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Netflix e l'era della distribuzione 2.0: il caso Mowgli

Con l''ultima, importante acquisizione del Mowgli di Andy Serkis, la compagnia di Reed Hastings continua la sua personalissima rivoluzione.

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La rivoluzione della distribuzione 2.0 è iniziata. A dire il vero, i primi e significativi sintomi si erano già avvertiti quando Netflix aveva acquistato mesi fa Annientamento di Alex Garland, pensato e sviluppato per il grande schermo dal regista e dalla Paramount Pictures e poi invece venduto per una release internazionale alla piattaforma di Reed Hastings.
In America il film ha visto comunque il buio della sala, ma nel mondo ci ha pensato il colosso dello streaming online a distribuire in contemporanea l'adattamento del romanzo di Jeff VanderMeer, titolo importante con altrettanti nomi altisonanti al suo interno.
Non fraintendiamo: se uno studio credesse fermamente nei profitti generabili dall'uscita al cinema di una sua produzione, non ci penserebbe due volte a rifiutare anche l'offerta di acquisto più allettante. Al contrario, dubbi martellanti su possibili e magari ingenti perdite causate da un lungometraggio, portano lo studio a domandarsi se sia il caso di liberarsi della "palla avvelenata", almeno per quanto riguarda il mercato internazionale. Con Annientamento si è formato proprio quest'ultimo quadro, seguito nelle ultime ore dall'acquisto del Mowgli di Andy Serkis sempre da parte di Netflix.

Il mercato, la giungla

Se Annientamento rappresentava allora i sintomi di un modello distributivo nuovo, con Mowgli si afferma adesso nel mercato internazionale la volontà tutta di Netflix (per ora) di sostituirsi ai grandi distributori fuori America, rivoluzionando in parte il settore.
In questo contesto rientra anche The Cloverfield Paradox, importante per un modello di marketing differente e sostanzialmente in "real time", con titolo, trailer e data d'uscita annunciati soltanto poche ore prima della release ufficiale sulla piattaforma.
A livello distributivo, però, non parliamo di un titolo con nomi così forti da rappresentare una sicura hit al box office, sicuramente non al livello di Natalie Portman o, nel caso di Mowgli, di un cast di voci e in performance capture che vede tra gli altri Benedict Cumberbatch, Christian Bale e Cate Blanchett.
Al momento, infatti, proprio Mowgli è - in termini economici - l'acquisizione da uno studio esterno più importante conclusa finora da Netflix, anche se non sono state rivelate le cifre dell'accordo. A differenza di Annientamento, però, in questo caso la Warner Bros ha anche rinunciato alla distribuzione in territorio americano, vendendo al colosso dello streaming i diritti di distribuzione globali.
È un'operazione per ora unica tra una major di Hollywood e una piattaforma come Netflix, che come spiegavamo segna una svolta significativa nel modello distributivo, che potrebbe vedere altre major hollywoodiane iniziare a sviluppare produzioni ad alto budget con il solo scopo di vederli distribuiti su Netflix, Amazon o Hulu.
In questo panorama, però, è importante notare come si stia formando per il futuro un panorama dove lo streaming online assumerà sempre più importanza e sarà sempre più diversificato. Disney e DC Films hanno già annunciato le loro personali piattaforme, che andranno a contrastare con prepotenza le offerte dell'attuale Trinità dello Streaming citata appena sopra (Netflix, Amazon, Hulu), così da portare a una saturazione significativa del mercato, con almeno cinque opzioni di abbonamenti valide.
In tutto questo, la distribuzione potrebbe subire una fase d'arresto nelle sale, che andrebbero ad accogliere soltanto blockbuster quali i cinecomic Marvel Studios e DC, i film di Star Wars e titoli di grandi autori, anche se molti di questi ultimi sono già approdati o stanno pian piano approdando nei vari servizi di streaming online.
Tornando al caso specifico di Mowgli, comunque, la vendita del film a Netflix potrebbe essere spiegata in due punti.

Il primo, il più ovvio, è la poca fiducia della compagnia nel successo commerciale del film, rimandato più volte e con una campagna marketing che - in vista di un'uscita prevista per il 17 ottobre (adesso 2019) - era formata da un poster e un solo trailer. Forse gli accordi erano in fase di finalizzazione durante l'appena conclusosi Comic-Con 2018, e per questo non è stato mostrato alcun trailer in uno dei panel migliori dell'anno, ma comunque l'assenza di un film del genere all'evento di San Diego non è passata di certo inosservata, e infatti a una settimana dalla chiusura delle porte della Hall H è arrivata la notizia della vendita.
Il secondo motivo, consequenziale alla paura di un flop commerciale, è il timore di un inevitabile paragone con il live-action Disney di Jon Favreu, che due anni fa ha conquistato il box office con 966 milioni di dollari incassati in tutto il mondo. Inutili in questo caso le garanzie di un artista come Andy Serkis, regista del film, che ha sempre parlato del suo Mowgli come di un progetto "più dark e PG-13 rispetto al film Disney", perché il confronto, in termini economici, sarebbe comunque stato disastroso.
Meglio allora trovare una nuova casa bisognosa di titoli "forti" e intenzionata a sfidare a muso duro la concorrenza, anche se il modello produttivo di Netflix avrebbe bisogno di una profonda revisione qualitativa, specie per quanto riguarda i film originali, che sono poi le produzioni sulle quali il colosso punta di più, al netto di acquisizioni importanti come questa di Mowgli.

Mentre il mercato dell'intrattenimento tutto viene scosso dalla fusione miliardaria tra Disney e Fox, insomma, Netflix tenta di portare avanti la proprio rivoluzione distributiva, correndo al contempo ai ripari per il futuro.
Che poi ci riesca, è tutto un altro paio di maniche, ma comunque la strada intrapresa finora sembra ripagare proficuamente la società, anche se la vera sfida inizierà il prossimo anno, quando arriveranno la DC Universe e la piattaforma streaming Disney. E guarda caso, il 2019 è proprio l'anno scelto da Netflix per la nuova release di Mowgli, a oggi il titolo più "grande" in mano alla compagnia.

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