Speciale Mission: Impossible Chronicles - Parte 4

Concludiamo il nostro viaggio nella mitica saga con protagonista Tom Cruise: questa volta parliamo della immortale colonna sonora e dei videogiochi ispirati dal franchise nel corso degli anni.

Speciale Mission: Impossible Chronicles - Parte 4
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Con questo speciale chiudiamo (almeno momentaneamente!) il discorso relativo alla saga di Mission: Impossible, che abbiamo analizzato e coperto da ogni punto di vista. Potete trovare i precedenti episodi dello speciale QUI, QUI e QUI.

Come abbiamo avuto già modo di accennare, tutto il franchise di Mission: Impossible è caratterizzato da un uso innovativo della musica. Il tema della serie, famosissimo, è composto dall'argentino Lalo Schifrin, autore anche di molti altri pezzi all'interno della serie. Il refrain si distingue in particolare per il suo inusuale tempo dispari, in 5/4, ed è diventato celebre anche grazie al montaggio della sequenza di apertura che lo accompagnava, e che in qualche modo ne seguiva l'andamento. Schifrin diceva, a tal proposito: "Di solito la musica è composta in 2/4 o 4/4 perché la gente balla con due gambe. Ma io ho composto questa roba per alieni che vengono dallo spazio e hanno 5 gambe". Un'altra melodia particolarmente nota era ‘The Plot' (anche se in pochi saprebbero dire che questo era il suo titolo), che accompagnava le sequenze in cui i membri dalle IMF preparavano tecnicamente la missione.

Musica per alieni con cinque gambe

Esisteva inoltre un tema specifico per ciascuno dei personaggi principali. Anche quando si inserivano brani scritti da altri autori, poi, il supervisore alla colonna sonora Jack Hunsacker li rimontava, riconducendoli sempre in qualche modo all'operato di Schifrin.

Per la prima volta, in un contesto televisivo, il tema musicale diventava importante quanto le immagini, superandole addirittura in popolarità. Schifrin vinse due Grammy per il suo lavoro su Mission (miglior tema strumentale e miglior colonna sonora per film o show televisivo) e venne anche nominato per due Emmy.
Ci sono diverse edizioni della soundtrack della serie originale, mentre nel 1992 uscì per la GNP Crescendo un disco con cinque pezzi di Schifrin e cinque di John E. Davis scritti per il revival, dal titolo The Best of Mission: Impossible - Then and Now. Abbiamo già parlato invece dei vari rifacimenti realizzati per i film con Cruise, con particolare menzione a quelli di U2 (per il film di De Palma) e Limp Bizkit (per il primo sequel). Di particolare interesse, per chi ama il rock, è la OST di MI-2, che contiene anche pezzi inediti realizzati da artisti di richiamo come, oltre ai già menzionati Metallica e agli stessi Bizkit, Rob Zombie, Chris Cornell, Foo Fighers (in collaborazione con l'ex chitarrista dei Queen Brian May), Godsmack e Tori Amos. Solo temi strumentali invece per le OST di Mission: Impossible III e Protocollo Fantasma, realizzate però da un compositore di grandissimo livello, Michael Giacchino, che in particolare in quest'ultima occasione ha modo di offrire una divertente variante ‘indiana' del tema principale, a base di sitar e percussioni.

Spy games

La diffusione dell'intrattenimento videoludico su larga scala si ha non prima del 1971, con la diffusione del primo arcade Galaxy Game. Certo, già negli anni '50 esistevano prototipi di videogioco che però non erano commercializzati, e restavano per lo più a uso e consumo dei professori universitari che li creavano per ‘puro interesse scientifico' (o almeno così dicevano) loro e dei loro studenti. Così, all'epoca di Mission: Impossible, il serial, il marketing si basava su altri elementi. Nel '68, ad esempio, la GAF Corporation of Portland Oregon in collaborazione con Paramount Films rilasciò tre dischetti per il View Master, un giocattolo molto popolare che permetteva di vedere diapositive stereoscopiche - come vedete il 3D non è poi questa gran novità - con incluso un booklet di sedici pagine ispirato alla serie. Sia chiaro che non parliamo di dischetti magnetici né tantomeno di CD-Rom. Si trattava di semplici supporti di cartone che racchiudevano i negativi delle foto, la cui immagine era amplificata nel visore attraverso apposite lenti. Per la prima forma di intrattenimento elettronico legato alle imprese della IMF bisogna aspettare il 1979, quando il game designer Scott Adams rilascia un'avventura, esclusivamente testuale, chiamata appunto Mission: Impossible, che approda sui formati allora più in voga (Apple II, Atari 8 bit, BBC, Commodore Plus/4, Commodore 16, Commodore 64, PC, Spectrum, TI-99/a4, TRS 80, VIC-20). In alcuni casi, quando la memoria della macchina lo permetteva, c'era anche l'aggiunta di qualche rudimentale elemento grafico. Il gioco però, nel suo viaggio attraverso le varie piattaforme, cambierà spesso nome, non essendo riuscito Adams ad acquisire i diritti ufficiali, e dunque lo si conosce anche con il nome di Impossible Mission, Secret Mission e Atomic Mission (su Commodore 16 e 64). A parte comunque il nome di Mr. Phelps, che veniva citato all'inizio dell'avventura, non ci sono reali connessioni con la serie tv. Oggi si può facilmente recuperare il tutto online, spulciando un po' su Google. Analogo discorso si può fare per Impossible Mission, un platform con elementi puzzle del 1984, molto popolare tra i possessori di Commodore 64 che per primi ebbero il piacere di giocarlo. Anche qui la serie c'entrava poco e nulla, ma l'autore Dennis Caswell e il publisher Epyx facevano di tutto per far sembrare il contrario, attraverso un trucco di astute somiglianze d'immagine e logo nel packaging del videogioco. In Impossible Mission il giocatore interpreta un agente segreto impegnato a fermare un genio del crimine: il professor Elvin Atombender, che minaccia il genere umano con una bomba atomica. Tale fu il successo, grazie anche al parlato digitalizzato, per l'epoca miracoloso, che il gioco ebbe ben due seguiti, Impossible Mission II dell'88 e Impossible Mission 2025 del '94, uscito per il ‘fratello maggiore' di casa Commodore, il vendutissimo Amiga 500. Del primo Impossible Mission esiste una versione per Atari 7800, particolarmente degna di nota, e poi delle riedizioni più moderne per PlayStation Portable, Nintendo DS e Wii, che danno la possibilità di scegliere tra la grafica anni '80 o una versione più aggiornata. Impossible Mission II (realizzato da un altro programmatore così come il suo sequel) esiste invece per Commodore 64, ZX Spectrum, Amstrad CPC, Enterprise 64 and 128, Nintendo Entertainment System, MS-DOS, Atari ST, Apple IIe, Apple IIc, Apple IIGS e Amiga ma oggi l'unico modo per dargli un'occhiata può essere quello di ricorrere a un emulatore, o partire alla caccia su eBay, sperando di trovarne versioni funzionanti. Per quanto riguarda Impossible Mission 2025, c'è da segnalare la possibilità di scelta, da parte del giocatore, di un personaggio maschile, di uno femminile o di un androide. Ne uscì anche una special edition che conteneva il primo Impossible Mission. Ne venne anche annunciata una versione per Super Nintendo, perfino recensita sulla rivista Nintendo Power con toni entusiastici e la promessa di grafica sofisticata e controlli più raffinati, ma nei negozi non arrivò mai.

Però, proprio su una macchina Nintendo - e precisamente il sistema a 8 bit conosciuto come NES -arriva, nel 1991, il primo gioco ufficialmente basato sul franchise creato da Geller, chiamato semplicemente Mission: Impossible e ispirato alla serie ‘revival' degli anni '80.
Il Nintendo 64 e la PlayStation, piattaforme di successiva generazione, ebbero il loro Mission: Impossible nel '98, in seguito all'uscita del primo film con Cruise. Prodotto da Infogrames e Ocean, il gioco era uno shooter in terza persona basato sugli eventi della pellicola. La versione Playstation aggiungeva parti vocali, che la controparte Nintendo non era in grado di sostenere. Lo si ricorda inoltre per essere stato l'ultimo gioco prodotto da Ocean prima del fallimento. Un altro adattamento del film di De Palma venne realizzato da Rebellion e pubblicato da Atari nel 2000, per il portatile GameBoy Color. Questo gioco regalava tra l'altro al giocatore la possibilità di trasformare la sua console in diversi gadget tecnologici, come una calcolatrice, un address-book, una radiotrasmittente e un telecomando.
Nel 2003 è la volta di Mission: Impossible - Operation Surma, uno stealth game realizzato da Paradigm e fortemente ispirato nel gameplay alla fortunatissima serie Splinter Cell. La continuity è quella dei film - almeno fino a M-I:2, uscito un paio di anni prima - e il protagonista è l'agente Hunt. Sfortunatamente - e questo fu oggetto di grandi critiche nei confronti del prodotto - Tom Cruise non concesse i diritti per lo sfruttamento della sua immagine né tanto meno della sua voce, e venne sostituito dal certamente meno celebre Steve Blum. Gli appassionati poterono tuttavia consolarsi con la presenza di Ving Rhames e John Polson, che ripresero gli stessi ruoli che avevano nel serial cinematografico. Il gioco venne pubblicato da Atari per tutte le console dell'epoca, Playstation 2, Xbox e GameCube. Ce n'è anche una riduzione per il portatile GameBoy Advance.
Infine, nel Novembre 2011, per anticipare l'uscita di Mission: Impossible - Protocollo Fantasma, Paramount e Funtactix hanno rilasciato un social game sotto forma di applicazione per facebook chiamata Mission: Impossible - The Game, basata sui primi tre film e poi estesa, a dicembre, con un'espansione ispirata all'ultimo capitolo.

Mission: Impossible - Rogue Nation Missione compiuta, potremmo dire, a conclusione del nostro lungo percorso. Da Mission: Impossible abbiamo estrapolato tutto lo scibile, raccolto le informazioni, analizzato i dati. E quel che ne emerge è l’identità cangiante, eppure, in fondo, sempre uguale a sé stessa di un franchise che mantiene come punti saldi degli elementi formali di grandissimo impatto: la colonna sonora, l’uso dei gadget, la struttura delle storie narrate. Qualche volta ci sono eccezioni, piccoli o grandi stravolgimenti (Phelps che diventa antagonista nel film di De Palma, Hunt che si sposa in Mission III), ma in sostanza a cambiare sono solo i volti dei protagonisti. In un altro serial avrebbe significato tanto. Qui no. Finché ci sono il tema di Lalo Schifrin, la scena del registratore e qualche gadget tecnologico, anche Mission: Impossible c’è. Fingiamo che il franchise stesso sia un agente della IMF, che di volta in volta indossa una maschera diversa per impersonare qualcuno e infiltrarsi tra i gusti del pubblico. Quella di Tom Cruise, al momento, è particolarmente efficace. Ma, dovesse per qualcuno motivo essere necessario un cambiamento (ipotesi che per ora, dati gli incassi, pare davvero lontana), l’impianto miliardario messo su dalla star potrebbe davvero autodistruggersi in cinque secondi. E magari ricominciare daccapo, senza colpo ferire, con una nuova missione.

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