Mine: 3 motivi per vedere il film con Armie Hammer

È nelle sale Mine, survival movie made in Italy con protagonista Armie Hammer. Ecco 3 motivi per vedere il film di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro.

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Un passo falso a volte può compromettere tutto: ne sa qualcosa Mike Stevens, cecchino dei Marines in missione in una delle zone maledette dell'area mediorientale. Questione di attimi e il fato gli rifila un ghigno beffardo, facendogli intercettare sul proprio cammino una mina antiuomo. Ed è un uomo fortunato, il soldato col volto e il fisico statuario di Armie Hammer, perché il compagno di missione - Tommy Madison a.k.a. Tom Cullen - salta in aria dopo aver calpestato uno degli ordigni con cui è disseminata l'intera zona. Solo, con i viveri ridotti all'osso, preda facile di licaoni, nemici e agenti atmosferici (dal caldo torrido, tipico del deserto, alle tempeste di sabbia improvvise e violente). È da queste premesse che Mine, il film diretto dagli esordienti Fabio Guaglione e Fabio Resinaro ora nelle sale, mette in scena un ibrido cinematografico che cattura elementi del survival movie - gli echi di 127 ore di Danny Boyle si avvertono per i 106 minuti di durata della pellicola - e li modella secondo stilemi e diktat dello psico thriller, foderando il tutto con una veste da war movie in cui la vera guerra scoppia (e si combatte aspramente) nella testa del protagonista, one man show come il Tom Hardy di Locke alle prese con i propri demoni interiori. Abbiamo visto Mine in anteprima, rimanendo colpiti dalla maturità registica con cui i due filmaker italiani hanno confezionato - dopo Lo chiamavano Jeeg Robot di Mainetti, Perfetti Sconosciuti di Genovese e Non Essere Cattivo di Caligari - un altro "Bingo!" tricolore. Vi sveliamo i 3 motivi per correre al cinema a vedere la storia di un italian sniper con un Io ed un Super-Io da sempre in guerra fra loro.


Man vs Wild

Spazio e tempo figurano di diritto nel cast del film, legati visceralmente al destino del marine Mike, provato da uno stallo fisico ed emotivo. Come il Clit Eastwood de Il buono, Il brutto, Il cattivo fa i conti con gli effetti devastanti causati da un'incessante esposizione solare in un territorio subsahariano (anche se nel film di Leone il deserto era quello americano). Ad un passo (metafora, questa, ricorrente) dal collasso, il personaggio di Armie Hammer cerca disperatamente di dar fondo a tutte le proprie conoscenze in materia di sopravvivenza, come quando si appresta a bere la propria urina, per non sprecare preziosi sali minerali (una tecnica mostrata dall'avventuriero Bear Grylls nel format L'Ultimo Sopravvissuto). Il volto dell'attore di Operazione U.N.C.L.E. è una tela che i registi imbrattano con sangue, ematomi e sabbia, filmando così l'indicibile sofferenza di un uomo costretto all'immobilità forzata.

Italian Sniper

Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale: scordatevi la guerra nuda e cruda vista dalla soggettiva repubblicana (American Sniper), oppure le illazioni e i sospetti a là Green Zone o Zero Dark Thirty. Mine non è un vero e proprio war movie, sebbene siano presenti almeno un paio di sequenze che ne decreterebbero l'appartenenza al genere. Un film su un cecchino sì, ma ancor prima un film sull'uomo, condannato a fare i conti col proprio passato e con le proprie scelte. 52 ore di attesa, riempite parzialmente con mp3 e contatti radio, conducono inevitabilmente a riflessioni doverose, che ruotano attorno al bisogno di amore che tormenta anche un "programmato per uccidere" come Mike. Per questo la pellicola di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro può considerarsi un unicum del genere, claustrofobica, a dispetto della sconfinata striscia di sabbia che avvolge il protagonista, come Buried - Sepolto con Ryan Reynolds (non a caso il produttore, Peter Safran, è lo stesso).

Sul lettino con Armie

Perché, quindi, Mine merita una visione in sala? Perché difficilmente vedrete al cinema opere prime dal così notevole impatto visivo, in cui un solo protagonista al centro della scena, un po' come in alcune pièce teatrali, riceve di tanto in tanto la visita di berberi, lupi assassini e fantasmi del passato (prossimo e remoto). A dispetto dell'apparente muscolartà fornita dalla presenza nel cast di Armie Hammer, la pellicola è cerebrale oltre ogni immaginazione. In poche parole, per 8 euro circa (il prezzo medio di un biglietto nel weekend di programmazione) parteciperete ad una delle sedute di psicoanalisi di gruppo più economiche di sempre, condotta da due giovani registi (con un'esperienza da veterani) di cui vorremmo al più presto conoscere il prossimo passo. Perché, proprio come recita il film, "bisogna sempre andare avanti".

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