Nella tana del bianconiglio: Walt Disney e la sua Alice

Alice nel Paese delle Meraviglie fu una delle prime idee di Walt Disney, ancora prima di Biancaneve, salvo poi vedere la luce più tardi.

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C'è stato un periodo precedente a Biancaneve e i Sette Nani nel quale Walter Elias Disney era pronto a realizzare la sua versione di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il libro di Lewis Carroll era stata una delle prime opere lette dal cineasta di Chicago, sin da quando era piccolo, ai tempi della scuola.
Il fascino che lo scrittore inglese esercitava su di lui era talmente ampio che quando fu il momento di proporre una grande idea alla prima azienda nella quale lavorò da ventenne, la Laugh-O-Gram Studio a Kansas City, Walt propose proprio Alice nel Paese delle Meraviglie, per scoprire solo più tardi che anni dopo sarebbe diventato uno dei suoi Classici più ricordati di sempre.

La tecnica mista in tempi non sospetti

Era il 1923, Walt era un ragazzo di ventuno anni e per realizzare Alice aveva pensato di utilizzare una sorta di tecnica mista, quella che poi Robert Stevenson avrebbe applicato in Mary Poppins e Pomi d'Ottone e Manici di Scopa.
Con una ragazza, Virginia Davis, nei panni di Alice, pronta a interagire con un mondo animato, Disney già negli anni Venti aveva ipotizzato un connubio molto forte tra due diversi modi di fare cinema, l'animazione e la recitazione umana.
Purtroppo l'azienda fallì quello stesso anno e Walt decise di portare con sé, direzione Hollywood, quell'episodio pilota realizzato per dimostrare le sue idee e le sue ambizioni.
Insieme con suo fratello Roy decise di assumere alcuni dei colleghi che aveva conosciuto a Kansas City, tra i quali figurava anche Ub Iwerks, l'uomo che qualche anno più tardi avrebbe disegnato Topolino.
Insieme realizzarono le Alice Comedies, prima di poter arrivare alle Silly Symphonies, che andarono avanti dal 1924 al 1927. Fu il primo grande lavoro di Disney.

Disney però non era l'unico in America a esser stato folgorato dal romanzo di Lewis Carroll. Nel 1933, dieci anni dopo il primo tentativo, mentre Walt cullava l'idea di poter realizzare il suo lungometraggio con protagonista Alice, fu Norman McLeod a realizzare per la Paramount un adattamento cinematografico in live-action.
Per evitare di accavallarsi con la produzione americana, Disney provò a realizzare la sua versione di quella storia che tanto lo affascinava, portando a compimento uno dei cortometraggi più distorti con Topolino protagonista, ossia Lo specchio magico.

Pubblicato nel 1936, per la sceneggiatura del solito Joe Grant, all'epoca il collaboratore di maggior fiducia di Walt, il cortometraggio è noto anche per esser stato uno dei primi lavori di Carl Barks da dipendente dell'azienda di Burbank.
L'uomo dei paperi si occupò di animare interamente la scena in cui Topolino dà sfoggio delle sue capacità da ballerino, tra telefoni che parlano, carte da gioco che si muovono a ritmo di musica e ancora una volta quella sfrenata passione per l'intersemiotica dimostrata da Disney.

Il tredicesimo Classico Disney

Nel 1938 Disney era attivamente al lavoro su Fantasia insieme con Leopold Stokowski, Deems Taylor, Joe Grant e Dick Heumer. Nel frattempo Biancaneve si rivelò un enorme successo di incassi, critica e pubblico, così l'azienda si decise finalmente a mettersi al lavoro su Alice: il marchio venne registrato, ma la produzione non iniziò prima del 1945.

Erano tempi complessi in America, soprattutto a causa della Seconda Guerra Mondiale: basti pensare che la RKO, la distributrice ufficiale dei film di Disney, nel 1940, dopo la premiere a New York avvenuta nel mese di novembre di Fantasia, decise di smantellare il Fantasound, un prodigio di ingegneria del suono, per fornirne i pezzi all'esercito americano.
In ogni caso, con Pinocchio e Bambi già avanti nelle produzioni, Alice slittò molto in là, fino alla riscrittura di Aldous Huxley.
La prima proposta di sceneggiatura, però, risultò troppo letterale e pedissequa per i gusti di Disney, che già con Biancaneve e Pinocchio aveva dimostrato di voler fare sue le storie e di massificarle a piacere.

Con l'unica intenzione di potenziare l'aspetto musicale e quello stravagante del libro di Carroll, il primo obiettivo fu di provare a recuperare il suo sogno adolescenziale, ossia la tecnica mista, ma stavolta con Ginger Rogers nel ruolo della protagonista.
Dopo vari provini e tentativi, però, anche questa volta l'idea tramontò, perché difficilmente si sarebbe potuta rendere giustizia a quello che Disney avrebbe voluto realizzare con Alice.

Molti dei personaggi vennero così riproposti con l'intenzione di sposare un movimento molto più danzante: basti pensare al dodo, reinventato nel Capitan Libeccio, autore della sua maratonda, la corsa per asciugarsi dopo la mareggiata, o anche all'intervento di Pinco Panco e Panco Pinco, che nel raccontare le loro morali prevedono dei movimenti danzanti, fino ai saltelli squinternati del Leprotto Bisestile e del Cappellaio Matto.

In ultima analisi lo stesso Bianconiglio nelle sue corse riesce a intonare una melodia che è diventata iconica nel gergo popolare.
Tutti i personaggi, persino le carte da gioco che stanno dipingendo le rose bianche in rosse per accontentare la regina e sfuggire alla pena capitale, hanno bisogno di esaltare il ritmo e la forza evocativa della musica, mettendo in secondo piano le problematiche che vivono.

Censure e scene tagliate: il taglia e cuci di Disney

Disney fu talmente ossessionato dall'intenzione di potenziare la presenza musicale alla base del film che arrivò a cancellare alcune scene proprio perché fuori dal ritmo: un esempio fu quella in cui Alice fa starnutire la Duchessa Brutta facendo piangere il suo bambino e spingendo la cuoca a lanciare pentole e padelle in direzione del pargolo.
Un segmento che invece Richard Trueblood, nel 1988, pretese di inserire nella sua versione di Alice, mediometraggio arrivato in Italia solo in VHS, con uno stile molto particolare e altrettanto onirico.
Venne poi eliminato il Ciciarampa, personaggio che Tim Burton fece pesare molto nell'ecosistema della sua trasposizione cinematografica del 2010, al quale venne però preferito un ampio spazio per il tricheco e il carpentiere.
Il poema, che era stato pubblicato all'interno del romanzo più noto dell'autore, venne inserito da Disney per esaltare ancora una volta Carroll, che con il suo poemetto scritto nel 1871 viene ancora oggi ricordato come il più illustre tentativo di nonsense.
Eppure, difendendo per un attimo le idee visionarie di Carroll, era facile capire l'allegoria raccontata dall'autore inglese di quello che era l'inganno della religione a scapito dei popoli: la religione occidentale rappresentata dal carpentiere, quella orientale nei panni del tricheco, e le ostriche per il popolo.

La minuziosità del lavoro svolto dal punto di vista della colonna sonora portò Walt Disney a far realizzare circa 30 canzoni, delle quali molte furono poi gettate via, pur arrivando a un numero altissimo di 20 utilizzate, un quantitativo inaspettato per l'epoca.
Tra queste anche "Beyond the Laughing Sky", che doveva essere la canzone cantata da Alice a inizio del film: a Disney non piacque del tutto, ma decise comunque di riutilizzarne almeno la melodia, facendola diventare la famosa "La seconda stella a destra" dei titoli di testa di Peter Pan.

Alice nel Paese delle Meraviglie fu il tredicesimo Classico di Disney, quello al quale l'autore era più affezionato, proprio per esser stata la sua prima grande idea di trasporre un libro in un'opera cinematografica.
All'interno del Classico si possono notare tantissimi aspetti sui quali Walt si concentrò per esaltare ancora di più molte delle caratteristiche che furono alla base della follia della stessa Alice.

Allo stesso tempo, però, dovette confrontarsi con la censura dell'epoca, quella che d'altronde aveva a più riprese bloccato l'espressione del sangue nei film americani (chiedete, per esempio, a Hitchcock e al suo Psycho).
Nella scena del non-compleanno, quando il Cappellaio Matto e il Leprotto bisestile stanno mettendo a posto l'orologio del Bianconiglio, il cipollotto viene colpito a morte e spruzza marmellata in ogni dove.
La censura fece notare a Disney che quegli schizzi potevano essere ricollegati troppo facilmente al sangue e a una testa spiattellata dal colpo di martello del Leprotto, quindi la pellicola in quel frangente passa in bianco e nero, così da coprire qualsiasi tipo di allegoria col sangue in quei pochissimi secondi.

Il target di Disney: la famiglia e la massificazione

La critica accolse Alice in maniera molto timida e scettica: diversamente da quanto avvenuto con Pinocchio, dove la letteratura italiana non si scatenò contro Walt Disney che aveva avuto il merito di massificare la conoscenza del romanzo di Collodi soprattutto al di fuori dell'Europa, tutti gli scrittori inglesi andarono a difendere Carroll e la sua opera.
Disney non si curò eccessivamente delle critiche ricevute, proprio perché aveva previsto quale sarebbe stata la reazione dei diretti fan di Carroll.
Il suo progetto era rivolto, ancora una volta, alle famiglie, a un pubblico più vasto, che avrebbe dovuto apprezzare l'elaborazione musicale e anche dell'animazione in sé.
C'è inoltre da aggiungere che il cineasta americano si era oramai abbastanza abituato alle critiche e alle accuse provenienti dal resto del mondo, soprattutto dopo esser stato additato come snob con l'uscita di Fantasia.
Purtroppo Alice non riuscì a raggiungere il budget di 3 milioni spesi, arrivando a totalizzarne 2,4 al botteghino americano.

Il più grande problema che albergava nella storia di Alice era stata la volontà, da parte di Disney, di mettere insieme cinque stili diversi, affidati a cinque registi che provarono a realizzare delle scene sempre più pazze delle precedenti, il che lasciava quasi intendere vi fosse un'assenza di linea corale e di unità di intenzione nel raccontare una storia che già di per sé era un novero di situazioni sopra le righe, quasi a dar vita a una sit-com in un mondo surreale.

Alice rientra in ogni caso nel periodo di maggior successo della Walt Disney Production.
Anche se il botteghino non fu gentile, negli anni Alice è diventato un cult dell'animazione, figlio di quel periodo che vide l'azienda di Los Angeles prendere il là con Peter Pan, Cenerentola, La spada nella Roccia, La carica dei 101 e così via.
Tutto ciò permise a Disney di mettersi alle spalle un periodo di grande difficoltà creativa ed economica, coincisa con l'arrivo dei Classici episodici come Saludos Amigos, Lo scrigno delle sette perle e Musica Maestro, tutte produzioni a basso costo, che vennero messe a tacere proprio con l'arrivo di Alice al cinema.
Uno spartiacque direttamente dal passato pronto a soddisfare le volontà di un ventenne che sognava di conquistare l'immortalità.