Speciale Mission: Impossible Chronicles 3

Continuiamo a ripercorrere la mitica saga con protagonista Tom Cruise: riscopriamo in questo speciale i precedenti capitoli della franchise cinematografica, a partire dal primo episodio firmato Brian De Palma.

speciale Mission: Impossible Chronicles 3
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Riprendiamo le fila della ricerca "enciclopedica" su Mission: Impossible intrapresa tempo fa su queste stesse pagine, nelle quali abbiamo parlato delle serie tv originali, delle origini e dei topoi di questo storico serial traslato poi con successo anche al cinema. Ne abbiamo parlato in questi due speciali, che potete recuperare QUI e QUI.
In questo nuovo speciale, invece, parleremo proprio della saga con protagonista Tom Cruise.

Il Mission: Impossible cinematografico del 1996, diretto da Brian di De Palma, nasce in un momento in cui il concetto di ‘reboot' non era ancora diffuso. Di fatto, però, il film ne ha tutte le caratteristiche, seppur ibridate con quelle di un sequel ‘in regola'. ATTENZIONE! Se non avete visto il film vi preghiamo di fermarvi nella lettura. Non è possibile infatti trattare alcuni aspetti della trama senza rivelarne snodi importanti. Nella pellicola compare il personaggio di Phelps, interpretato da Jon Voight, e questo ci farebbe pensare di collocarlo sulla stessa linea temporale della serie, semplicemente qualche anno più avanti (si ambienta infatti nel medesimo momento storico in cui è girata). Però è anche detto chiaramente che la IMF è parte integrante della CIA, mentre nella serie questo argomento non era mai portato avanti e anzi spesso si lasciava intendere che si trattava di un'organizzazione indipendente. Non è un punto focale, comunque. Si può facilmente immaginare infatti che l'identità del finanziatore ultimo, nella serie originale, fosse tenuta sotto copertura o, più semplicemente, che la CIA abbia acquisito la IMF in un momento imprecisato del tempo tra gli anni ‘80 (quelli del revival) e il '96. Ad ogni modo, il film con i personaggi del serial ha ben poco a che fare. Phelps muore apparentemente nell'incipit, salvo poi ricomparire nel finale nell'inaspettato ruolo di villain. Una scelta che, se da un lato costituisce un autentico colpo di scena, dall'altro ha suscitato reazioni fortemente negative da parte dei puristi della versione televisiva. Insomma, può chiamarsi anche Phelps, ma per loro si tratta a tutti gli effetti di un altro personaggio. D'altro canto, abbiamo già sottolineato come la fermezza morale degli agenti della IMF potesse fortemente vacillare in determinati contesti, dunque l'ipotesi di un cambio di allineamento, anche radicale, da parte di Phelps, non è poi così insensata.

Caccia all'uomo

Il protagonista Ethan Hunt, invece, interpretato da Tom Cruise che, come è risaputo, di questo lucroso franchise detiene anche gran parte delle redini produttive, è invece un personaggio totalmente nuovo, unico sopravvissuto - o almeno così sembrerebbe - di un'imboscata subita dalla squadra durante una missione a Praga coordinata dallo stesso Phelps. Un nome, un programma: Hunt in inglese significa ‘Caccia', e dunque si capisce da subito che stiamo per assistere ad una epocale session di caccia all'uomo! La missione praghese si rivela presto una messinscena: da due anni la CIA riscontrava una pericolosa fuga di informazioni dalla squadra di Ethan, e così l'agenzia aveva messo su un piano per scoprire chi fosse la ‘talpa' che vendeva queste notizie all'esterno. Ethan, unico sopravvissuto, sembra il principale sospettato e l'intreccio si basa tutto sul suo tentativo di provare la propria innocenza e scoprire chi è il vero colpevole, la ‘spia' in un contesto di spie. Il cambio più radicale rispetto al serial - con cui si mantengono analogie formali come la colonna sonora, reinterpretata per l'occasione dagli U2 Larry Mullen e Adam Clayton, a cui l'opera valse un Grammy, l'uso delle maschere in lattice o i nastri che si autodistruggono - sta proprio in questo. Dall'azione di squadra si passa all'avventura dell'eroe solitario, la ‘star' Cruise, che viene ricompensata a fine lavoro con una cifra esorbitante: ben 70 milioni del ricavo, mentre fino ad allora il cachet dell'attore non era mai andato oltre i 15. Particolarmente brusche, in questo senso, furono le reazioni di alcuni interpreti del serial originale, tra cui Martin Landau, che dichiarò: "è solo un film d'azione. Mentre il nostro Mission era un'altra cosa, un gioco mentale. La missione ideale era quella in cui si entrava e si usciva senza che nessuno si accorgesse di noi. Qui muoiono tutti, cambia il canovaccio, e io sono contrario". Greg Morris addirittura si allontanò disgustato dalla sala quando scoprì che il personaggio di Phelps era diventato un ‘cattivo'. Ma, paturnie a parte, il film ha certamente il merito di essere riuscito a rivitalizzare il franchise e a portarlo in sala con grande successo. Con i suoi 11,8 milioni di dollari e il primato assoluto al botteghino per circa una settimana, la pellicola batteva l'allora campione Terminator 2 e iniziava la sua scalata verso il totale mondiale di totale mondiale di 457,6 milioni. 80 ce n'erano voluti per realizzarlo. Merito certamente di una regia al cardio...Palma, che regala sequenze memorabili come un inseguimento treno - elicottero con tanto di esplosione in galleria (incredibili, per i tempi, gli effetti speciali in CGI) e una scena famosissima e ricca di tensione in cui Ethan, appeso a un filo, deve operare su un computer segretissimo senza toccare minimamente alcun altro oggetto nel perimetro della stanza. Molti i volti di rilievo nel cast, non solo prelevati dal cilindro dello star-system USA ma provenienti da tutto il mondo, dato che la trama ha uno sviluppo internazionale. Ethan si sposta infatti da Praga a Londra a Parigi, incrociando le facce di Emmanuelle Béart, Kirstin Scott Thomas, Ving Rhames e Jean Reno. Mission: Impossible è in assoluto il primo film prodotto dalla casa di Cruise ed è sceneggiato in coppia da Robern Towne e da David Koepp.

Scalando la vetta

Il sequel del 2000, conosciuto come Mission: Impossible II o, alternativamente Mission: Impossible 2, o più semplicemente M:I -2, incentrato nuovamente, come i due film successivi, sulla figura di Hunt, si discosta però dal capitolo precedente per stile e look. Cruise sfoggia un taglio di capelli più selvaggio e mostra più spesso i muscoli che nel Mission di De Palma copriva spesso sotto smoking e tute, in linea con l'approccio generale, più votato all'azione che all'intrigo. Aumentano insomma scazzottate e inseguimenti, diminuiscono dialoghi e macchinazioni. Il cambio di rotta è volontario. Per ogni film della serie, il Cruise produttore sceglierà un regista differente, in questo caso l'asiatico John Woo, esperto di scene ‘ritmate'. Il plot, svincolato da quello del capitolo precedente - anche questa una cifra stilistica della saga, che richiama in parte la struttura episodica della controparte televisiva -ruota stavolta attorno al pericolo di diffusione di una terribile minaccia virale. Memorabile è la scena di apertura, in cui Cruise scala senza controfigura il picco di un'altissima montagna nel deserto dello Utah. Hunt si trova infatti in vacanza, ma anche lì viene raggiunto dalla IMF, che gli recapita un originalissimo messaggio di assunzione sotto forma di occhiali tecnlologici sparati da un razzo. E' l'aggiornamento al nuovo secolo del classico ‘tape message', che dopo il canonico preambolo, ‘Buongiorno agente Hunt, la sua missione, nel caso l'accettasse, è...' si autodistrugge, come da canovaccio, entro cinque secondi. La bella di turno è Thandie Newton, esotica meraviglia da mozzare il fiato e lontana parente - almeno, così ama far credere - dell'omonimo scopritore della forza di gravità. Torna inoltre Ving Rhames e Anthony Hopkins compare in un breve cameo non accreditato. Tra un combattimento di arti marziali e un inseguimento motociclistico, a cui si alternano scene visionarie come un volo di colombe al ralenty, molto spazio è dedicato alla colonna sonora, fortemente incentrata su suoni energici. Oltre ai temi strumentali, si ricordano in particolare le tracce realizzate da rock band allora all'apice del successo come i Limp Bitzkit con Take a Look around (che campionava l'immortale tema di Schafrin abbinandovi chitarre distorte e vocalizzi rap) e la conclusiva I disappear dei Metallica, autentici hit che resero il disco della OST un campione di vendite. Anche su M:I-2 piovvero critiche, che accusavano fondamentalmente la pellicola di banalizzare il franchise rendendolo simile, per ragioni meramente commerciali, ai film di genere action che andavano per la maggiore in quegli anni. Ma dal punto di vista degli incassi, anche questo sequel fece un figurone. Nel weekend d'apertura in Nord America portò a casa 57 milioni di dollari per un totale mondiale di oltre 546. I fan tendono comunque a considerarlo l'episodio più debole della serie, pur riconoscendo il mestiere di Woo e l'innegabile preparazione atletica di Cruise. Comunque, M:I-2 fece costume, guadagnandosi anche una spassosa parodia metacinematografica in Austin Powers - Goldmember, dove Cruise interpretava sé stesso che interpretava a sua volta il buffo agente incarnato da Mike Myers. Accanto a lui, nel trailer di un falso film su Powers, comparivano anche Gwyneth Paltrow, Kevin Spacey e Danny DeVito, oltre a Steven Spielberg, immaginario regista della pellicola inesistente intento a realizzare una copia perfetta del prologo di M-I:2, ambientato tra desertici canyon e alte formazioni montuose.

Più umano, più vero

Ulteriore cambio di registro per Mission: Impossible III, che segna un esordio importante alla regia. E' quello di J.J. Abrams, geniale produttore cinetelevisivo che in quel periodo (era il 2006) dominava il tubo catodico con Lost. Inizialmente era circolato invece, per la regia, il nome di David Fincher. C'è sempre tanta azione, resa più avventurosa - soprattutto per noi italiani - dal viaggio che Ethan compie a Roma, nel cuore della Città del Vaticano. Ma questo film rompe una regola ferrea che aveva caratterizzato i suoi predecessori così come la serie televisiva. Abbiamo visto come Bruce Geller ponesse veri e propri veti circa la narrazione delle ‘backside stories' dei protagonisti. Voleva infatti che l'attenzione dell'audience fossa tutta per il piano che la squadra andava realizzando nel corso della puntata. In Mission: Impossible III questa direttiva - solo raramente arginata con qualche eccezione - viene definitivamente infranta. Viene rivelato infatti che Ethan è fidanzato con la bella infermiera Julia (Michelle Monhagan, che nella finzione poi diventerà sua moglie), e questo ovviamente lo rende più vulnerabile, data la natura pericolosa - e segretissima - del suo lavoro. Il personaggio di Julia, ignara, a questo punto della storia, di cosa faccia davvero il suo compagno per vivere, occupa un nodo importante nella trama del film come del successivo Protocollo Fantasma, e dunque si può parlare di piccola rivoluzione dello schema ‘classico', sia nell'introduzione di elementi ‘privati' nella vita di un agente che nella connessione, insolita anche se non determinante, tra un episodio e l'altro. Hunt lavora ancora per la IMF, ma ha lasciato le missioni operative, occupandosi solo dell'addestramento delle nuove reclute. Una di queste viene però catturata durante una delicata missione berlinese e così un comune amico, proprio durante il fidanzamento di Ethan, chiede all'ex-agente di intraprendere un'ultima missione. Questo pretesto di partenza metterà in piedi un'intricata sequenza di avvenimenti che porteranno al rapimento di Julia da parte del capo di una misteriosa organizzazione terroristica, e alla necessità che Hunt torni pienamente in azione per salvare la sua ragazza. Il finale sembra voler chiudere le saga, con Ethan e Julia insieme, finalmente sposi, e l'agente che chiarisce a gran voce ai suoi superiori che non ha alcuna intenzione di rischiare ancora la pelle, volendosi interamente dedicare alla sua nuova vita da marito.

Tutte le strade portano a Roma

La presenza della città eterna, il cui centro è rimasto bloccato per alcuni giorni durante le riprese, è ovviamente una ‘chicca' in più per il pubblico italiano, che però non può evitare di farsi scappare una risata quando vede la polizia proteggere il Vaticano - al posto delle guardie svizzere - o Cruise e i suoi compagni Jonathan Rhys Meyers e Maggie Q cimentarsi con un buffissimo italiano (ovviamente lo si può comprendere solo guardando la versione originale). La Reggia di Caserta sostituisce San Pietro, come sempre inaccessibile. Cruise avrebbe voluto usare anche la cupola di vetro del Palazzo del Parlamento Tedesco, il Reichstag di Berlino, ma l'autorizzazione è stata negata.
Come i precedenti, il film fu un successo finanziario, raggiungendo la vetta del box office nel primo weekend con 16.6 milioni di dollari al primo giorno di programmazione. Incasso totale in tutto il mondo di 397.9 milioni, molto alto, ma comunque il più basso della serie. E ancora una volta non mancarono le critiche, soprattutto volte a una certa somiglianza del ritmo del film con le più recenti - e deludenti - produzioni legate a James Bond (prima del riavvio in pompa magna con Casino Royale, che sarebbe uscito di lì a breve). Per promuovere il film, la Paramount ebbe la ‘brillante' idea di installare dei lettori musicali in 4.500 distributori automatici di giornali, selezionati a caso, programmati per suonare il tema di Mission: Impossible quando l'utente apriva lo sportello. Peccato però che i lettori spesso scivolassero dal loro posto causando scompiglio e attacchi di cuore da parte di chi si ritrovava fra le mani quello che pareva a tutti gli effetti un ordigno esplosivo.

Il film fu anche l'occasione per riaprire una polemica intercorsa tra Cruise e la Viacom - società economicamente imparentata con la Paramount e il canale Comedy Central - a causa di un episodio della celebre, dissacratoria serie di cartoon South Park in cui l'attore veniva messo alla berlina per la sua controversa fede nel culto di Scientology. La star, offesa, dichiarò che non avrebbe partecipato al tour promozionale di Mission: Impossible III se l'episodio fosse andato nuovamente in onda, il che suscitò reazioni fortemente negative da parte dei fan di South Park, fomentati dal blogger Andrew Sullivan che invitò pubblicamente al boicottaggio del film.

Ritorno alla squadra

Senza troppo rivelare, qualche parola dobbiamo spenderla anche sull'inaspettato quarto capitolo della serie, Mission: Impossible - Protocollo Fantasma, grande successo al botteghino. I buoni ma non eccelsi incassi del terzo film, unitamente al finale che pareva non concedere possibilità a una continuazione, non hanno quindi fermato la produzione di un ulteriore episodio.
Annunciato inizialmente semplicemente come Mission: Impossible 4, è la prima regia ‘live action' di Brad Bird, autore in precedenza di capolavori d'animazione come Ratatouille e Gli Incredibili. La scelta registica per cui il film di Bird si caratterizza maggiormente è quella di girare in formato IMAX, piuttosto che in 3D come in questi anni fanno la maggior parte degli autori di blockbuster. Purtroppo, in Italia, sono poche le sale attrezzate per il maxiformato, in modo da rendere giustizia all'alta spettacolarità della pellicola e ai suoi momenti clou: come una fuga durante una tempesta di sabbia e un'arrampicata - senza controfigure, come piace a Cruise - sulla superficie dell'hotel Burj Khalifa di Dubai, in assoluto l'edificio più alto del mondo. Girato tra gli Emirati Arabi, Praga, Mosca, Mumbai e Vanvouver, il film si differenzia dagli altri anche perché vede Hunt agire, finalmente, a capo di una squadra, screditata dalla CIA in seguito a un malinteso avvenuto durante un attentato al Cremlino. Gli uomini della IMF non possono contare stavolta su altro che la loro intelligenza e sul loro allenamento. In qualche modo, dunque, Protocollo Fantasma riporta il franchise alle origini: dall'eroe solitario si passa alla forza del team. Il personaggio di Julia non scompare dalla continuity ma, di fatto, Hunt torna ad essere un single ‘senza storia', proprio come i suoi predecessori della serie tv. Non riveliamo altro, ma è chiaro che l'intento dietro a Protocollo Fantasma fosse quello di realizzare un "semi-reboot" intelligente, che ripulisse la serie della imperfezioni accumulate negli anni e poco gradite ai fan, senza per questo mortificare quanto stabilito dai precedenti capitoli. Ancora una volta, il successo finanziario è ottimo: siamo intorno al favoloso risultato di 700 milioni di dollari, risultando il film dall'incasso più alto nella storia del franchise.

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