Michael Moore sfida Donald Trump in Fahrenheit 11/9, in arrivo a settembre

Michael Moore è pronto a tornare sul grande schermo con un nuovo, dissacrante progetto: Fahrenheit 11/9, che sfida la presidenza Trump.

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Michael Moore, il celebre comico/documentarista americano, sta per tornare sul grande schermo. Lo ha annunciato ieri sera (per noi italiani stanotte) al Late Show di Stephen Colbert, svelando anche il geniale titolo della nuova opera: si chiamerà Fahrenheit 11/9. Notato qualcosa di strano? È un nome che vi sembra familiare? Non sbagliate, l'assonanza con il campione d'incassi Fahrenheit 9/11, il documentario che ha guadagnato di più nella storia con 222 milioni di dollari, è assoluta.
I numeri però sono invertiti, anziché richiamare il tragico 11 settembre del 2001 ci si rifà al 9 novembre del 2016, il giorno in cui Donald Trump è diventato effettivamente il 45esimo Presidente degli Stati Uniti.
È stato dunque svelato il tema, prevedibile diciamolo, del documentario: sarà una ricostruzione fedele, ironica e brutale dell'ascesa politica del tycoon americano, diventato l'uomo più importante del mondo dopo esser stato per tutta la vita un esuberante costruttore, pronto a dire tutto e il contrario di tutto pur di prevalere sul prossimo.

Prima linea

La politica del resto è molto cara a Michael Moore, che deve il suo successo non soltanto al documentario del 2004 sul disastro delle Torri Gemelle e l'operato di George W. Bush, ma anche al suo attivismo instancabile a favore delle zone più disagiate del suo Paese. Il regista è sempre in prima linea quando si tratta di ostacolare la diffusione delle armi (come dimenticare il commovente Bowling a Columbine) o raccontare il marcio che affligge Flint e il Michigan in generale, sua terra natale.
Le parole "Donald Trump" poi generano in lui sentimenti rancorosi, un dolore lancinante e costante, poiché l'imprenditore rappresenta per lui la peggior sventura che potesse piombare sugli USA. Non a caso il regista ha portato avanti una feroce campagna a sostegno di Hillary Clinton durante le scorse elezioni, pur riconoscendo in lei qualche difetto di troppo.
Se date un'occhiata al catalogo di Netflix, anche italiano, trovate una piccola perla chiamata Michael Moore in Trumpland, uno spettacolo teatrale itinerante che l'autore ha portato, prima delle ultime elezioni, negli Stati più dichiaratamente trumpisti. Dal palco, ornato di gigantografie di Hillary Clinton, il graffiante comico ha provato a convincere i più feroci sostenitori di Trump a votare per i democratici, con dialettica, ironia ed esempi pratici, con risultati talvolta inaspettati (occhi lucidi e momenti di commozione fra una risata e l'altra).

"Ditegli che sono io, Michael Moore"

Visti poi i risultati finali delle elezioni, lo spettacolo di Michael Moore non ha fatto abbastanza, evidentemente. Il regista però si è rialzato con la forza che da sempre lo contraddistingue e ha iniziato a girare il suo nuovo film, senza perdere un briciolo di speranza nell'umanità.

In diretta televisiva non ha potuto dire molto sul progetto, sappiamo però che Fahrenheit 11/9 uscirà negli USA il prossimo 21 settembre, prodotto dal veterano Tom Ortenberg, passato recentemente dalla Open Road Films alla nuova Briarcliff Entertainment. Il documentario sarà una sfida a viso scoperto tra Moore e lo stesso Trump, con il regista accampato davanti alle cancellate della Casa Bianca come di fronte al Mar-a-Lago, il complesso di Palm Beach, in Florida, appartenente a Donald Trump dal 1985.
A leggere la sinossi ufficiale, il documentario sarà chiaramente provocatorio e ironico, pronto ad affrontare due questioni principali: come siamo arrivati a questo punto? Ma soprattutto, come possiamo uscire dalla situazione attuale? Senza alcun dubbio ne vedremo delle belle.

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