Mulan, un'eroina al cinema: donna, figlia e guerriera

Ora che il live action di Mulan sta per arrivare su Disney+, un approfondimento sull'importanza di un personaggio che ha significato una svolta epocale.

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La decisione della Disney di creare anche la versione live action di Mulan non doveva poi stupirci così tanto, a differenza della scelta di mettere il film su Disney+, stabilendo un precedente inaspettato. La protagonista del 36° classico rimane uno dei personaggi femminili più importanti, significativi e rivoluzionari che la Casa di Topolino abbia mai partorito. Certo, il mercato orientale per il cinema dei nostri giorni è sempre più importante, e l'aver reso questo live action (almeno stando alle dichiarazioni) molto più fedele alla leggenda originale, così come molto più simile al genere wuxia, non è casuale.
Ma Mulan è una ragazza guerriera tra le più famose della storia, e per un'intera generazione di spettatori è stata qualcosa di più di una Principessa Disney. Ha significato per la prima volta vedere una protagonista femminile in un ruolo di peso e sotto una luce totalmente diversa.

La ragazza che diventò un guerriero

La Ballata di Mulan, scritta per la prima volta probabilmente nel VI secolo, è connessa a un'epoca storica particolarmente complicata per la Cina, quando i confini erano minacciati dalle tribù nomadi del nord, da popolazioni come i Rouran o gli Unni, nemesi scelta dagli sceneggiatori nel film del 1998.
La Grande Muraglia fu valicata in più punti, e le dinastie dei regni del Nord della Cina ebbero il loro bel daffare nel tentativo di fermare queste invasioni.
La leggenda narra però che per ben dodici anni alcune delle più grandi vittorie contro gli invasori furono ottenute da un misterioso generale, cocciutamente scapolo e che appariva tanto esile quanto determinato sul campo di battaglia.
Stiamo naturalmente parlando di Mulan, che sotto mentite spoglie scalò velocemente i ranghi nell'esercito degli Wei del Nord, il Regno che più di tutti era esposto agli attacchi. Naturalmente nessuno seppe (fino a guerra finita) che era un donna.
Lo stratagemma fu escogitato dalla giovane Mulan per salvare la vita al padre e al fratello minore (che nel classico Disney non appariva). Il padre era uno stimato guerriero reso parzialmente invalido da ferite di guerre passate, e il fratello minore era ancora un bambino.

Al contrario del cartone Disney, il padre, pur riluttante, diede il suo assenso all'inganno, visto che era importante tenere alto l'onore della famiglia e servire il Regno.
Film e leggenda erano assolutamente allineati nel descrivere il coraggio, lo sprezzo del pericolo, lo spirito indomito e l'arguzia di Mulan, capace di sostenere i durissimi addestramenti dell'esercito imperiale e di usare in modo proficuo l'intelligenza dove i muscoli non bastavano.

Uno spirito ribelle

La Mulan del classico Disney era già uno spirito ribelle ben prima che l'invasione degli Unni la catapultasse in mezzo all'esercito imperiale.
Come mostrato all'inizio del film non aveva nessuna intenzione di "tenere alto l'onore della famiglia" sposando un uomo ricco e potente per dare lustro alla sua casata. Per quanto ci provasse, la giovane era indomabile, e non accettava un destino uguale a quello di tutte le altre donne dell'Impero.
La rigida etichetta, il galateo, le tradizioni, per lei erano solo un peso. Cri-kree, il piccolo grillo che le causava tanti problemi nelle situazioni più delicate, era simbolicamente il suo spirito ribelle, la sua curiosità e insofferenza a ogni regola, quasi il suo totem.
Così come Mushu, spirito degli avi, emblema della sacralità della tradizione, era in realtà solo un caricaturale piccolo drago pasticcione e insicuro.
Per quanto astuto e simpatico, era la perfetta personificazione di come Mulan vedesse le tradizioni paternalistiche e conservatrici a cui la sua famiglia (non poi così forzatamente) cercava di convertirla.
A conti fatti anche Khan, il suo cavallo, era un simbolo: di libertà, di forza, di indipendenza.

Veloce com'è veloce il vento

Mulan non ha la forza fisica dei suoi commilitoni, ma in compenso è più agile, veloce e col tempo diventa anche molto resistente, per quanto chiaramente tra lei e i nuovi compagni il gap fisico rimanga notevole.
Tuttavia, già durante l'addestramento dimostra grande intelligenza e capacità deduttive, nonché uno spirito indomito. Migliora costantemente, e usa tattiche poco convenzionali contro gli Unni tra le montagne e nello scontro finale contro Shan-Yu. L'improvvisazione è da sempre il suo forte.

Proprio durante la battaglia tra le montagne innevate, dove il suo comandante Li Shang e gli altri vedono solo un'onorevole morte, lei è in grado di immaginare una possibilità di vittoria, usando l'ultima granata per distruggere l'esercito nemico con una valanga.
Rischia la sua vita per salvare Li Shang, i suoi compagni e l'Imperatore, ed è in grado di sconfiggere un nemico molto più possente ed esperto di lei.

Una svolta epocale

Era la prima volta in cui una "principessa" del regno Disney andava oltre il cliché di vittima da salvare o al massimo di creatura poetica, puramente di intelletto e minacciata da un'entità malvagia, sperando nell'aiuto del Principe di turno.
Nel 1998 furono il Principe e il Regno a esser salvati da Mulan, che dovette confrontarsi non solo con gli Unni e il perfido Shan-Yu, ma anche con la diffidenza e l'ostilità di un mondo dove in quanto donna era reputata una creatura inferiore.
Non fu un caso che la Disney proponesse personaggi femminili sempre meno legati alla tradizione, come Tiana di La Principessa e il Ranocchio, Rapunzel, Elsa di Frozen, Vaiana di Oceania e soprattutto Merida in Ribelle, che sembrò addirittura ben più estrema di Mulan nell'andare per la sua strada, in spregio a usi e costumi della società.
Anche la mitica Fiona di Shrek deve molto alla coraggiosa ragazza orientale, così come altri personaggi d'animazione femminili venuti dopo quel 1998, in cui il mondo scoprì che una Principessa può essere tutt'altro che indifesa e prevedibile.

La relazione di Mulan con Li Shang ancora oggi stupisce per tatto e maturità, per l'iter psicologico più che fisico e romantico, caratterizzato da un lento e graduale avvicinarsi e scoprirsi, mettendo in discussione sé stessi e la propria visione del mondo.
Soprattutto un rapporto fondato su rispetto, fiducia, accettazione dell'altro e su un'uguaglianza totale tra uomo e donna.

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