Netflix, così all'uscita di un prodotto chiacchierato lo si vede appena possibile per mera curiosità (quando non si è schiavi dell'hype ovviamente). A quel punto poco importa che quel determinato prodotto sia piaciuto o meno, marketing e produzione hanno raggiunto il loro obiettivo: hanno ottenuto una visualizzazione in più. Applicate questo discorso a milioni di account e il quadro generale sarà sicuramente più chiaro. Il bello di questo meccanismo è che funzionerà anche con il sequel, che sarà incluso nell'abbonamento e che tutti proveranno a vedere poiché "non costa nulla". Dunque l'odio non ha alcun valore? Le critiche negative non servono a niente?

Purché se ne parli

È ovvio che ogni produzione può ascoltare o meno le lamentele del pubblico, provando a correggere il tiro con un nuovo film, ma non è questo il nodo centrale della questione. Ricordate cosa scriveva Oscar Wilde ne Il Ritratto di Dorian Gray? Parafrasando le parole originali, scriveva più o meno "Nel bene o nel male, purché se ne parli".

Significa che non importa amare o odiare un prodotto, la cosa fondamentale è che se ne parli in giro, in modo tale che si crei curiosità. Una volta innescato questo meccanismo, vedere il film disponibile sulla vetrina di Netflix non può che scatenare milioni di clic compulsivi, per non parlare di tutti gli articoli (questo compreso), i post, gli stati, le immagini e i meme. Così mentre noi litighiamo copiosamente sui blog, sulle riviste, su Facebook e su Twitter dopo aver visto il film, i producer Netflix festeggiano, telefonano Adam Wingard e autorizzano la produzione di un sequel che molto probabilmente odieremo più della pellicola precedente. Tanto finito un film, se ne inizia subito un altro, è tutto incluso nell'abbonamento.

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