Speciale Mission: Impossible Chronicles 2

Continua il viaggio nella mitica saga con protagonista Tom Cruise, (ri)scoperta e analizzata con voi per sapere tutto -ma proprio tutto- su Ethan Hawk e su uno dei franchise d'azione più amati di sempre.

speciale Mission: Impossible Chronicles 2
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Trovate la prima parte dello speciale a questo link.

Tra le influenze principali della serie c'è il film "Topkapi" di Jules Dassin, del 1964, dichiaratamente uno dei preferiti di Bruce Geller. Là, però, i protagonisti erano criminali, qui degli agenti che, se non sono proprio ‘bravi ragazzi', sostanzialmente agiscono in nome del bene comune, o almeno di quello che l'America capitalista pensa che sia il bene comune. Ma lo stile minimale dei dialoghi e soprattutto la caratterizzazione superficiale dei personaggi accomunano i due prodotti. Geller non voleva concentrarsi troppo sulla psicologia dei protagonisti, preferendo insistere sui dettagli del piano, anche perché riteneva che trattare i suoi agenti come ‘tabulae rasae' contribuisse a conferir loro credibilità nel lavoro sotto copertura. Per questo motivo il producer poneva veri e propri veti sullo sviluppo di ‘backside stories', e non c'erano mai grossi sviluppi, all'interno del serial, nel dispiegarsi delle vite private dei membri della IMF.
Ad esempio, nessuno di loro è mai morto. Quando c'era un cambio di cast - e avveniva spesso - semplicemente il personaggio spariva dalla circolazione, senza spiegazione. L'eccezione in questo caso fu data da una puntata del revival, in cui fa la sua dipartita uno dei personaggi principali. Geller era scomparso a sua volta in un incidente aereo nel ‘78, e dunque non poteva porre il suo veto. Tornando alle influenze, ci fu anche un'accusa di plagio dai creatori di uno show della ABC che si chiamava 21 Beacon Street, ma Geller dichiarò di non averlo mai visto e infine la questione si risolse amichevolmente, tanto che Laurence Heath, uno dei principali scrittori di Beacon Street, lavorò poi ad alcuni episodi di Mission: Impossible. Inoltre, la classica scena del registratore - con tanto di autodistruzione - è molto simile a quanto viene descritto in una sequenza di Saigon, romanzo del 1964 con protagonista Nick Carter.

Le missioni non finiscono mai

Del revival si cominciò a parlare già dai primi anni del decennio, quando i media riportarono la notizia che il cast originale si sarebbe riunito, per un non meglio identificato progetto chiamato inizialmente, in maniera generica, Mission: Impossible 1980. Ma non si trovava il plot giusto e così si andò avanti per parecchi anni rimbalzando da una storia all'altra, arrivando addirittura a ventilare l'ipotesi di un film, attorno al 1984, dal titolo Good Morning, Mr. Phelps (Mission: Impossible The Movie). Per far davvero decollare l'idea però ci volle uno sciopero. Nel 1988 gli sceneggiatori decisero di incrociare le braccia per i propri diritti e così molti produttori televisivi, non sapendo che pesci pigliare, pensarono bene di riciclare materiale già esistente. Ad esempio, Star Trek: The Next Generation utilizzava script creati negli anni '70 per una serie del franchise mai andata in porto. La ABC si dette allora da fare con Mission: Impossible, ingaggiando un cast totalmente nuovo (tranne Peter Graves, di ritorno nei panni di Phelps) e usando sceneggiature già realizzate per la serie originale, ovviamente riadattate. Per risparmiare sui costi le riprese vennero realizzate in Australia, tra Queensland e Melbourne, in assoluto il primo caso di programma di punta USA girato nella terra dei canguri.
Inizialmente si pensava a un vero e proprio remake, con nuovi attori a riprendere i vecchi ruoli, ma poi, poco prima dell'inizio delle riprese, la produzione cambiò idea, rendendo i nuovi protagonisti dei personaggi svincolati dai precedenti, sebbene modellati su di loro (a parte ovviamente Phelps, che era l''originale').
Non si può parlare di grande successo, ma le spese furono tenute bene sotto controllo, così il nuovo Mission Impossible (In Italia arriverà solo nel 2010, grazie a La7, col titolo Il ritorno di Missione Impossibile) poté durare per ben due anni. Nel corso dei lavori, lo sciopero degli sceneggiatori terminò, e così solo per 4 episodi si dovette ricorrere a sceneggiature già esistenti che, col cambio di personalità dei personaggi, sembrarono quasi delle continuazioni della serie originale. Il canovaccio restava quello già conosciuto e testato, con qualche cambiamento. Intanto, la IMF sembrava essere cresciuta nel tempo, passando da una piccola organizzazione segreta a una struttura capillare suddivisa in molte ‘sottosquadre'. Come abbiamo detto, in un caso - l'unico di tutta la serie - uno degli agenti moriva e, conseguentemente, come avvertiva il messaggio registrato all'inizio di ogni puntata, veniva totalmente ‘disconosciuto' dall'agenzia. Anche i gadget degli agenti risultavano potenziati, al confine con la fantascienza - si ricorda in particolare una macchina in grado di registrare i sogni - in linea con l'avanzamento dei tempi e della tecnologia anche nella realtà. Chicche del revival furono le apparizioni di volti noti della serie classica, che però non sempre riprendevano gli stessi ruoli. Nel 1997, Barbara Bain riprese invece il ruolo di Cinnamon Carter nel serial Un detective in corsia (Diagnosis: Murder), affiancata da Phil Morris che però non interpretava, come si poteva invece immaginare e sperare, Barney Collier, e nemmeno suo figlio Grant, nonostante Cinnamon dica spesso, durante la puntata, di aver lavorato con suo padre. Si tratta, insomma, di un semplice omaggio ‘fuori continuity'.

Agenti di carta (libri e fumetti)

Nei tardi anni ‘60, il franchise colonizza anche la letteratura commerciale. Quattro romanzi vennero pubblicati tra il 1967 e il 1969 (solo negli USA, a quanto ci risulta), con i titoli Mission: Impossible, Code Name: Little Ivan (entrambi di John Tiger), Code Name: Judas e Code Name: Rapier (questi ultimi di Max Walker). Ci furono anche due romanzi pensati per i lettori più giovani, scritti da Talmage Powell e pubblicati da Withman books, The Priceless Particle e The Money Explosion, tra il '69 e il '70. Solo l'omonimo di Tiger vedeva tra i protagonisti Dan Briggs, gli altri si rifacevano tutti all''era Phelps'. Una serie di 5 fumetti venne pubblicata dalla Dell nei primi anni '70. Si tratta in realtà di quattro storie, perché il quinto è una riedizione del primo numero. Poi l'unico altro exploit fumettistico della serie fu un prequel del film di De Palma di metà anni '90, a opera della stessa Paramount.

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