Netflix e il cinepanettone 3.0: così la grande N vuole dominare il mercato

Dal Leone d'Oro di Alfonso Cuaròn al primo cinepanettone in streaming: Netflix vuole dominare il mercato senza se e senza ma.

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Netflix sta diventando sempre più potente. Ovviamente non siamo noi a dirlo, lo si intuisce dalle discussioni che il marchio genera fuori e dentro il web, dalle enormi campagne pubblicitarie in giro per il mondo, per gli attori e registi coinvolti sia a livello cinematografico che seriale.
Pensiamo ad Alfonso Cuaròn, capace persino di vincere un Leone d'Oro grazie a un Netflix Original, a Emma Store e Jonah Hill, protagonisti della serie TV Maniac, ai fratelli Coen e potremmo continuare ancora per molto.
L'ultima conferma è arrivata da Interbrand, che ogni anno pubblica la classifica dei 100 marchi più potenti al mondo. La grande N si è posizionata al 66esimo posto, è però il secondo brand - dopo Amazon - in termini di crescita, dunque chissà quante posizioni rosicchierà nei prossimi 12 mesi.
La società sembra davvero intenzionata a cambiare le regole dell'intrattenimento, a prendersi tutta l'attenzione mediatica possibile, mese dopo mese, produzione dopo produzione, anche in Italia, dove appena ieri ha annunciato la produzione di Natale a Cinque Stelle, che potremmo definire un "cinepanettone 3.0".

Il fiuto per gli affari

Perché mai questo appellativo? Innanzitutto perché sarà il primo progetto scritto da Enrico Vanzina dopo la morte del fratello Carlo, a cui l'opera è ovviamente dedicata. Successivamente perché si tratta del primo film natalizio del genere a sfondo politico, pronto ad analizzare con sferzante ironia l'attuale situazione italiana.
In fundo, perché essendo una produzione Netflix, potrebbe non vedere mai il buio della sala (e sembra che sarà proprio così), e sarebbe davvero la prima volta per un prodotto simile. Se un tempo l'arrivo del cinepanettone di turno significava file davanti ai cinema di tutta Italia e incassi considerevoli, almeno fino alla recente crisi del genere, oggi i prodotti natalizi neppure aspirano ad arrivare in sala.
Dal prossimo 7 dicembre chiunque, ovviamente in possesso di un abbonamento Netflix, potrà vedere Natale a Cinque Stelle comodamente dal proprio divano di casa, senza acquistare alcun biglietto. Il film inoltre sarà subito disponibile in tutti e 190 Paesi in cui la grande N è presente, una svolta a dir poco epocale per un cinepanettone nostrano.

Tutto e subito

"Complice" di Netflix in questa stramba operazione è Lucky Red, affatto nuova a soluzioni "estreme" come questa. La società infatti ha iniziato una proficua collaborazione con la piattaforma americana già con Sulla Mia Pelle, il film dedicato alla memoria e alla storia di Stefano Cucchi.
La partnership ha causato non poche polemiche, costringendo inoltre Andrea Occhipinti - patron di Lucky Red - a dimettersi da presidente dell'Anica, nella sezione dei distributori. Il motivo? La crescita di Netflix ovviamente non piace agli esercenti classici, che avrebbero preferito distribuire Sulla Mia Pelle in esclusiva.
Il film invece è finito in streaming in contemporanea alla programmazione in sala, pur registrando comunque ottimi incassi. La grande casa di produzione e distribuzione italiana ha dunque le idee chiare in merito allo streaming, e questa ultima collaborazione con Enrico Vanzina e Marco Risi (regista di Natale a Cinque Stelle) ne è ulteriore conferma.

Tornando a Netflix invece, soltanto la strategia di base è priva di dubbi, ovvero il voler predominare il mercato e monopolizzare l'attenzione mediatica a ogni costo. Meno l'aspetto "editoriale": si salta da prodotti autoriali in bianco e nero come Roma di Alfonso Cuaròn a Natale a Cinque Stelle con uno schioccar di dita, apparentemente senza logica.
Probabilmente perché la volontà non è colpire questo o quel segmento, strizzare l'occhio a un determinato pubblico anziché un altro; Netflix vuole tutto, lo spettatore più distratto come l'appassionato più incallito e puntiglioso. Un atteggiamento totalitario verso la concorrenza, forse anche un po' rischioso, ma democratico rispetto all'utente finale: del resto bastano pochi tap sullo smartphone per passare dal Leone d'Oro al Cinepanettone.
È dunque cambiato il punto di vista: non si produce più qualcosa di preciso per generare profitto sicuro, si finanzia qualsiasi cosa purché se ne parli, le visualizzazioni poi vengon da sé. È questo il futuro?

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