Speciale Monuments Men: Cate Blanchett

Bella, di classe e soprattutto talentuosa: le interpretazioni più memorabili dell'interprete femminile del nuovo film di Clooney

Speciale Monuments Men: Cate Blanchett
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Sofisticata, affascinante, dotata di una bellezza elegante ed eterea (non a caso Peter Jackson l’ha ingaggiata per impersonare Galadriel, la signora degli elfi, nelle trilogie de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit), di una presenza scenica di raro magnetismo e, all’occorrenza, capace di sfoderare un’intensità drammatica degna delle più grandi attrici del mondo: lei è Cate Blanchett, splendida 44enne nata a Melbourne e arrivata alla ribalta internazionale poco prima dei trent’anni, grazie al ruolo della sovrana Elisabetta I nel film storico Elizabeth. Da allora, la biondissima Cate ha saputo conquistarsi (e soprattutto mantenersi) i favori di critica e pubblico, dando prova di un talento poliedrico che l’ha portata ad intraprendere scelte di carriera tutt’altro che scontate e a costruirsi una filmografia di indubbia qualità. A testimonianza di questo folgorante percorso professionale, iniziato non a caso con il teatro (una delle eterne passioni della Blanchett), c’è un’impressionate serie di riconoscimenti: tre Golden Globe, due BAFTA Award e due Screen Actors Guild Award, oltre ad un premio Oscar su sei nomination e una seconda statuetta in arrivo nell’arco di un mese: Cate, infatti, è la super-favorita per il premio come miglior attrice grazie alla sua superba performance in Blue Jasmine di Woody Allen.

MONUMENTS MEN E I PROSSIMI IMPEGNI

Nel frattempo, da questa settimana la diva australiana è di nuovo nelle nostre sale grazie a Monuments Men, appena presentato al Festival di Berlino: una mega-produzione a sfondo storico diretta e interpretata dal suo amico e collega George Clooney (già con lei in Intrigo a Berlino), che la vede nelle vesti di primadonna in un cast all-star quasi completamente al maschile in cui, al fianco di Clooney, compaiono pure Matt Damon, Bill Murray, John Goodman e Jean Dujardin. Ma anche dopo Monuments Men, l’agenda di Cate si preannuncia fittissima di impegni. Ad agosto sarà in palcoscenico, a Sydney, dove riprenderà a recitare nel dramma Le serve di Jean Genet, al fianco di un’altra leggenda del cinema del calibro di Isabelle Huppert. Nel marzo 2015 la ritroveremo nei panni della spietata matrigna di Cenerentola in una nuova versione live-action della classica fiaba, con Kenneth Branagh alla regia e Lily James nei panni della sua sventurata figliastra, e (sala di montaggio permettendo) nel film in post-produzione di Terrence Malick, Knight of Cops. Inoltre, nei prossimi mesi Cate Blanchett inizierà le riprese della nuova pellicola di Todd Haynes, Carol, dramma psicologico a sfondo omoerotico tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, insieme a Rooney Mara e Sarah Paulson. E intanto, in occasione dell’uscita di Monuments Men, approfittiamone per celebrare la carriera di questa straordinaria attrice proponendovi la nostra personale Top 5 dei ruoli più belli e significativi del suo ampio repertorio...

5. DIARIO DI UNO SCANDALO

Nel 2006, Cate Blanchett ha avuto il raro onore di ottenere una doppia candidatura all’Oscar in un unico anno: come protagonista per Elizabeth - The Golden Age e come supporter per Diario di uno scandalo, il film drammatico di Richard Eyre, tratto da un romanzo di Zoë Heller, del quale la Blanchett è co-interprete accanto a Judi Dench. Nella pellicola la Blanchett presta il volto a Sheba Hart, la nuova insegnante di arte nella scuola pubblica di uno dei sobborghi più disagiati di Londra. Una donna giovane, bella, vitale, dall’esistenza apparentemente perfetta (un marito, due figli): al punto da attrarre subito l’attenzione, possessiva e morbosa, di una sua collega più anziana, Barbara Covett (Judi Dench), che nell’amicizia e nella latente attrazione per Sheba trova una nuova ragione di vita. Ma forse la felicità di Sheba è solo una facciata, e difatti la donna inizia una ‘scandalosa’ relazione con un suo studente appena quindicenne... La Blanchett, accanto ad un mostro di bravura quale Judi Dench, riesce a disegnare con abilità un personaggio ambiguo e dalle sfumature insospettate, in grado di amalgamare la serenità e il carisma di un’appagata moglie borghese con i silenziosi turbamenti di una donna fragile in procinto di scivolare verso un abisso di disperazione.

4. THE AVIATOR

Nel 2004, Cate Blanchett si è aggiudicata il premio Oscar come miglior attrice supporter calandosi nei panni di una delle massime leggende nella storia di Hollywood: la mitica Katharine Hepburn, attrice affascinante e anticonformista, dalla battuta tagliente ma anche benevola e generosa. Il film in questione è The Aviator, ambizioso kolossal diretto da Martin Scorsese e dedicato alla figura iconica di Howard Hughes, magnate, produttore e aviatore - impersonato da un eccezionale Leonardo DiCaprio - con il quale la Hepburn ebbe una relazione sentimentale, poco prima di incontrare Spencer Tracy. E in The Aviator Cate Blanchett non si limita a restituire una notevole somiglianza fisica con la star americana, per merito del make-up e delle acconciature, ma si immedesima con scrupolosa attenzione nel proprio personaggio, riproducendone di scena in scena l’inconfondibile accento, i gesti e gli sguardi, l’eleganza e la spontaneità.

3. IO NON SONO QUI

La performance più sorprendente nella carriera di Cate Blanchett rimane senza dubbio quella nel film Io non sono qui, atipico biopic musicale firmato nel 2007 dal genio di Todd Haynes e dedicato alla figura di Bob Dylan, attraverso un complicato processo di decostruzione degli aspetti - talvolta contraddittori - di una fra le massime icone musicali del ventesimo secolo. Suddiviso in diversi segmenti narrativi e con l’apporto di vari attori (fra cui Richard Gere, Christian Bale e il compianto Heath Ledger), Io non sono qui vede fra i suoi interpreti anche un’inedita Cate Blanchett in versione maschile nel ruolo di Jude Quinn, rockstar dal look androgino e dall’atteggiamento scostante, che simboleggia la fase di passaggio di Dylan dai suoi esordi come folk-singer al rock elettrico inaugurato con lo storico album Highway 61 Revisited, del 1965. Enigmatico, distaccato, sfuggente e ieratico, il Bob Dylan secondo Cate Blanchett è una delle più alte creazioni del talento della star australiana, che grazie al film di Haynes ha ricevuto il Golden Globe come miglior attrice supporter, la nomination all’Oscar e la Coppa Volpi al Festival di Venezia.

2. ELIZABETH

Il ruolo che ha fatto conoscere Cate Blanchett, all’epoca appena 29enne, alle platee internazionali, rivelando all’improvviso le sue doti di attrice al pubblico mondiale e garantendole un perfetto trampolino di lancio per Hollywood, è stato quello di Elisabetta I, la “Regina Vergine”, in Elizabeth, sontuoso dramma storico diretto nel 1998 dal regista indiano Shekhar Kapur e dedicato all’ascesa al trono d’Inghilterra e ai primi anni di regno di una giovanissima Elisabetta, costretta a destreggiarsi fra complotti di palazzo, conflitti religiosi e una pericolosa attrazione nei confronti di Robert Dudley (Joseph Fiennes), Conte di Leicester. E Cate, alle prese con un personaggio che avrebbe segnato di lì in poi la sua carriera, riesce ad esprimere mirabilmente le insicurezze, la fragilità e la solitudine della sovrana inglese, ma al tempo stesso pure la ferrea determinazione e lo spirito indomito che avrebbero contribuito a rendere Elisabetta I una delle figure più celebri dell’intera storia europea. Grazie alla sua intensa performance, la Blanchett conquistò il Golden Globe come miglior attrice e ottenne la sua prima candidatura all’Oscar.

1. BLUE JASMINE

Che Woody Allen sia sempre stato un eccellente direttore di attrici è un fatto risaputo fin dalle sue storiche collaborazioni con Diane Keaton e Mia Farrow. Ma nella vastissima galleria di memorabili personaggi femminili realizzati dall’inossidabile regista newyorkese, un posto d’onore spetta senza dubbio alla sua più recente protagonista: Jasmine, inappuntabile moglie e madre di famiglia dell’altissima borghesia di Manhattan, caduta in disgrazia dopo che suo marito Hal (Alec Baldwin) è stato arrestato per una gigantesca truffa finanziaria e si è suicidato in carcere. Scopertasi tutto a un tratto sola, priva di denaro e senza più uno scopo né una posizione in società, Jasmine dovrà fare i conti con se stessa e tentare di raccogliere i frammenti della propria esistenza, ricorrendo anche al poco gradito aiuto della sorella Ginger (Sally Hawkins). Ispirandosi alla Blanche DuBois del dramma Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams, in Blue Jasmine Cate Blanchett dà vita alla sua interpretazione in assoluto più complessa, ambigua e struggente: quella di una donna in apparenza raffinata, snob e classista, ma divorata da spettri interiori dei quali neppure lei riesce a rendersi pienamente conto, e che riemergeranno a tormentarla (e, forse, a spingerla verso il baratro della follia) nel raggelante epilogo del film. E nel disegnare questo ritratto femminile impietoso e sgradevole, ma pervaso da un incredibile senso di pathos, Cate ha raggiunto il vertice delle proprie potenzialità, tanto da essersi meritata un Golden Globe e da aver prenotato l’Oscar come miglior attrice protagonista del 2013.

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