Nelle pieghe del tempo: gli elementi di un possibile successo

Storia editoriale e curiosità sul romanzo capolavoro per ragazzi di Madeline L'Engle, in arrivo al cinema nell'adattamento di Ava DuVernay.

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Quando la Disney produce film originali c'è sempre da avere paura. Non che siano tediosi, poveri di inventiva o meno meritevoli di altri progetti, ma il fatto è che la Casa di Topolino sembra sempre puntare sul cavallo sbagliato, almeno trascendendo dai film LucasFilm, Marvel Studios o live-action dei classici. Di esempi ce ne sono in quantità sufficienti, partendo dagli ultimi il GGG - Il Grande Gigante Gentile di Steven Spielberg, Tomorrowland di Brad Bird, Into the Woods o The Lone Ranger. Questi gli insuccessi commerciali più grandi, anche se bisogna ammettere che non hanno goduto neanche di un endorsement critico caloroso né in patria né all'estero.
Ci sono poi le saghe ormai consolidate come Pirati dei Caraibi o Tron che hanno portato a casa il risultato, comunque al di sotto delle aspettative, eppure sembra che il pattern dei film originali live-action Disney non sia dei migliori. Detto questo, la major non ha intenzione di desistere a raccontare storie che reputa meritevoli di un adattamento cinematografico, e questo è il caso del prossimo Nelle pieghe del tempo, che dalla sua ha però una background editoriale di tutto rispetto, con tanto di importante bacino di appassionati, fattori che potrebbero cambiare le sorti di un destino quasi sempre avverso al boxoffice per questo specifico genere di prodotti. Cerchiamo di capire il perché.

Questioni di famiglia

In realtà anche titoli come il GGG e The Lone Ranger avevano dalla loro uno stuolo di fan di una certa rilevanza, il problema in quei casi era però riscontrabile in due aspetti differenti: per quanto riguarda il primo c'era una mancanza abbastanza significativa di buon marketing, come se rispetto ad altri film Disney fosse stato lasciato al suo destino in quanto film di Spielberg e tratto da Roald Dahl, sicuro di un discreto successo insomma. In merito al film di Gore Verbinski, invece, il budget ha superato di gran lunga gli incassi, portando l'adattamento cinematografico a un flop incredibile, tra i più grandi del 2013. Cavalcando invece l'onda della rivoluzione in atto e seguendo la scia del MeToo, la major con Nelle pieghe del tempo ha voluto puntare tutto su di una storia totalmente al femminile, diretta da una delle registe esordienti più apprezzate degli ultimi anni, Ava Duvernay (Selma), e ingaggiando anche Oprah Winfrey nella parte della Signora Quale. Il romanzo originale venne pubblicato nel 1963 da Madeline L'Engle, grande autrice americana scomparsa nel 2007, e da allora ha macinato consensi e premi nel corso degli anni, seguito inoltre da un folto numero di prosiegui letterari, tutti dedicati alle famiglie Murry e O'Keefe. Cercando così di mantenere vivo il punto di vista femminile della protagonista, Meg Murry (Storm Reid), la Disney ha voluto costruire un'intera produzione con nomi forti, scritturando nel cast anche Gugu Mbatha-Raw o Reese Whiterspoon. Detto questo, la visionarietà del romanzo è garantita dal successo ottenuto in 55 anni di "carriera", elemento che sembra inoltre trasposto a dovere dalla DuVernay nel film, dato che nei vari trailer si nota una certa cura alla spettacolarità visiva, così da esaltare sensorialmente i mondi partoriti dalla mente della L'Engle, i suoi personaggi, le sue situazioni.
Anche alla scrittura della trasposizione c'è inoltre una donna, Jennifer Lee, la stessa autrice o co-autrice di titoli campioni di incassi come Ralph Spaccatutto, Zootropolis o Frozen. Ma andando oltre ai nomi coinvolti, Nelle pieghe del tempo può contare su una storia davvero ben congeniata che vede al centro di tutto la disperata ricerca del padre di Meg, trama che approfondisce e analizza a dovere anche il rapporto padre-figlia.

Si parla però anche di amicizia e sicurezza in sé stessi, in uno sviluppo narrativo che ha a cuore i suoi personaggi, rivolto soprattutto ai ragazzi ma con quel pizzico di moralismo che potrebbe servire anche ai più grandi. Nelle pieghe del tempo fu a suo tempo un libro così innovativo e "diverso" da essere rifiutato addirittura da 26 editori differenti, prima di trovare la giusta casa piena in egual misura di coraggio e voglia di sperimentare. E dagli anni 60 a oggi la fama e la bontà del romanzo sono rimaste invariate, invecchiando come solo i più grandi sanno fare.
Se il talento della DuVernay non dovesse essere un mero fuoco di paglia, allora potremmo davvero trovarci di fronte a un nuovo franchise young-adult di tutto rispetto, profondo, stilisticamente raffinato e con passaggi spettacolari. Bisogna solo capire quanta ingerenza abbia avuto la Disney nel progetto, anche se essendo già in partenza Family Friendly il problema potrebbe non essersi presentato affatto. Chissà cosa ci regalerà questo nuovo film originale della Casa di Topolino e chissà, soprattutto, se riuscirà a spezzare questa specie di maledizione legata a produzioni simili. Appuntamento al prossimo 29 marzo per il verdetto.

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