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Mysterio in Spider-Man: Far From Home, costruzione di un eroe moderno

Interpretato da un ottimo Jake Gyllenhaal, uno degli storici e più amati villain di Spider-Man viene ripensato per essere figlio dei tempi moderni.

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Credere nell'impossibile. Sembra essere questa una delle principali chiavi di lettura del nuovo Spider-Man: Far From Home, che si rivela essere una perfetta evoluzione del precedente Homecoming, ancora più dedito alla commedia, alla parodia degli stereotipi e delle dinamiche relative alla Generazione Z, che sono i nati dopo il 1995. Gli appena ventenni immersi costantemente nella tecnologia smartphone, cresciuti più velocemente e diversamente persino rispetto ai Millennials, che hanno dovuto adeguarsi all'evoluzione in atto con maggiore sprint in confronto alle generazioni precedenti.
È una trasposizione che attinge a un relazionarsi adolescenziale e ormonale, istintivo e spesso innocente, volutamente tale per dare peso a un contraltare tematico invece molto adulto, tipico della scrittura di Chris McKenna, che sfruttando una maturità appena sbocciata tocca problematiche e criticità davvero molto attuali, mettendole direttamente al centro della storia. Impossibile parlare bene di Spider-Man: Far From Home ignorando la raffinata penna dello sceneggiatore, che raccontando un mondo giovane ma allo sbando, bisognoso di speranza e - appunto - di credere in qualcosa di vero, autentico e finanche di tragico, sceglie con poca cautela i propri miti o eroi. È in questo meccanismo di filtri e percezioni che McKenna e Jon Watts introducono allora una ricostruzione cinematografica semplicemente brillante di Mysterio, interpretato da un ottimo Jake Gyllenhaal in forma smagliante.
[ATTENZIONE, IMPORTANTI SPOILER A SEGUIRE!]

Il limite della fiducia

Sovvertendo il canone fumettistico correlato al misterioso (di nome e di fatto) personaggio nato dall'immaginazione di Steve Ditko e scritto da Stan Lee (autori a cui è interamente dedicato il progetto), sceneggiatori e regista hanno tentato di impalcare una nuova e interessante dinamica relazionale tra Peter e Quentin Beck, lasciando diventare quest'ultimo un impavido guerriero di un'altra dimensione del Multiverso, Terra-833. Giunto nel nostro mondo, ha unito le forze con Nick Fury per sconfiggere la minaccia degli Elementali, entrando in contatto con Spider-Man e instaurando con lui un rapporto di fiducia e rispetto. Partner fuori e dentro il campo di battaglia, tra una mossa acrobatica eccezionale e un bicchiere da vecchi compagni al pub, tanto che Peter comincia a vedere in lui il degno successore di Iron Man. Beck del resto ricorda direttamente Tony Stark: nel costume, nel look, nella profondità emotiva e in quel fare tra l'amichevole e il paternalistico che tanto serve a un ragazzo pieno di dubbi e paure come Peter, che anche indossando il suo costume non può mascherare se stesso, i propri limiti e le sue debolezze.

Mysterio è insomma il salvatore adatto ai nostri tempi, quello a cui sia lo S.H.I.E.L.D. che Spider-Man decidono di affidare le speranze di un futuro migliore, identificando in Beck un vero, genuino e forte leader di un nuovo gruppo di eroi; peccato che ogni parola detta da Quentin sia in realtà un bugia, ogni sua azione un'illusione e che proprio Tony sia in realtà la causa della sua follia.
Trattandosi di Mysterio, l'inganno era ovviamente dietro l'angolo, almeno per i conoscitori (sia hardcore che superficiali) del personaggio.

Nei fumetti, infatti, Beck è una mente geniale laureatasi al MIT e appassionato di effetti speciali, grande amante del cinema e della finzione scenica, sia tecnica che narrativa. Divenuto stuntman di Hollywood e curatore dei VFX, Quentin comincia pian piano ad annoiarsi della sua carriera, intercettando nel mancato riconoscimento del suo lavoro una della cause scatenanti del suo disagio. Prova così a passare alla recitazione e qui precipita direttamente nel baratro dell'anonimato, lui così sagace, preparato, meritevole, guardando al fenomeno Spider-Man (dilagante) come a un impostore mediatico, un fastidioso ragnetto svolazzante imparagonabile alle sue virtù. Decide così di screditarlo sfruttando il controverso Daily Bugle (la prima scena post-credit di Far From Home riprende proprio questo) e poi di ucciderlo, in modo da manipolare la percezione pubblica, illudere il mondo e passare agli occhi di tutti come un vero supereroe.

Cervelli ribelli

Ieri come oggi, la storia di Mysterio resta sublime e attuale. Gioca al contempo con i sentimenti e con la manipolazione dell'informazione e della realtà, che invece oggi più di ieri è al centro di un sempreverde dibattito, recentemente correlato al dilagare delle fake news e a una crisi socio-culturale con diramazioni globali. Si crede praticamente a tutto e non c'è il costante impegno nel soffermarsi a ragionare sull'assurdità di alcune situazioni o presunti fenomeni pericolosi, il che ha permesso a Chris McKenna di riadattare in chiave più eccentrica e contemporanea un fenomenale villain come Quentin Beck, la cui rilettura cinematografica è il perno su cui poggia l'intera impalcatura narrativa di Far From Home.
Senza tradire inutilmente il canone fumettistico, il Mysterio di Gyllenhaal resta una mente geniale ma non legata a Hollywood, bensì a Tony Stark, essendo Beck il creatore della tecnologia RIMBA (vista in Civil War). Si tratta, nel particolare, di un proiettore olografico di ultima generazione, con innumerevoli applicazioni in più settori, che però Tony ha scelto di utilizzare esclusivamente come macchinario per la terapia personale, ribattezzandolo con un nome deprimente e licenziando poi Beck, definito da lui "instabile".

Beh, lo è davvero instabile: egocentrico, pieno di sé, fuori controllo, eppure cova dentro un odio razionale e sensato verso chi, impreparato, meno problematico e lanciato mediaticamente su scala mondiale, ha raggiunto un successo superiore al suo, dopo aver sudato sette camicie per guadagnare un rispetto in realtà mai arrivato. Ed è questo che lo rende in parte simpatetico.

Ribaltando allora il problema, muovendo guerra all'ambiente culturalmente corrotto che lo circonda e senza pensare neanche per un secondo ad analizzare le sue manie, Quentin abbandona la camicia per passare al mantello, l'unico indumento capace di attirare l'attenzione del mondo intero, perché figurativo di un bene al servizio del prossimo, seppur passabile di manipolazione. Andando poi ancora oltre, Chris McKenna lascia diventare Mysterio un'entità composta da più elementi, non solo da Quentin, che ne rappresenta il volto e il cuore.

Gli ologrammi da soli non bastano a creare l'illusione vincente, capace di ingannare persino un paranoico come Nick Fury, così si circonda di menti simili alla sua: ingegnose, acute e bistrattate dalle Stark Industries, raccontando in questo modo una sorta di rivincita dei cervelli messi all'angolo (spesso persino ingiustamente) a causa di poteri più forti di loro, nel caso specifico di un magnate dell'industria tecnologica rivelatosi eroe e salvatore dell'Universo.

Super villain con super problemi

Parafrasando il grande mantra di Stan Lee, anche i nemici devono essere umani e problematici, e non c'è villain più umano di chi sfrutta la propria intelligenza per trasformare la normalità in un super potere. Il Mysterio di Gyllenhaal è proprio questo: un uomo senza particolari abilità che ha spinto la sua genialità al limite per creare qualcosa di impensabile. Incapace però di accettare il fallimento, ha deciso di nutrirsi di risentimento e sfruttare le sue invenzioni e il suo carisma in modo negativo, lavorando assiduamente per apparire come un eroe ma agendo consapevolmente da minaccia, distruggendo città e uccidendo persone innocenti per un tornaconto personale, una vendetta morale insulsa e molto pericolosa.
Quello di Mysterio e Spider-Man è un gioco di specchi in cui realtà e finzione si miscelano continuamente, trasformando l'eroe in cattivo e viceversa, almeno agli occhi di osservatori esterni che non aspettano altro che il prossimo caso mediatico, il fatto di cui discutere, il nemico da additare, anche irrazionalmente, assuefatti alla necessità di credere in qualcosa.
Inabissandosi nel meccanismo dell'informazione soggetta al plagio continuo, Beck si manifesta come il nuovo salvatore del mondo, implodendo d'orgoglio per essere riuscito nell'intento di forgiare un'immagine e una storia credibili, capaci di nascondere una verità intorbidita dalla follia e raffigurata da un personaggio eticamente sconcio e di bassa moralità, che arride alla morte e alla devastazione con fare quasi psicotico.

L'interpretazione di Gyllenhaal regala tante sfumature, passaggi espressivi ed emotivi importanti, dando un quadro schizofrenico e ossessionato di Mysterio, più eccessivo e meno pragmatico dell'Avvoltoio (Michael Keaton), con il secondo che punta all'arricchimento personale mentre il primo a un riconoscimento, al successo. Sono due modi di intendere la crisi economica e dei costumi odierne, lo spingere all'eccesso degli uomini per bene fino a fargli prendere decisioni drastiche e dannose per la società, trasformando il semplice in complesso, il geniale in minaccia e - nel caso di Mysterio - la verità in menzogna.

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