Mulan, abbiamo visto in anteprima le prime scene del live action Disney

In un incontro con la regista Niki Caro, Disney ci ha mostrato le prime scene del live action che arriverà al cinema il 26 marzo prossimo.

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Il nuovo Mulan non è il live action 1:1 del Classico Disney del 1998. Il film, diretto da Niki Caro, è una trasposizione cinematografica della famosa ballata della cultura cinese, alla quale si ispirava d'altronde anche il trentaseiesimo Classico della grande D, diretto da Tony Bancroft e Barry Cook, in quel Rinascimento Disney che un anno dopo esatto sarebbe arrivato alla sua conclusione. È una premessa fondamentale da fare per poter evitare che tutti i fan dell'azienda di Burbank possano contestare alcune scelte e alcuni snodi narrativi che la regista ha voluto abbracciare per il suo live-action.
La ballata, che aveva come protagonista Hua Mulan, risale al VI secolo nel periodo delle dinastie del nord e nel suo raccontare la forza della sua protagonista rappresentò un manifesto per la forza femminile ante litteram, che ancora oggi sembra attuale come non mai.
Walt Disney Pictures ha voluto mostrarci tre scene del film che arriverà il prossimo 26 marzo, ovviamente ancora prive del missaggio sonoro e senza la tanto necessaria color correction: quindi ancora in una versione acerba, che è riuscita comunque a emozionarci.

L'origine della storia

La premessa sulla quale si basa la storia di Mulan è figlia della battaglia che vede l'impero cinese fronteggiare l'assalto degli unni: a guidare questi ultimi c'è Bori Khan, leader indiscusso del popolo nomade e mosso dalla sete di vendetta per la morte del padre. I temibili avversari costringono l'imperatore cinese a mettere in piedi un esercito in grado di respingere l'assalto e per questo convoca, ponendo l'accento sull'onore e sul sogno di sacrificarsi per la propria nazione, gli uomini di tutte le famiglie cinesi. Tra queste c'è anche quella di Mulan, con l'invito a presentarsi diretto a suo padre: Hua Zhou. Veterano di guerra, l'uomo combatte da anni con una malattia che lo ha reso debole e che gli provoca non pochi problemi nel tenere una spada in mano: è questo quello che decide di mostrarci subito Niki Caro, sottolineando il dolore che prova tanto Zhou nel rendersi conto di non poter essere più il guerriero di un tempo, quanto Mulan, che nel vedere il padre sofferente sa di non poterlo sostituire in battaglia.

In un momento di grande tensione emotiva, la ragazza si sente colpevole della propria condizione e sottolinea che se fosse stata figlio anziché che figlia avrebbe potuto combattere al posto del padre per l'impero cinese. È qui che Mulan capisce qual è la sua missione, sia per la sua patria che per la sua famiglia, per salvare l'onore del padre e allo stesso tempo anche la sua salute. Nell'esaltare le proprie capacità con la spada, quindi, Mulan prende l'importante decisione che rappresenta l'atto scatenante della vicenda: travestirsi e fingersi un uomo per potersi arruolare nell'esercito cinese.

Meno umorismo, più guerra

Il live-action di Mulan parte da una base già abbastanza chiara, ossia quella di volersi rifare maggiormente alla ballata cinese anziché al Classico Disney: ciò non esclude, però, l'aspetto umoristico che era ben visibile nel film del 1998.
Niki Caro ha voluto confermare che anche nel suo film ci saranno momenti adatti per divertirsi, del resto si narra di una donna che si finge uomo, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Non ci è stato mostrato nulla della "linea comica" che il film dovrebbe avere, quindi dobbiamo necessariamente fidarci delle parole della regista, che ha anche ribadito l'assenza di Mushu.

Quella che è stata una delle polemiche più accese da parte dei fan Disney degli ultimi anni ha prodotto un nulla di fatto per il reintegro del drago rosso: d'altronde Mushu era sì un companion fortemente amato, era quella presenza che rappresentava uno degli archetipi fondamentali del Rinascimento Disney indicati da Jeffrey Katzenberg nel 1989, prima della diaspora che lo ha portato a fondare la Dreamworks, ma stavolta, per Mulan, serviva altro. Serviva una storia epica, fatta di coraggio e di azione, che esaltasse anche le capacità di Liu Yifei.

L'attrice cinese, inserita tra le cento celebrità più influenti della Cina nella classifica di Forbes, ha ricevuto non pochi complimenti da Niki Caro, che ha ammesso di averla cercata in lungo e in largo, nella speranza di rintracciare quanto prima la persona giusta a cui affidare il ruolo di Mulan.
Supportata in sporadiche occasioni da una controfigura, Yifei si è dimostrata un'abile spadaccina, un ottimo cavaliere, molto preparata anche nelle arti marziali, il che ha semplificato il compito a tutta la produzione. D'altronde le altre due scene che la regista ci ha voluto mostrare sono figlie della battaglia che imperversa contro gli Unni.

L'abile soldato Mulan

Si parte da una sessione di allenamento, quella che potrebbe benissimo essere ricordata come il momento in cui nel Classico Disney partiva la storica canzone "Farò di te un uomo": il drappello di soldati dell'impero cinese è preciso, rigoroso, solenne, diverso da quello che siamo stati abituati a vedere nel 1998. Non ci sono elementi raccolti dalla strada, sono assenti quegli scapigliati uomini che non sanno nemmeno tirare di spada. Stavolta l'esercito messo in piedi dal comandante Tung è pronto a eseguire qualsiasi ordine e a portare a termine ogni missione. Ad affiancare Mulan nella fase di addestramento è Chen Honghui, un soldato ambizioso, pronto a dimostrare il proprio valore, anche nelle fasi di allenamento, proprio contro la protagonista del film. I due danno spettacolo e da una semplice sessione amichevole, il tutto si tramuta in una sfida alla mossa più spettacolare, mettendo in grande risalto le capacità di Mulan.
La ragazza è un soldato già fatto e finito al suo arrivo nell'esercito: non deve imparare nulla, se non perfezionarsi per entrare negli schemi e nei dettami di quello che il comandante Tung richiede, ma per il resto è già abile con la lancia e con l'arco. Se quindi il duello improvvisato con Chen Honghui mette in mostra le capacità di Mulan, è la scena successiva che mostra il grande coraggio della ragazza, che non si spaventa dinanzi a nulla.

Nell'assalto condotto da Bori Khan, il comandante Tung guida con grande attenzione i movimenti del suo esercito e del suo schieramento: tra arcieri pronti a scoccare e cavalleria pronta a caricare, Mulan si ritrova a dover inseguire il piccolo drappello del capo degli unni, vedendo nel frattempo cadere attorno a sé tutti i suoi compagni di battaglia.
I superstiti, soltanto due, decidono di darsi alla ritirata, lasciandola in balia di un'importante decisione: continuare a inseguire l'avversario, ritrovandosi in netta inferiorità, o tornare indietro con la coda tra le gambe. Durante la scena mostrataci si esalta l'azione, lo slowmo, la volontà di emulare anche un po' Matrix nello schivare le frecce scoccate dagli unni verso i cinesi. Una scelta che aumenta sicuramente il pathos e che rende intenso il momento, senza dover però snaturare il personaggio di Mulan.

La carica dell'esercito cinese

Le tre scene che ci sono state mostrate ci hanno trasmesso una grande carica emotiva da parte di Niki Caro: Mulan è stata una storia dal grande potere sia culturale che d'intrattenimento già 20 anni fa. Rivedere una storia del genere oggi, rivisitata nel rispetto della ballata e pensata per poter raccontare una battaglia reale, per niente ironica e scanzonata come fu quella del Classico Disney, non può che emozionare.
Al di là, quindi, delle facili e scontate argomentazioni che esaltano la lotta al gender gap di Hollywood - del quale abbiamo avuto modo di parlare con la regista durante l'intervista che pubblicheremo nei prossimi giorni - Mulan va a esaltare ancora di più una storia che vedeva un'eroina caricarsi sulle spalle le sorti del proprio Paese, ingannando la legge dell'imperatore ma ripagandolo successivamente.

Con la sua pellicola, che promette di essere ancora più emozionante delle tre scene che ci sono state mostrate, Niki Caro vuole lanciare un importantissimo messaggio: realizzare un film action per una donna è stata la cosa più naturale di sempre, senza nessuna problematica e senza nemmeno la volontà di voler sembrare un uomo dietro la macchina da presa. Un monito che la regista ha ribadito dal palco verso tutta la platea, per porre ancora di più l'accento sulla vicenda che ha raccontato con Mulan.

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