Matteo Garrone: viaggio nella filmografia del regista romano

Ripercorriamo i momenti più importanti della carriera di Matteo Garrone, regista romano che si è ritagliato un enorme spazio anche all'estero.

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È innegabile che in questi ultimi anni il cinema italiano stia subendo una vera e propria evoluzione senza precedenti. Buona parte dei filmmaker dello stivale guarda e si approccia al grande schermo con nuovi occhi e un differente modus operandi e, proprio grazie a questo, stiamo assistendo a una rinascita e purificazione del mezzo "post anno zero" (del 2000, ovviamente). Se Sidney Sibilia con il suo Smetto quando voglio è stato in grado di creare un prodotto popular, nato dalla matrice della serialità televisiva e degli action all'americana, italianizzandolo e commercializzandolo in tutto il mondo, Matteo Garrone ha avuto la spiccata capacità di portare in auge il mondo della "fiaba nera", di prendere spunto da fatti di cronaca e attualità accaduti davvero e di creare nuove storie in cui i protagonisti e gli antagonisti fossero semplicemente persone, non "fatti" e non "cose" buttate nel calderone. Figlio del giornalista e critico teatrale Nico Garrone, Matteo si appassiona inizialmente al mondo della pittura e solo successivamente si specializza in regia. Il mondo cinematografico di Garrone non giudica, non punta il dito, non accusa ma entra nella mente dei personaggi, come in un'operazione a cuore aperto è possibile osservare l'interno, le viscere dei suoi protagonisti, punto di vista privilegiato che ci permette di scoprire pregi e difetti, come la loro luce e la loro oscurità. Ma partiamo dal principio: il primo film degno di nota del regista è L'Imbalsamatore del 2002, tratto da una storia vera e con protagonista Ernesto Mathieux, miglior attore non protagonista ai David di Donatello del 2003.


La vera storia del Nano di Termini

Il film è ispirato alla storia di cronaca de Il nano di Termini, Domenico Semeraro, un uomo affetto da nanismo, ex professore di educazione tecnica e talentuoso imbalsamatore. Il suo studio di Castro Pretorio fu definito tempo dopo la sua morte "La bottega degli orrori". A ucciderlo il suo amore impossibile, Armando Lovaglio, definito dallo stesso Semeraro "di una bellezza greca", tanto da dedicare al giovane frasi di questo tipo nel suo diario: "Nessuno come lui ha posseduto così tanto fascino e malìa, occhi grandiosi, luminosi, con ciglia super lunghe, labbra piccole e rosee, un volto da leggenda mitica". Un uomo dalla grande cultura, Semeraro, cresciuto sempre nel disagio e deriso per la sua altezza (fu anche riconosciuto come il professore più basso d'Italia), cresciuto senza possibilità di scelta nel corpo di un bambino. Era un uomo attratto dalla bellezza, dalla perfezione, e in Armando riuscì a trovare proprio le qualità da lui tanto bramate. La motivazione che spinse il giovane Lovaglio a lavorare da Semeraro fu il desiderio dell'allora 16enne di acquistare la moto dei suoi sogni.


L'Imbalsamatore

Il lungometraggio di Garrone è un'opera noir che cerca in tutti i modi di scappare dal fantasma delle fiction televisive a basso costo. La produzione del marchio Fandango aiuta il regista in questo escamotage, grazie a un buon budget e alla carta bianca che gli ha permesso di lavorare a un film senza vincitori ma costituito solo da vinti. La storia ruota intorno al tassidermista Peppino, imbalsamatore ed ex professore dalla sessualità ambigua. La sua bravura come imbalsamatore gli permette di lavorare in ambienti d'élite, ben pagati, come le imbalsamazioni o la rimozione di droga dai cadaveri per conto della Camorra. Un giorno conosce Valerio, un giovane 20enne, alto e piacente, da cui Peppino è subito attratto. L'uomo gli propone un lavoro nella sua azienda e, pian piano, inizia a instaurare un rapporto di amicizia con il ragazzo. Valerio è attratto dalla figura sicura e importante di Peppino e inizia sempre di più ad avvicinarsi all'uomo, tanto da arrivare a trasferirsi a casa sua. Tra i due nasce un legame ambiguo e passionale, fino all'entrata in scena di una ragazza, Deborah, con la quale Valerio instaurerà una relazione. La storia d'amore porterà Peppino alla follia, che cercherà in tutti i modi di dividere i due innamorati fino a un tragico epilogo.


Gomorra


Nel 2008 Matteo Garrone dirige Gomorra, "gangster movie" all'italiana ispirato al libro omonimo di Roberto Saviano. Sin da subito, il regista si distacca dal taglio di denuncia del libro per approcciarsi alla cruda realtà della provincia napoletana e in particolare di Scampia. I dialoghi sono ridotti al minimo come le scene d'azione che sono poche ma ben realizzate. Gomorra è la storia tragica di persone insoddisfatte della propria vita, del proprio lavoro, chiusi in una spirale di tormento, frustrazione, senza una via d'uscita. Nel mondo di Gomorra non c'è possibilità scegliere qualcosa di diverso, non c'è bene o male, c'è solo l'inesorabile scorrere del tempo in cui o sopravvivi o muori. Oltre all'utilizzo del dialetto, che restituisce un tocco ancor più documentaristico all'opera, Garrone ha utilizzato per i suoi personaggi molti degli slang usati davvero nel gergo della criminalità e della camorra.


Reality

Nel 2012 il regista lavora a Reality, film tratto dalla storia vera del fratello della sua ex compagna. Garrone definì il film un'opera cartoonesca, quasi Pixariana, una piccola fiaba moderna. Il protagonista è interpretato da Aniello Arena, ex soldato della camorra appassionatosi al mondo del cinema e del teatro. Arena interpreta Luciano, un pescivendolo napoletano dalla spiccata vena comica, che insieme alla moglie gestisce un commercio illegale di robot da cucina. La moglie - che crede molto nelle capacità comiche di Luciano - gli propone di partecipare ai provini del Grande Fratello. Da quel momento in poi in Luciano si rompe qualcosa e la voglia di essere selezionato dalla produzione del programma sfocia in ossessione e in una vera e propria distorsione della realtà da parte del protagonista. Un racconto paranoico e di una mutazione, di una fuga tanto bramata quanto irraggiungibile, inattuabile.


Il Racconto dei Racconti

Il Racconto dei Racconti segna per Garrone l'entrata del regista italiano nel mondo di Hollywood - anche se il regista ama scherzosamente precisare che è stata Hollywood a essere ospitata in Italia e non viceversa. Garrone ha girato il film in Italia tra Puglia, Lazio, Sicilia, Abruzzo e Toscana. Il lungometraggio è tratto dall'opera fiabesca Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, dal quale sono state selezionate tre storie: La cerva, La pulce e La vecchia scorticata. Il Racconto dei Racconti risulta ancora oggi uno dei più riusciti esperimenti fantasy in Italia.


Dogman


L'ultimo film di Garrone dal titolo Dogman è arrivato nelle sale italiane il 17 maggio scorso ed è una sorta de L'Imbalsamatore 2.0. Come nel caso del sopracitato lungometraggio, Dogman è tratto dalla storia vera del Canaro della Magliana, Pietro De Negri. Secondo il racconto di De Negri, l'uomo avrebbe ucciso il suo ex collega di rapine, l'ex pugile Giancarlo Ricci, a causa delle ripetute minacce e percosse ricevute a causa dei debiti dovuti alla sua dipendenza da cocaina.


Con una scusa, De Negri chiuse Ricci in una gabbia nel suo negozio di toelettatura per cani (da qui il soprannome Il Canaro) e lo torturò in modo barbaro. Gli incendiò il volto con della benzina, lo colpì con una bastonata e amputò con delle tronchesi i pollici e gli indici delle mani. Non contento, il Canaro gli tagliò naso, orecchie, lingua e asportò anche i genitali dell'uomo. Dopo la morte dell'ex pugile, De Negri continuò a seviziare il cadavere, ruppe i denti di Ricci a martellate, gli infilò le dita negli occhi e nell'ano, aprì la scatola cranica e lavò il cervello con uno shampoo per cani - o almeno così racconta la leggenda. La notizia destò molto scalpore in quanto De Negri era ritenuto da tutti un uomo mite e tranquillo. Il risentimento, la rabbia e lo spirito di vendetta lo portarono a questo enorme momento di follia.

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