Mission: Impossible, il mondo di Ethan Hunt dal primo all'ultimo capitolo

Addentriamoci nel pericoloso mondo di Ethan Hunt ripercorrendo tutte le tappe fondamentali della saga cinematografica di Mission: Impossible.

Mission: Impossible, il mondo di Ethan Hunt dal primo all'ultimo capitolo
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Mission: Impossible, la saga action/spionistica con protagonista l'agente speciale dell'IMF Ethan Hunt (interpretato in tutti i capitoli da Tom Cruise) nel corso del tempo ha cambiato radicalmente il proprio DNA, riuscendo comunque - nonostante alcuni cali fisiologici - a rimanere sulla cresta dell'onda. L'ormai arcinota saga, tratta dall'omonima serie TV uscita a cavallo tra gli anni '60 e '70, conta a oggi sei film, con altri già in lavorazione nel prossimo futuro. In attesa quindi di scoprire le nuove missioni impossibili in cui si ritroverà invischiato il protagonista, ripercorriamo i vari capitoli del brand per comprendere al meglio tutti i numerosi cambiamenti avvenuti nel corso degli anni.

Missioni impossibili, colombe e lepri

Mission: Impossible, il primo film diretto da Brian De Palma uscito nel 1996, vede l'agente Ethan Hunt - membro di una speciale divisione della CIA chiamata Impossible Mission Force - alle prese con un intrigo di stampo internazionale.
La pellicola, arrivata nelle sale anche per merito dello stesso Cruise (che è uno dei produttori del film) è riuscita in breve a ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto all'interno dell'immaginario spionistico cinematografico, arrivando di fatto a rivaleggiare negli anni 2000 anche con la saga di James Bond.
Il primo Mission: Impossible risulta però un po' diverso da quello che è in seguito diventato il brand; la pellicola, infatti, non usa l'azione come uno strumento propulsivo onnipresente, cercando invece di imbastire una trama in cui a farla da padrone sono le varie mosse e contromosse effettuate dai diversi personaggi per primeggiare sugli altri.
Ethan Hunt si ritrova così a intrufolarsi nientemeno che nella sede della CIA per dimostrare la sua innocenza, dato che in seguito a un tragico evento viene additato come una talpa all'interno dell'agenzia.
Il film gioca quindi su molti momenti al cardiopalma, tra cui l'ormai celeberrima scena in cui il protagonista si cala dall'alto tramite un filo nella stanza superblindata della CIA.

La prima pellicola si avvicina quindi molto di più agli archetipi del genere spionistico e thriller rispetto all'action nudo e crudo, in un continuo gioco al rialzo in cui ogni personaggio in campo nasconde in realtà un segreto.
Il secondo film della saga, diretto da John Woo, ha invece gettato le basi per quello che sarebbe poi diventato il franchise negli anni successivi: una grande sequenza di momenti action sempre più spettacolari in cui scorre anche un'elevata dose di piombo.
La stessa attitudine di Tom Cruise a girare in prima persona le scene più pericolose (già dal film precedente), in questo capitolo ha una marcia in più: l'ormai iconica sequenza della scalata a mani nude senza rete di protezione è diventata infatti uno dei tanti momenti cult dell'intera saga.
Allo stesso modo, alcuni aspetti caratteristici del brand, come l'intramontabile main theme o l'immancabile frase "questo messaggio si autodistruggerà fra cinque secondi" sono entrati via via nel nostro immaginario collettivo, tanto da essere riutilizzati e citati in moltissimi media differenti nel corso degli anni.

Il taglio ipercinetico ed estroso di John Woo è riuscito a donare all'intero secondo film un ritmo forsennato, in grado davvero di tenere incollato lo spettatore dall'inizio alla fine con sequenze action ottimamente coreografate che sono riuscite a reggere lo scorrere del tempo molto bene.
Le stesse scene in cui vediamo il protagonista piroettare al ralenti mentre falcidia un gran numero di nemici sono forse tra i momenti più adrenalinici della pellicola, senza dimenticare ovviamente la lunga sequenza in cui Ethan Hunt sfreccia con la sua moto attraverso fiamme ed esplosioni senza battere ciglio.

Mission Impossible: III, diretto da un J. J. Abrams al suo esordio a livello cinematografico, pur non essendo affatto un brutto film, ha diviso in modo netto sia la critica che il pubblico, incassando oltretutto molto meno rispetto al capitolo precedente. In questa nuova avventura ritroviamo Ethan Hunt ormai fuori dalle dinamiche operative, intenzionato a vivere la sua vita in tranquillità addestrando le nuove reclute.
Una disperata missione di salvataggio lo fa però tornare in azione, salvo poi scoprire che dentro la sua sezione è presente una talpa.
Ancora una volta il protagonista, insieme a una squadra di fidati alleati (tra cui il Benji Dunn interpretato da Simon Pegg che vedremo da qui in poi anche nei capitoli successivi), è costretto a ritornare sul campo per vendicare la giovane allieva morta tra le sue braccia nei primi minuti del film.

Il terzo capitolo, pur non puntando solo su sequenze action da capogiro, riesce a risultare scorrevole per merito di un ritmo soddisfacente.
Molto buona anche la varietà di situazioni che via via si susseguono, che spaziano da momenti maggiormente adrenalici ad altri in cui è la suspense a diventare predominante, come nella scena ambientata nella Città del Vaticano.
Buona anche la gestione del cattivo principale Owen Davian, seppur in alcuni frangenti si sarebbe potuto fare di più a livello di caratterizzazione, soprattutto vista la grande abilità attoriale del compianto Philip Seymour Hoffman.
Il capitolo, più che innovare il brand, decide invece di puntare su una struttura classica da film action, risultando sì gradevole ma con la sensazione che si sarebbe potuto fare di più in numerose occasioni, tanto per la trama - priva di particolari colpi di scena - quanto a livello esclusivamente spettacolare.

Fantasmi, nazioni e stunt esagerati

Dopo qualche anno di pausa, il franchise riparte sotto una nuova luce, puntando su tutti gli aspetti tipici di Mission: Impossible riletti però in chiave postmoderna.
Il film diretto da Brad Bird (qui alla sua prima esperienza di regia in campo live action dopo gli ottimi Il gigante di ferro e Gli Incredibili) riscrive se vogliamo le regole della saga, gettando le basi anche per i fortunati capitoli successivi.
L'opera abbandona così quasi del tutto gli intrighi spionistici per concentrarsi sulle sequenze action. La fama di Tom Cruise è in grado di catalizzare nuovamente l'attenzione del pubblico mondiale sulla saga anche per via delle imprese spericolate che immancabilmente sceglie di realizzare senza controfigure.
Emblematica da questo punto di vista la sequenza in cui il protagonista Ethan Hunt scala il Burj Khalifa, attualmente il grattacielo più alto del mondo situato a Dubai.

Il film riesce a prendere simpaticamente in giro la stessa mitologia della saga, con divertenti siparietti grotteschi quali ad esempio il messaggio dell'agenzia che non si autodistrugge da solo per via di un malfunzionamento o il bottone rosso da premere - capace di rimandare in breve tempo a una dimensione ludica e cartoonesca - per scongiurare definitivamente la minaccia finale.
Un Mission: Impossible molto d'intrattenimento che, seppur lontano dalle sue origini, è riuscito a incontrare il favore tanto del pubblico quanto della critica, così da rilanciare in maniera definitiva il brand.

Il quinto capitolo diretto da Christopher McQuarrie, Rogue Nation, non ha fatto altro che puntare ancora di più sull'esagerazione, confermando quanto di buono visto in precedenza seppur assumendo i contorni di un semplice esercizio di stile.
Non è un caso, infatti, che sempre più spesso a suscitare clamore riguardo i film più recenti siano stati proprio gli stunt (davvero fuori di testa) di Tom Cruise più che tutto il resto, particolare atto a ribadire la mutazione genetica avvenuta nella saga.
Il sesto (e finora ultimo) capitolo del brand, Mission: Impossibile - Fallout ha continuato a seguire le orme dei due film precedenti, riuscendo ancora una volta a stupire grazie ad alcuni tra i momenti action migliori dell'intero franchise.

Il limite più grande della saga (soprattutto per quanto riguarda le ultime pellicole) è però quello di non essere riuscita a puntare su villain credibili e carismatici, anche (o forse soprattutto) per le manie di protagonismo dello stesso Tom Cruise, che l'hanno portato letteralmente a cannibalizzare tutti gli altri personaggi presenti in scena - partendo dagli storici comprimari per arrivare ai molto poco credibili villain - di cui l'August Walker interpretato da Henry Cavill rappresenta forse il gradino più basso.
I nuovi capitoli in lavorazione (dove forse potrebbero esserci anche delle scene ambientate nello spazio) continueranno con ogni probabilità a seguire le orme degli ultimi spettacolari film. La speranza è solo quella di non vedere Ethan Hunt incastrato nel vizioso circolo del more of the same, forse l'unica missione impossibile che non è ancora riuscito a completare in maniera impeccabile.

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