Speciale Men in Black 3

Alle origini di Men in Black 3

speciale Men in Black 3
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

In Men in Black 3, gli Agenti J (Will Smith) e K (Tommy Lee Jones) sono tornati... giusto in tempo. Durante i suoi 15 anni di carriera con i “Men in Black”, J è stato testimone di eventi inverosimili ma nulla, neanche gli alieni, lo preoccupano più del suo partner, diventato reticente e scontroso. Quando la vita di K ed il destino del pianeta sono in grave pericolo, J dovrà viaggiare a ritroso nel tempo per rettificare le cose. Scopre così che K non lo aveva messo a conoscenza di alcuni segreti dell’universo - segreti che si sveleranno uno ad uno, mentre lui stesso si allea con il Giovane Agente K (Josh Brolin) per salvare il partner, l’agenzia e il futuro dell’umanità.

“Il franchise Men in Black mette a fuoco il rapporto tra l’Agente J e l’Agente K”, racconta Will Smith, tornato nei panni di uno dei suoi ruoli preferiti, quello dell’Agente J, per la Columbia Pictures in Men in Black 3. “E questo episodio conferma questa relazione. È centrato sulla forza e l’origine della loro amicizia. Di fatto, è un’idea che avevamo già in mente da anni - la storia era nata addirittura prima di MIB2 - ma necessitava di tempo per maturare. Per poter raccontare questa storia, abbiamo dovuto portare l’intera trama ad un livello superiore, e l’unico modo per fare questo è stato andare più a fondo: più a fondo nei personaggi e più a fondo nelle rivelazioni che si sarebbero eventualmente svelate nell’arco della trama stessa”.
“In entrambi gli episodi precedenti, la relazione tra J e K è sempre stata affettuosa e conflittuale allo stesso tempo”, racconta Tommy Lee Jones, che ancora una volta veste i panni dell’Agente K.

Sono già trascorsi dieci anni da quando gli agenti dell’agenzia speciale “Men in Black” hanno protetto la Terra per l’ultima volta dalla feccia dell’universo e da allora si è molto parlato dell’idea di un terzo episodio della saga. A detta di Smith, però, è sempre stato un fatto certo, “Finalmente siamo arrivati a mettere insieme una storia fresca e coinvolgente che conducesse gli spettatori ad un luogo e un tempo mai visti prima in questo franchise”.
Will Smith era emozionato a rimettersi nuovamente il completo nero e gli occhiali da sole. L’Agente J è uno dei suoi personaggi preferiti e nell’attesa di girare, ha iniziato subito a rimettersi i panni del caso. “Il completo nero non si batte”, racconta. “Ha un tale immaginario. Appena re-indossato, insieme agli occhiali, si rientra subito nel mondo dei Men in Black. È come uno di quei sogni da bambino: si diventa supereroi in un attimo e si viene a conoscenza di tutti i segreti dell’umanità, facendo il mestiere più importante del mondo. Appena rimetto quell’abito, torno ad essere un bambino di sette anni”.
Anche Tommy Lee Jones era ugualmente emozionato all’idea di tornare nei panni del
burbero Agente K: “Quando si lavora con Will Smith, è sempre una giornata di grande allegria. Quando poi, oltre a Will, c’è Barry è ancora più piacevole. Sono persone fantastiche. È meraviglioso lavorare con loro”.

La trama di Men In Black 3 riporta i filmmaker alle origini della saga, alle origini dei personaggi e alle origini del loro rapporto, in modo da mettere a fuoco gli elementi chiave che li hanno tenuti vicini e lontani allo stesso tempo per ben 15 anni. Questa volta, quindi, la storia è centrata sul bisogno di risolvere un conflitto implicito già nella trama di base della serie. E la risposta sta nel mandare l’Agente J a ritroso...nel tempo.
“Volevamo un film che fosse familiare ma allo stesso tempo diverso”, racconta Barry Sonnenfeld, che ha diretto i tre episodi di Men In Black. “Quello che riconosciamo subito
sono i personaggi e le premesse di Men In Black”. Volevamo portare Will Smith e Tommy Lee Jones, ancora una volta, insieme sul grande schermo, ma volevamo anche qualcosa di nuovo e originale, che coinvolgesse anche un viaggio nel tempo”.
“All’inizio del film, J e K sono ancora partner - eppure malgrado i tanti anni di lavoro comune, non possono dire di conoscersi”, racconta il produttore Walter F. Parkes. “Infatti, all’inizio della storia, J si ritrova a pensare ‘Dopo tutti questi anni, cosa so veramente dell’uomo che mi lavora accanto?’ È questa la base dell’intera trama e coincide inoltre con la fuga dell’alieno Boris l’Animale che K era riuscito ad arrestare 40 anni prima nel 1969 - e sembra essere tornato per vendicarsi proprio contro K”.
Una vera e propria vendetta, infatti: Boris torna indietro nel tempo nel 1969 e uccide K. Nel 2012, però, nessuno ha alcuna cognizione del fatto che K era stato ucciso nel 1969. Nessuno, eccetto J, che non capisce cosa stia succedendo al suo partner. Per salvarlo, J segue Boris a ritroso nel tempo - e in questo modo impara a conoscere qualcosa in più di lui. “J capisce da subito che salvare K è un’ottima opportunità per conoscerne i segreti gelosamente custoditi negli anni. Spera così di capire perché K sia sempre così scontroso e riservato”, racconta Sonnenfeld. “E finisce con lo scoprire che il Giovane Agente K è aperto, socievole e affabile”.

L’Agente K nel 1969 viene interpretato da Josh Brolin, che riesce a riprodurre i manierismi e le affettazioni di Jones in modo sottile e intelligente, rendendoli propri.
“Abbiamo girato in sequenza. Tommy ha interpretato K nel primo atto, poi arriva Josh per il secondo atto e la maggior parte del terzo, e infine siamo tornati a lavorare con Tommy”, racconta il regista. “La cosa incredibile è che pensavo di dirigere un unico attore. Le interpretazioni sono così coerenti che era difficile capire dove finisse Tommy Lee Jones e cominciasse Josh Brolin. Non mi sembrava che Tommy o Josh interpretassero due Agenti K, uno giovane ed uno anziano. Entrambi erano l’Agente K - e basta”. “Ho visto il film circa 45 o 50 volte - non esagero”, racconta Brolin. “Sono un grande fan della chimica tra Tommy e Will. La voce di Tommy ha una tonalità molto precisa. E peraltro è molto diversa dalla sua vera tonalità. Lo ascoltavo riascoltavo, fino a quando non cominciavo a sognarlo. Non so se sono riuscito a rendergli giustizia, ma i miei amici iniziavano a dire che la mia voce sembrava la sua, come pure le mie movenze. Andavamo a cena, e mi sentivo dire ‘Stai ordinando come farebbe Tommy’”.
Naturalmente, nonostante questo film esplori le relazioni tra i due protagonisti, non è mai pesante o drammatico. È pur sempre un Men In Black ed era chiaro che ci sarebbero stati alieni come Rick Baker, gingilli formidabili e grandi risate. Nell’insieme uno stile irresistibile, che non ricorda quello di nessun altro film. Sonnenfeld spiega qual’è la chiave del mood del film: l’unico modo per dare vera comicità alla storia era interpretarla con la massima serietà. “Volevo che le situazioni fossero divertenti ma le interpretazioni realistiche. Non volevo che gli attori cercassero di essere comici”, spiega. “Non voglio che il compositore delle musiche pensi che stiamo girando una ‘commedia’, perché altrimenti la musica sarà da commedia. Non voglio neanche che il direttore della fotografia o il tecnico in fase di sviluppo pellicola pensi che sia una commedia, perché altrimenti la luce sarà troppo brillante. Se si riesce ad apportare alla situazione, per quanto assurda, qualcosa di veritiero, allora la commedia sarà spettacolare”.

Che voto dai a: Men in Black 3

Media Voto Utenti
Voti totali: 42
7
nd