Netflix, Alfonso Cuaròn e il futuro del cinema: quali scenari possibili?

Il nuovo film di Alfonso Cuaròn, prodotto da Netflix, sta per creare un autentico paradosso: creato per la sala, uscirà in contemporanea anche online.

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Che Netflix abbia cambiato le nostre abitudini "casalinghe", riguardo all'intrattenimento, è cosa ormai assodata. Il colosso americano però, come abbiamo più volte ricordato su queste pagine, ha serie intenzioni di modificare anche il panorama distributivo "classico" - producendo grandi film, coinvolgendo importanti autori, per poi proporre tutto in streaming ai suoi abbonati.
Per la compagnia di Reed Hastings, questo business model rappresenta il futuro dell'industria, a oggi però ci sono ancora diversi nodi da scogliere. Il primo riguarda l'Academy americana e i premi Oscar: portare a casa delle statuette significa, per uno studio, guadagnare prestigio e valore, c'è però un solo modo per essere considerati, nominati e infine premiati, portare i film su grande schermo.
Un passaggio che Netflix vorrebbe - se solo potesse - completamente rimuovere dalla sua filiera, nonostante il parere contrario di alcuni registi coinvolti di recente dalla piattaforma. Incontriamo così il secondo nodo da sciogliere: gli autori.

Cuaròn e Greengrass

Gli ultimi casi, alquanto emblematici, riguardano Alfonso Cuaròn e Paul Greengrass. I due registi porteranno i loro film, rispettivamente Roma e 22 July, in anteprima mondiale alla prossima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, in programma a partire dal 29 agosto.
Subito dopo però vorrebbero vedere i loro lungometraggi su grande schermo, distribuiti a tappeto almeno su tutto il suolo americano. Una distribuzione seria, che possa lasciare il segno al box office, cosa che a Netflix non riesce praticamente mai per via delle sue politiche.
Torniamo indietro di qualche anno, all'uscita di Beasts of No Nation nel 2015. Il film di Cary Fukunaga con Idris Elba, prodotto dalla grande N, è uscito nello stesso giorno sia al cinema che in streaming sulla piattaforma, una scelta che ha ovviamente ucciso gli incassi. I biglietti staccati in sala hanno generato appena 90.777 dollari, in pratica il miglior incasso mai ottenuto da Netflix in sala, che ha distribuito 33 film negli ultimi anni sempre in contemporanea con il web.
La società del resto monetizza con gli abbonati, non con le proiezioni classiche, cosa che non va del tutto a genio proprio ad Alfonso Cuaròn, un artista che lavora molto con le immagini e che tiene in maniera particolare alla qualità visiva dei suoi progetti.

Lo schermo ristretto

Il regista messicano ha girato il suo Roma con una camera hi-end compatibile con schermi di grande formato, il 70mm e l'audio Dolby Atmos. Il film dunque è stato pensato appositamente perché prendesse vita in sala, luogo in cui si può vivere la migliore esperienza possibile. Peccato però che, ancora una volta, la grande N abbia confermato l'uscita combinata del film in sala e online, creando un paradosso bell'e buono.
Paradosso molto più complicato di quanto si possa credere, al pari del gatto di Schrödinger (un film è sia al cinema che in TV, finché non decidiamo di vederlo), che porta a chiedersi: come mai Cuaròn, amante della sala e della qualità assoluta, abbia scelto proprio Netflix pur conoscendone i "difetti"?

La risposta riguarda i contenuti di Roma, un film lontano da qualsiasi logica da grande studio hollywoodiano: rispetto al suo recente passato, il regista messicano ha scelto di girare un prodotto "diverso", in lingua spagnola e in bianco e nero, che raccontasse la sua infanzia a Città del Messico.
Un prodotto "da festival del cinema", ma che difficilmente avrebbe raccolto consensi negli uffici delle grandi major (come potrebbe a fatica conquistare il grandissimo pubblico). Netflix diventa così il compromesso ultimo, una piattaforma libera e indipendente, aperta a qualsiasi idea e intenzionata ad alzare il livello delle sue produzioni - sperando anche di vincere qualcosa agli Oscar 2019.

Mondi possibili

Detto questo, possiamo così immaginare il prossimo futuro dell'intrattenimento: le piattaforme online, Netflix ma anche Amazon, Hulu & Co., daranno il via a una nuova era del cinema d'autore, con prodotti selezionati e di alto livello misti ad altri da grande pubblico, mentre la sala cinematografica sarà soprattutto appannaggio dei grandi blockbuster e cinecomic - cosa che, più o meno, avviene già oggi.
Cambierà radicalmente anche la distribuzione, con il potere della scelta che passerà nelle mani del pubblico: ogni spettatore sceglierà in autonomia se vedere un determinato film al cinema, su grande schermo, oppure nel salotto di casa, poiché le uscite (gran parte) avverranno in contemporanea (uno scenario immaginato anche da Andrea Occhipinti di recente).

Soltanto delle leggi radicali potrebbero cambiare, Paese per Paese, le carte in tavola, vietando o permettendo le uscite in parallelo sui diversi medium.
In Francia ad esempio, a oggi, non è possibile portare un film in sala e online lo stesso giorno, parliamo però di un provvedimento non aggiornato che non sappiamo quanto possa ancora resistere.
Nell'ultimo scenario possibile poi, il più "apocalittico", potrebbe decadere l'obbligo di portare in sala i film perché siano considerati ai grandi premi annuali. In questo caso i cinema come li conosciamo oggi potrebbero davvero avere gli anni contati, in favore di uno streaming sempre più democratico e diffuso, ma è ancora presto per dirlo con certezza - per fortuna.

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