Nel mirino di Jason Bourne: agenti diversamente speciali

Seconda parte della rassegna dedicata al mondo delle spie: prendiamo in esame quegli agenti che hanno sovvertito le figure storiche dello spionaggio!

speciale Nel mirino di Jason Bourne: agenti diversamente speciali
Articolo a cura di

Dopo una prima parte dedicata alla cinematografia più seria sui film di spionaggio, ci dedichiamo ai quelli che hanno preso i contenuti, gli stilemi, i cliché di quel tipo di cinema, e ne hanno sovvertito gli esiti. E si va dalla parodia più becera e demenziale (ma non per questo meno divertente) a rappresentazioni più sofisticate, ironiche, dal taglio moderno, che hanno offerto un diverso approccio, ciascuno a suo modo, allo spy-movie. Viaggeremo attraverso tre decadi e mezzo, osservando il modus operandi delle spie britanniche negli anni più vicini a noi, facendo una capatina negli anni 90 per una brillante action-comedy, per finire la nostra corsa negli anni '80, riscoprendo un paio di agenti, uno noto e l'altro meno, che hanno allietato l'infanzia di molti soggetti della cosiddetta Generazione X. Anche qui c'erano una marea di personaggi che avremmo voluto includere, ma non sarebbe stato un articolo, quanto un trattato enciclopedico, quindi siate clementi se non doveste trovare i vostri beniamini.

Harry Hart a.k.a. Galahad

Perchè il personaggio interpretato da Colin Firth in Kingsman: Secret Service è inserito in questa lista? Beh, chi ha visto il film può immaginarlo, per chi non l'ha visto, non prosegua la lettura perché qui si spoilera di brutto... ma recuperate il film, assolutamente! Harry Hart è un agente dei Kingsman, nome in codice Galahad, ovvero uno dei cavalieri della tavola rotonda che si dedicò alla ricerca del Graal. Questa è una delle caratteristiche distinctive dei Kingsman, poichè oltre a Galahad verremo a conoscenza di svariati altri personaggi I cui nomi in codice derivano dalle leggende arturiane, tra cui Merlino (Mark Strong), Lancillotto (Jack Davenport) e Artù (Michael Caine), e viene nominato di sfuggita anche Percival. Altri segni distintivi: secondo La Guida al Gentiluomo, i gentlemen, ovvero gli agenti operativi, devono attenersi ad un codice di regole: un gentleman non deve mai vantarsi delle proprie conquiste; non deve discutere di questioni private; un gentleman non discute in pubblico con nemici o ex; se si chiede aiuto ad un gentleman non ci si può rifiutare, che si tratti di aprire una porta, pagare il conto o chiamare un taxi per la mattina dopo; e così via con altre indicazioni fra cui non rispondere a persone maleducate, esser sempre ironici e sagaci durante le conversazioni, ed avere la capacità mentre si discute con una persona di farle domande non invasive per spostare l'attenzione su di lei, facendola sentire la persona più interessante del mondo, che la cosa sia vera o meno. Oltre le regole, i gentleman hanno anche l'immancabile equipaggiamento per tirarsi fuori dagli impicci più letali: Galahad dispone del suo elegante vestito, cucito su misura, a prova di proiettile e resistente ad attacchi con lame in scontri corpo a corpo; un accendino che è in realtà una granata, scarpe di classe con coltello a scatto imbevuto di una tossina letale; occhiali che trasmettono in diretta al quartiere generale dei Kingsmen tutto quello che l'agente operativo vede; ed infine il fantastico ombrello, che aperto può essere uno scudo parziale contro i proiettili, e può esser impiegato anche come un'arma poiché capace di sparare una pallottola stordente. Ma torniamo al perché l'abbiamo incluso in questa lista. Galahad è un figo. E poi non è da tutti i giorni vedere una spia tutta di un pezzo uscire di senno e fare un massacro! Stiamo parlando, naturalmente, dell'indimenticabile scena della chiesa, scena che ha richiesto ben sette giorni di riprese per esser completata, una scena in cui il nostro Galahad, controllato dal villain del film, fa fuori 58 persone (sì, le hanno contate), una scena che, a causa della sua brutalità, è stata interamente rimossa in alcuni paesi, come il Vietnam. Tra questa parte folle del film e la cavalcata finale della famiglia Firefly ne La Casa del Diavolo di Rob Zombie, di certo adesso ascoltare Free Bird dei Lynyrd Skynyrd assume tutto un nuovo significato. Dite che c'è pure il finale del film di Cameron Crowe, Elizabethtown, con Legolas? Quello non conta, è troppo poco disturbante.


Austin Powers

Noto anche come il controspione, o la spia che ci provava, passiamo ad occuparci di Austin Powers, creato dalla mente "malata" di Mike Myers, e protagonista di una trilogia uscita fra il 1997 ed il 2002. Non male per un personaggio che nasce come parodia di James Bond, Harry Palmer e tanti altri personaggi e film del genere spionistico e che prende in giro tanti altri elementi della pop culture contemporanea e non. In realtà, sulla creazione del personaggio, Mike Myers ha rivelato, durante alcune interviste, di essersi ispirato al suo mondo famigliare: suo padre amava molto guardare commedie inglesi con attori come Peter Sellers e Alec Guinnes, così Myers ha sempre voluto interpretare un personaggio inglese in una commedia; ha aggiunto che una volta, tornando a casa dopo un allenamento di hockey, cominciò a flirtare con la moglie fingendo un accento inglese, la moglie lo trovò irresistibile e lo invitò a scrivere qualcosa, pensando fosse una buona idea: quel qualcosa si rivelò poi esser la sceneggiatura del primo film della serie. Chi è il buon Austin? È il classico agente segreto al servizio della famiglia reale britannica, che viene congelato negli anni sessanta con una procedura sperimentale di criogenesi, per poi esser risvegliato negli anni '90. Donnaiolo, difensore del concetto dell'amore libero, ama fare festa, insomma incarna spiritualmente ed anche esteticamente tutti i canoni della cultura hippie e di quella della Swinging London. Ma sono i numerosi personaggi di contorno il punto di forza e quello che resta nella memoria della trilogia di Austin, a partire dagli altri tre personaggi sempre impersonati dal camaleontico Myers: Ciccio Bastardo, scagnozzo sovrappeso dai gravi problemi di flatulenza e dalle maniere volgari, che alla fine del terzo film troverà la redenzione ed un peso forma invidiabile grazie ad una inusuale dieta dissociata (fatta di panini della Subway); Goldmember, cattivo del terzo film (nonché chiara parodia del noto nemico di James Bond, Auric Goldfinger), che ha perso i genitali in un incidente in fonderia, da cui il nome; ed infine il mitico Dottor Male, la nemesi di Austin, sempre di chiara ispirazione bondiana, in questo caso di Blofeld di Si vive solo due volte, che si scoprirà esser il fratello gemello dell'agente inglese, creduto morto dopo un attentato; ed altrettanto indimenticabili sono i suoi scagnozzi: l'inseparabile Mini-Me, il suo clone nano, il figlio ribelle Scott Male, che è sempre fonte di delusione per il padre in quanto non abbastanza malvagio, Numero Due, suo braccio destro, e Frau Farbissina, con cui ha una torbida relazione. E non ci dimentichiamo assolutamente delle tre virtuose fanciulle che accompagnano Austin nei suoi exploit cinematografici: Vanessa Kensington (Elizabeth Hurley), Felicity Shagwell (Heather Graham) e Foxxy Cleopatra (Beyonce Knowles).

MacGyver/MacGruber

Allora, qui mettiamo le cose in chiaro da subito, possiamo scherzare su chi sia il migliore Bond, possiamo prenderci poco sul serio su tutto, ma... c'è solo un MacGyver! E quel MacGyver è Richard Dean Anderson, non c'è reboot che tenga. Nessuno può rimpiazzare nei nostri cuori l'uomo che con un rotolo di carta igienica ti faceva una bomba a mano. Angus MacGyver, meglio noto come Mac, è un agente segreto che lavora per la Fondazione Phoenix, ma che è stato addestrato da un dipartimento segreto del governo Usa; esperto nella "risoluzione creativa" di problemi, disprezza l'uso delle armi, per ricorrere, quando possibile, a soluzioni non conflittuali; ha un background come scienziato, parla fluentemente una mezza dozzina di lingue, e porta sempre con sé un coltellino svizzero e del nastro adesivo. A cosa servono? Andiamo a fare qualche esempio: nell'episodio La Talpa, usando due candelabri, la corda di un microfono ed un tappetino di gomma, il buon Mac crea un defibrillatore artigianale per rianimare un suo amico; in Una lenta morte, con uno stetoscopio, un misuratore di pressione ed una sveglia portatile mette su una macchina della verità che fa trillare la sveglia ogni volta che qualcuno mente; e poi la mongolfiera con colla fatta in casa, cassonetto, bombola del gas e stracci, e poi catapulte, deltaplani, ogni tipo di bomba possiate immaginare (una anche alla vodka!), diversivi per armi a ricerca termica. Ma su tutti, la più geniale è la bara "moddata", che si trasforma in jet ski son la semplice pressione di un interruttore. Vedere per credere. Doveroso citare anche la parodia del nostro Mac, arrivato sul grande schermo per mano di Will Forte e Jorma Taccone nel 2010, ovvero MacGruber, dedicato all'omonimo agente per operazioni speciali. In realtà MacGruber non nasce come personaggio filmico, bensì le sue origini risalgono ad una serie di sketch del Saturday Night Live, sempre scritti ed interpretati da Will Forte. Da segnalare nel film il divertentissimo personaggio Vicki St. Elmo, assistente di MacGruber, interpretato da Kristen Wiig.


Harry Tasker

È James Cameron, con la sua action comedy True Lies, a regalarci nel 1994 un altro memorabile personaggio. Harry Tasker conduce due vite parallele: in una lavora in operazioni sotto copertura per il governo degli Stati Uniti all'interno di una task force chiamata Settore Omega, con i suoi colleghi Albert Gibson e Faisal, sotto il comando di Spencer Trilby, figura ispirata al colonello Nick Fury, della Marvel; nella seconda conduce un'esistenza tranquilla, con la moglie Helen (la splendida Jamie Lee Curtis) e la figlia Dana (Eliza Dushku, in uno dei suoi primi lavori per il cinema) totalmente ignare della sua vera professione, convinte del fatto che Henry sia solo un noioso venditore di computer, che viaggia spesso per ragioni aziendali. In un'intervista James Cameron ha raccontato che la sceneggiatura gli era stata portata dallo stesso Arnold Schwarzenegger, che era rimasto molto colpito dal personaggio di Henry Tasker; Cameron all'epoca fu shockato dall'episodio, perché non aveva mai visto il buon Arnold scegliere uno script basandosi solo sull'interesse verso un personaggio. Bisogna anche aggiungere che la storia si rifaceva ad una commedia francese, Le Totale, in cui il protagonista, che in apparenza alla famiglia sembra esser un banale impiegato in un'azienda di telecomunicazioni, si rivela esser poi una spia. Tornando al buon Schwarzy, da ricordare la sparatoria con i terroristi nei bagni, il successivo inseguimento a cavallo fra i corridoi e le hall di un albergo di lusso, la messinscena spassosa messa su da Herny per terrorizzare il personaggio di Bill Paxton, che tenta di sedurne la moglie promettendole quei brividi che un comune rappresentante non poteva dargli. A detta di Arnold, tutte le sequenze d'azione che puntellano il film non sono state per lui la cosa più difficile da girare. La più grande sfida che ha dovuto affrontare non sono stati, quindi, gli stunt, ma la scena in cui si doveva esibire in un tango, per cui ha dovuto prendere delle lezioni di danza, e ha dovuto provare la scena del ballo per quasi sei mesi, affinché la performance fosse credibile.

Michael Corben

Concludiamo il nostro excursus con un film a cui siamo legati con forte nostalgia, un film che rientra nella categoria "roba che passava ogni estate almeno una volta di mattina su Italia 1"; stiamo parlando di Un agente segreto al liceo, film del 1991 di William Dear con Richard Grieco. Nel film facciamo la conoscenza di Michael Corben, che con il resto della sua classe parte per un viaggio organizzato per la Francia, dove, per un caso di ononimia degno dell'affaire Martha Kent, finisce invischiato in un intrigo internazionale: l'agente Michael Corben è stato appena eliminato dal malvagio Augustus Steranko. Ma quando le spie di quest'ultimo scoprono che un altro Michael Corben è vivo e vegeto ed è appena arrivato in Francia, il nostro liceale verrà incalzato sia dai buoni che dai cattivi. Da un lato il governo britannico lo assolderà, e gli fornirà il solito set di gadget improbabili, con la ricorrente gomma/esplosivo al plastico, gli occhiali a raggi x, le scarpe adesive che gli permettono di camminare sul soffitto, e un'auto con lanciarazzi ed altre diavolerie. Dall'altra Steranko gli manderà contro alcuni suoi assassini, tra cui la tipica femme fatale, e il tizio-armadio che parla poco ed è in pratica indistruttibile. Aldilà di tutti i topoi del cinema di spie che vengono ripresi e rivisti, la forza del film sta proprio nella sua ingenuità e nel suo tono leggero, scanzonato, che ne consentono ciclicamente una nuova visione, che non pesa mai. Se andiamo a spulciare i crediti del film, poi, scopriamo che in sede di sceneggiatura c'è anche la mano di Fred Dekker, autore di quel piccolo capolavoro che è Scuola di Mostri, e che, dopo due abbondanti decadi di assenza, presto dovrebbe tornare a scrivere con Shane Black per il nuovo Predator, in casa Fox.

Che voto dai a: Jason Bourne

Media Voto Utenti
Voti: 8
7.4
nd