Nel mirino di Jason Bourne: gli agenti segreti indimenticabili

Una carrellata 'top secret' su quelle spie che hanno invaso piccoli e grandi schermi e hanno alimentato, da sempre, le nostre fantasie di avventura.

speciale Nel mirino di Jason Bourne: gli agenti segreti indimenticabili
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Benvenuti alla nostra guida (in due parti, semi-seria e per sua natura non esaustiva) che vi aiuterà a districarvi tra agenzie di spionaggio improbabili, gadget incredibili, doppio-triplogiochisti e chi più ne ha, più ne metta. Purtroppo, di sicuro lasceremo fuori qualcuno dei vostri beniamini sotto copertura, ma siete liberi di suggerirci nomi e imprese delle vostre spie preferite nei commenti, e magari vedremo di riparare al torto, pensando magari ad un'espansione successiva a questa disamina. E no, ve lo diciamo già da ora, non metteremo una galleria con le Bond Girls, che poi non ci dormite la notte.

Napoleon Solo

Dalla penna di Ian Fleming, creatore di 007, analizziamo brevemente Napoleon Solo, protagonista del recente The Man from U.N.C.L.E. (Operazione UNCLE) di Guy Ritchie. Napoleon Solo nasce però come personaggio di una serie tv degli anni '60, omonima del film, la cui caratteristica principale è quella di accoppiare l'agente americano con la spia russa Illya Kuryakin, in una collaborazione conflittuale, tipica dei buddy cop movie, il tutto ambientato all'apice della Guerra Fredda. Il personaggio fu inizialmente creato da Ian Fleming come una versione per il piccolo schermo di James Bond, con cui condivide il fascino, l'esser sofisticato, l'efficienza ed una debolezza marcata per il gentil sesso, in tutto per tutto simile a quella dell'agente segreto dell'MI6. Ma a differenza dell'agente britannico, Solo è meno intenso e brutale, e possiede un atteggiamento più compassato e rilassato. In principio Solo doveva rappresentare il focus primario della serie, ma con il progressivo aumento di popolarità della sua controparte russa, fu concesso uno screentime più equilibrato alla coppia di spie, ed il focus fu spostato sulla chimica venuta a crearsi davanti alle telecamere tra i due personaggi. Questa è la base di partenza da cui nasce la trasposizione filmica di The Man From Uncle. Questa versione di Solo, interpretata da Henry Cavill, differisce dalla sua controparte televisiva, essendo qui un ex soldato che ha combattuto durante la seconda guerra mondiale tenendo una condotta non proprio esemplare, avendo trafugato alcune opere d'arte. Dopo esser stato condannato per I suoi crimini con una sentenza di quindici anni di prigione, gli viene offerta la libertà in cambio del suo arruolamento fra le fila della CIA. Il film è ambientato nel 1963, con Solo che, mentre lavora sotto copertura dietro la cortina di ferro per la CIA, incrocia sul suo cammino l'agente sovietico Kuryakin con cui, senza rivelare troppo della trama, finirà per formare un'insolita alleanza per proteggere una giovane ragazza dai malintenzionati di turno. Quello che aveva funzionato per la serie, però, secondo la critica non ha funzionato per il film, ovvero l'alchimia tra i due protagonisti appare forzata ed innaturale, e quindi le differenze caratteriali tra che costituirono il cuore della serie, non emergono e non lasciano il segno sul grande schermo. Bisogna anche aggiungere che la figura di Napoleon Solo, sebbene sia meno nota dalle nostre parti, ha avuto un forte impatto oltreoceano ed anche in alcune zone d'Europa. Curiosità: restringendo il tutto al solo ambito musicale ci sono due band che si chiamano Napoleon Solo, una band ska danese, ed una indie pop band spagnola, e c'è anche un pezzo intitolato al protagonista della serie della band di El-Paso, gli At The Drive In... (lo ammettiamo: il paragrafo su Napoleon è solo una scusa per inserire il seguente video!).

Jason Bourne

Impossibile non includere nella nostra prima lista dei migliori agenti segreti del cinema il nostro smemorato protagonista, da poco sugli schermi, Jason Bourne. È lui la fonte d'ispirazione primaria, quindi se avete qualcosa da ridire, provate ad andarglielo a dire in faccia. Chi è Jason Bourne? Nato dalla penna di Robert Ludlum, è protagonista di dodici romanzi e quattro film, tutti interpretati da Matt Damon. E lasciamo alle sue diplomatiche parole il compito di introdurci il personaggio, mettendolo a paragone con il più illustre dei colleghi: "Bond è parte del sistema. Lui è un imperialista ed un misogino, e si diverte ad uccidere le persone, poi si siede e comincia a trangugiare Martini. Non sarà mai la stessa cosa con quello che facciamo qui, perchè Bourne è un soggetto che è contro l'establishment, che è paranoico ed è in continua fuga." Non sappiamo molto del passato di Bourne, se non quel poco che riusciamo a ricostruire nei primi tre film: nasce col nome di David Webb, addestrato dai Berretti Verdi, passa poi ad un corso di addestramento speciale chiamato Operazione Treadstone. Al contrario di molti agenti segreti che vedremo in seguito, Bourne non dispone di un set di armi avveniristico, perché è lui stesso l'arma. Insomma, se la vogliamo dire alla Maccio Capatonda, quest'uomo c'ha i pugni nelle mani. Altri segni distintivi: durante gli inseguimenti tende a sfondare finestre di abitazioni private a random, e parla poco, molto poco. Tant'è che Matt Damon durante un'intervista promozionale per l'ultimo film ha scherzato dicendo di avere soltanto 25 linee di dialogo. Ma prima del ritorno di Damon al franchise del sicario che ha problemi a ricordare dove ha parcheggiato la macchina, chi è stato l'erede designato di Bourne?

Aaron Cross

Ecco a voi Aaron Cross, membro di una task force black ops del Dipartimento della Difesa, chiamata Operation Outcome. Qui le affiliazioni sono più chiare, così come lo è il motivo della fuga del personaggio portato sullo schermo da Jeremy Renner, e la colpa è tutta di Jason Bourne. Dopo aver reso pubbliche le task force sotto copertura che abbiamo già citato, nel terzo film della serie, alcune cariche governative decidono di fare tabula rasa, eliminando gli agenti che di tali operazioni erano membri, tra cui il nostro Aaron Cross. Qual è la differenza tra quest'ultimo ed il titolare di serie? Beh, senza starci a girare troppo attorno, l'agente Aaron Cross è dopato! L'obbiettivo dell'Operation Outcome, di cui Cross fa parte, è quello di dispiegare agenti altamente addestrati e geneticamente modificati per operazioni d'intelligence dedite alla raccolta d'informazioni in territori estremamente ostili. Ad ogni operativo Outcome vengono fornite due pillole (Chems) che servono a potenziare le abilità dell'asset, queste pillole creano dipendenza, in modo tale che ci sia sempre una maniera di tenere sotto controllo tali assett ed impedirgli di disertare. Abbiamo la pillola blu che accresce le capacità intellettive, mentre quella verde ha il compito di potenziare le caratteristiche fisiche dell'agente. Sempre sulle differenze con Bourne, è lo stesso Renner a dire la sua: "Aaron Cross è un tizio che vuole far parte di qualcosa. È completamente all'opposto di dove si trova Jason Bourne. Bourne sta solo tentando di scoprire chi diavolo sia, mentre Aaron Cross sa esattamente chi è. Sa davvero cosa vuole fare, ed è esser parte integrante del suo team." Ora, quello che ci chiediamo tutti, in tempi in cui quella crossover è una delle regole auree di Hollywood, vedremo mai interagire sul grande schermo il dopato con lo smemorato? Matt Damon sembra aver messo a tacere tutti i rumor a proposito di un film che includa entrambi gli assett, ma sperare non costa nulla.

Ethan Hunt

Che dire di quest'uomo che non sia già stato detto? Ma che dire soprattutto di quel pazzo maledetto che lo interpreta, un tale di nome Tom Cruise... Perché? Beh introduciamo brevemente la figura di Ethan Hunt e poi vediamo perché le sue imprese sul grande schermo sono degne d'esser ricordate. Ethan Hunt è un agente operativo dell'IMF (Impossible Mission Force), un ramo speciale della C.I.A. che, come lascia intuire il nome, si occupa di missioni dalla non proprio sicura riuscita. Nel corso delle cinque iterazioni cinematografiche veniamo a sapere poco della backstory dell'agente Hunt, ma quello che è importante sapere è quello che vediamo direttamente sullo schermo e oltre. Cos'è che rende unici i film dedicati all'agente dell'IMF? Ma naturalmente gli incredibili stunts, girati dallo stesso Tom Cruise, che di norma preferisce non avere controfigure. Vi ricordate di quella corsetta orizzontale su di un lato del Burj Khalifa, il più alto grattacielo del mondo, in Mission Impossible Ghost Protocol? Cruise per poco non ci lasciava la capoccia, raccontando lui stesso di aver sbattuto più volte sulla facciata del palazzo nel Dubai, per tentare di trovare il movimento giusto per una ripresa migliore. Cruise racconta divertito di come il regista Brad Bird fosse preoccupato, e che lui gli ripetesse continuamente: "Tutto ok, tutto ok! Sto bene, continuiamo a girare." Per tranquillizzarlo. Ma non è finite qui, ci sono stati degli incidenti anche più seri durante le riprese degli altri film del franchise. Cruise ha urtato la testa durante le riprese del primo Mission: Impossible, si è lussato una spalla durante il secondo capitolo, e si è incrinato alcune costole mentre girava il terzo. Nel dettaglio, nel primo film, lo stunt più pericoloso che ha spaventato il regista Brian De Palma e la produttrice del film, è stata l'esplosione del gigantesco acquario nel ristorante, con un'enorme ondata d'acqua e frammenti di vetro che hanno investito Tom Cruise. Lui ne è uscito quasi incolume, uno stuntman non è stato altrettanto fortunato visto che un pezzo di vetro gli ha causato un taglio profondo ad una gamba. E ricordiamo anche la scena di apertura di M:I II in cui Ethan Hunt sta scalando la Dead Horse Point nello Utah; secondo John Woo è stata una delle scene più difficili che ha girato in carriera, ed era talmente terrorizzato, che non riusciva a guardare all'interno della camera, mentre le scene venivano girate, nel timore che il suo protagonista scivolasse nei 2000 piedi di vuoto sotto di lui. Nessuno riuscì a persuadere Cruise ad utilizzare uno stuntman per questa scena, e proprio durante questa sessione di riprese, che mentre stava atterrando dopo un salto da un burrone, si lussò la spalla. E vogliamo parlare dello stunt in cui è rimasto appeso per davvero ad un aereo in fase di decollo? Be', forse abbiamo reso l'idea.

James Bond

Volete scatenare una guerra termonucleare nel vostro salotto? Provate a buttare lì, in una casuale discussione con amici cinefili, la Domanda: non una qualsiasi, ma quella con la D maiuscola. Chi è il miglior Bond di sempre? Non è di certo questa la sede per discutere l'annosa questione, e poi tutti sanno che la risposta è Timothy Dalton! E non vogliamo nemmeno farvi un breve profilo su James Bond, tanto sapete già tutto, e sarebbe solo reiterare l'ovvio. Qui vogliamo concentrarci su di uno degli aspetti più fighi, che hanno reso intramontabile il mito di 007, indipendentemente da chi lo interpreti. No, ve lo ripetiamo, non stiamo parlando delle Bond Girls... anche se qualche foto di Eva Green forse la mettiamo, ma solo perché è Eva Green. Parliamo dei folli gadget dell'agente segreto al servizio di sua maestà. Vogliamo parlare degli orologi? Bond ne ha per tutte le occasioni: dall'elegante orologio-garrota (Dalla Russia con Amore), pratico per strangolare l'avversario di turno e per fare bella figura con le signore ad un aperitivo, all'orologio-magnetico (Vivi e lascia morire), utile per deflettere i proiettili ma non solo: metti che stai uscendo dalla tua suite ed hai lasciato le chiavi dell'Aston Martin dall'altra parte della stanza, che fai, torni indietro? Lo stesso orologio è poi dotato di una mini sega elettrica circolare, usata per divincolarsi da legami troppo stretti. E poi l'orologio con fax incorporato ne "La spia che mi amava", l'immancabile orologio con esplosivo, quello col laser, e quello con detonatore remoto. Lasciateci citare, anche se non è un gadget utilizzato da Bond, la fantastica cornamusa lanciafiamme intravista ne Il mondo non basta, di cui ci chiediamo quale possa esserne l'utilizzo pratico, o l'incredibile scopa-radiotrasmittente usata da Q in Licenza di uccidere. Ultimo, ma non per importanza, ricordiamo il ridicolo travestimento da coccodrillo usato da Roger Moore in Octopussy - Operazione Piovra, che in realtà era un mini-sommergibile, usato per muoversi in acqua senza destare sospetti (?!?).

Qui finisce la prima parte. Nella seconda ci dedicheremo alle bizzarre versioni parodistiche dei nostri eroi, spesso più scanzonati ma, in sostanza, altrettanto letali e indimenticabili. Attraverseremo diversi periodi storici, dalla Swinging London degli anni '60 ai giorni nostri, per arrivare ad una piccolo gioiellino, che chi è cresciuto negli anni '80 ricorderà sicuramente.

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