Mulan su Disney+: inizia una nuova era dello streaming digitale?

La Casa di Topolino ha infine optato per un'uscita anticipata sulla piattaforma streaming, adottando un modello distributivo già sotto polemica.

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Solo pochi mesi fa, durante le prime settimane della Fase 2 della Pandemia, i membri della NATO (National Association of Theatre Owners) parlavano del Mulan di Niki Caro e del Tenet di Christopher Nolan come dei grandi salvatori dell'esperienza cinematografica della sala. C'era molta più speranza nella riapertura organizzata dei cinema e nelle misure anti-contagio adottate dalla politica americana del Governo Trump, tutte aspettative purtroppo mancate. Questo ha prima costretto Warner Bros. a ribaltare il proprio modello distributivo, permettendo un'uscita agostina di Tenet in Europa prima dell'arrivo del thriller sci-fi di Nolan in America a settembre (non ancora confermato), e infine ha convinto Disney a pubblicare Mulan su Disney+, eventualità già chiacchierata da mesi che la società ha tentato di rifuggire comunque il più a lungo possibile.

I discorsi sulla salvezza dei cinema e sull'aiuto agli esercenti (soprattutto americani) si riducono così - di fatto - a zero, aprendo invece le porte a un futuro diverso, che tiene in considerazione la sala come essenziale mezzo distributivo sovvertendone però la centralità, guardando parallelamente oltre "l'ostacolo" e puntando su di un modello PVOD (Premium Video on Demand) e streaming di stampo moderno e digitale. E in un simile contesto, proprio Mulan potrebbe essere adesso il vero game changer di questa prima stagione cinematografica dell'era Covid-19, gettando le basi per una profonda rivoluzione del settore. Proviamo a capire come e perché.

Il fascino attraente della comodità

Il mondo digitale ha cambiato radicalmente il modo di pensare delle grandi major hollywoodiane, specie dopo l'avvento dei primi colossi dello streaming e dopo il lancio delle loro specifiche piattaforme di riferimento. In ottica produttiva, un modo diverso di intendere cinema e serialità, di lanciare nuovi titoli, di sperimentare strade nuove, costose, persino audaci. Dal punto di vista distributivo, invece, questi servizi si sono rivelati chi ottimo discount, chi cash and carry di qualità e chi invece, come ad esempio Disney+, un ripiego significativo per titoli originali altrimenti fallimentari o di scarso successo in sala. Artemis Fowl di Kenneth Branagh è l'esempio perfetto, ma possiamo anche citare il prossimo The One and the Only Ivan di Thea Sharrock, la cui uscita era originariamente prevista sul grande schermo (ora spostata in streaming per settembre).
Film dai budget sicuramente significativi ma non dei blockbuster come il Mulan di Niki Caro, costato più di 200 milioni di dollari e punta di diamante della stagione estiva della Disney. Impensabile, inizialmente, distribuirlo via streaming: una simile uscita avrebbe coperto appena la metà dei costi e - secondo noi - favorito drasticamente il mondo della pirateria. Come per Tenet, il secondo problema sembra non toccare particolarmente i piani alti delle major hollywoodiane, ed è soprattutto sul primo che la Casa di Topolino si è invece arrovellata nelle ultime settimane, cioè sulle criticità relative ai rientri economici e agli introiti reali accumulabili dall'uscita di Mulan su Disney+. Fatti i conti, alla fine hanno preso una decisione alquanto interessante.

Il raggiungimento di ben 60,5 milioni di abbonati a 9 mesi dal lancio ufficiale di Disney+ ha infatti aumentato il valore della variabile del successo in streaming di Mulan, convincendo in via definitiva la compagnia a lanciare l'attesissimo adattamento live-action sulla prestigiosa piattaforma. Particolarità già presa di mira da innumerevoli polemiche è però che Mulan non rientrerà nel costo d'abbonamento, dato che il film uscirà il prossimo 4 settembre in formato "premiere access", rispettando più i canoni del PVOD che del subscribe streaming e al costo a prima vista elevato di 29,99 dollari.

In merito, la comunicazione iniziale non è stata delle più chiare, ma qualche delucidazione è arrivata in seguito da Bob Chapek, CEO Disney, che ha rivelato: "Negli Stati Uniti, in Canada, Nuova Zelanda e un numero concordato di nazioni, Mulan arriverà con un premiere access su Disney+ il 4 settembre al prezzo di 29.99 dollari (U.S.)", aggiungendo poi che "nelle nazioni dove Disney+ non è ancora presente, Mulan uscirà regolarmente in sala a data da destinarsi". Tra quelle "nazioni concordate" non è chiaro se rientrerà o meno l'Italia, soprattutto perché i nostri cinema saranno tutti o quasi riaperti entro settembre, pensiamo alle grandi catene multisala come UCI Cinemas o The Space.

Il problema nel nostro piccolo non si pone, ma la riflessione e la spiegazione di Chapek punta a "nuovi orizzonti distributivi", non per forza sostitutivi ma anche solo paralleli a quelli cinematografici, il che si traduce nella volontà di capire come raggiungere anche quel parterre di pubblico occasionale che al cinema non va, specie di questi tempi; puntare insomma sull'attraente fascino della comodità, sul potenziale della pigrizia dei casual viewers e non solo.

Più semplicemente, il fatto che da noi (o in altre nazioni europee) possa regolarmente uscire in sala non dovrebbe escludere a priori l'eventualità di vedere Mulan anche in premiere access su Disney+, e questo ci porta al ragionamento conclusivo sul prezzo e sulla possibile rivoluzione di mercato. Quei 29,99 dollari non sono infatti per un noleggio tout court, come riporta The Disinsider, ma per "sbloccare" il film, praticamente per acquistarlo. Significa che una volta versato il denaro, Mulan resterà disponibile alla visione oltre le 48 ore regolari di un noleggio in PVOD, sempre e a piacimento, ovviamente solo sulla piattaforma streaming e a patto di non cancellare l'abbonamento a Disney+. In sostanza, Disney ha unito in un'unica e innovativa soluzione il prezzo della visione sul grande schermo e quello dell'acquisto del film in blu-ray, dando la possibilità al pubblico interessato di entrare in possesso virtualmente illimitato e immediato del titolo. E questo guardando al contempo al singolo e al nucleo familiare, senza rinunciare comunque alla sala ma accostandosi a essa, accompagnandola in questa difficile situazione pandemica e pensando a un nuovo modo di intendere la distribuzione.

Chapek ha parlato di questa scelta come di "un modello una tantum", qualcosa da cui "si può imparare molto" in termini di offerta, strategia, comunicazione e innovazione. Se è allora Disney a settare questo nuovo standard one-off, è probabile che anche altre aziende del settore seguiranno, osservando l'uscita allo scoperto di Mulan con attenzione per capire se e come muoversi nella stessa direzione in futuro.

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