Mattel sbarca a Hollywood: tutti i film possibili

La Mattel apre la divisione Film e si prepara ad affrontare lo strapotere dei Transformers Hasbro. La nostalgia pagherà?

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Già pronunciando Mattel si ha l'effetto della Madeleine di Proust. Basta il nome per salire a bordo di una Delorean che ha come destinazione finale la propria infanzia. Generazioni di bambini sono cresciute con i giocattoli della Mattel tra le mani, immergendosi in pittoreschi mondi fantasy, ricreando intrecci amorosi degni di Gossip Girl e organizzando gare automobilistiche più frenetiche della 24 Ore di Le Mans.
I ricordi sono fatati, immersi in un'aura magica che avvolge un mondo lontano, in cui tornare ogni volta che si ha voglia di essere cullati dalle mani calorose dell'infanzia. La nostalgia ha una potenza incredibile e ognuno di noi indossa lenti idealizzanti quando visita le soffitte del tempo, quei luoghi polverosi in cui si tengono scatoloni pronti a colorare il presente.
Negli ultimi cinque anni l'effetto nostalgia è stato cavalcato da tutte le principali aziende, che hanno organizzato viaggi con destinazione "infanzia", riproponendo in diverse forme oggetti in vendita negli anni ottanta e novanta. Quelli che sembravano piacevoli ricordi sono stati trasformati in fonti inaspettate di reddito da parte dei brand, che nel frattempo avevano perso appeal e introiti in un mondo in cui i giocattoli sembrano destinati alla stessa fine dei protagonisti di Toy Story 3. L'oblio.

Nostalgia canaglia

La crisi mondiale del giocattolo, che recentemente ha coinvolto la catena di negozi Toys R Us, ha fatto registrare una forte contrazione di mercato per tutti i colossi del settore, il mondo ludico tradizionale si sta insomma sgretolando con la stessa velocità con cui scompariva Fantasia ne La storia infinita.
Accanto al marketing nostalgico, diretto principalmente a un pubblico più agée, i big dell'intrattenimento si stanno reinventando, seguendo altre rotte, e facendo il proprio ingresso in un mondo apparentemente distante anni luce: il cinema. A fare da apripista, dando il via al binomio Hollywood/giocattoli, ci ha pensato la Hasbro. La società americana ha infatti fondato il suo omonimo studio nel 2009 e ha sfruttato nel migliore dei modi alcune proprietà intellettuali, in primis i Transformers, protagonisti di cinque pellicole e presto nuovamente in sala grazie allo spin-off dedicato a Bumblebee. Oltre alla saga dei Transformers, dall'Universo Hasbro sono fuoriusciti Ouija, Battleship, G.I. Joe - La nascita dei Cobra, My Little Pony: The Movie e Jem e le Holograms. Produzioni con esiti decisamente più mesti rispetto ai roboanti successi ottenuti da Optimus Prime & Co.
Altro grande esempio della bontà del connubio tra cinema e giocattoli è quello offerto dalla Lego. La società danese sta vivendo un vero e proprio Rinascimento, trasformando in mattoncini d'oro tutto quello che tocca. Nel 2014 Lego Movie ha conquistato pubblico e critica, dando il via a un media franchise che ha poi proseguito il proprio cammino con Lego Batman e Lego Ninjago. Nei prossimi anni usciranno in sala il sequel di Lego Movie e nel 2019 The Billion Brick Race.

L'ora della Mattel

Visti i successi ottenuti dai principali competitor, la Mattel ha deciso di seguire l'abbagliante luce del firmamento hollywoodiano e il 7 settembre scorso ha deciso di scendere in campo, dando vita ufficialmente alla Mattel Films, una nuova divisione della società focalizzata unicamente alla produzione di film basati sui franchise iconici dell'azienda. Ynon Kreiz, Presidente e CEO di Mattel, ha poi voluto subito puntare in alto, assumendo come produttore esecutivo Robbie Brenner. La produttrice ha alle spalle una brillante carriera in ambito cinematografico, raggiungendo la nomination agli Oscar con Dallas Buyers Club, da lei prodotto nel 2013. "Robbie è una storyteller talentuosa e una filmaker rispettata con delle profonde relazioni nell'intrattenimento. È la leader perfetta per portare in vita i nostri amatissimi brand", queste le parole di presentazione della Brenner da parte del Ceo della Mattel. La Brenner ha subito fatto intendere il suo intento, il desiderio di connettersi emotivamente ai milioni di appassionati dei giocattoli del brand, facendo rivivere nei loro cuori una fiamma che al momento sembra essersi spenta. "Generazioni di bambini nel mondo sono cresciute con un profondo legame con i marchi e i personaggi di Mattel. Ci sono molte storie da raccontare e immaginazioni da catturare", ha spiegato.
Le ambizioni cinematografiche della Mattel risalivano già al 2013, anno in cui fu fondato lo studio Playground Productions, nato con grandi ambizioni, ma presto accantonato. Erano infatti previste innumerevoli produzioni, tra TV, web-series e giochi, con l'intento di centralizzare i vari prodotti ispirati ai giocattoli della società. Ne conseguirono unicamente un film senza pretese e senza incassi, Max Steel (appena 4 milioni di incassi a fronte di un budget di 10 milioni di dollari), e sporadici cortometraggi legati a spot trasmessi durante gli incontri della WWE. Nel 2016 la Playground Production cambiò nome in Mattel Creations, ma quello che non mutò fu il risultato finale: le promesse furono molte, ma i risultati assenti.
Serviva un cambiamento per valicare le mura che dividono il mondo umano da quello hollywoodiano. Serviva la Mattel Film.
Ma quali potrebbero essere i protagonisti di questa svolta cinematografica? Dal 1945, anno di fondazione della società a opera di Elliot Handler e Harold "Matt" Matson (dalla cui fusione dei nomi prende vita il nome del brand), la Mattel ha saputo intrattenere milioni di bambini con mondi e personaggi, che ora ritroverebbero vita sul grande schermo e che potrebbero finalmente duellare a distanza con i Transformers, sovrani del regno dei giocattoli al cinema.

Per il potere di Grayskull

Master of the Universe nasce principalmente da un errore. È il 1976 e l'amministratore delegato della Mattel, Ray Wagner, reputa poco allettante l'idea di produrre action figure provenienti da un film di fantascienza ancora poco conosciuto tra i giovani. Si trattava di Star Wars. Il danno ormai era fatto, il merchandise legato alla pellicola di Lucas esplose e la Mattel cercò di correre ai ripari, creando ex novo un universo fantasy capace di attirare la clientela, ormai lanciata verso una galassia lontana lontana.
Il responsabile dei progetti degli anni '80, Roger Sweet, creò allora quello che sembrava il prodotto ideale per richiamare alla base Mattel i bambini del tempo. La chiave per il successo era un perfetto mix di tutto quello che andava in quel momento: personaggi muscolosi, colorati, epici, pronti ad affrontare mostri e il Male. In uno scenario fantasy che mescolava di tutto di più, spaziando da draghi a elementi fantascientifici. Ecco quindi uscire da questo potpourri di trovate, catturate da Conan e da Star Wars stesso, He-Man, "the most powerful man in the universe" e il suo acerrimo nemico Skeletor, "Lord of destruction", uno stregone dal volto scheletrico, ispirato al dia de los muertos messicano. Accanto al biondo e muscolosissimo protagonista c'è Battle-Cat, una tigre verde che indossa un'armatura dotata di sella.
Intorno ai personaggi principali viene creato un mondo in cui gli Heroic Warrior, "i buoni", guidati da He-Man si scontrano con gli Evil Warriors, all'ombra del Castello di Grayskull. Il progetto fa subito centro: i giocattoli spopolano, la grande varietà di personaggi appaga tutti e il playset de il Castello di Grayskull diventa uno dei regali più ambiti dai bambini del tempo.
Dopo il successo delle action figure, si pensò di ampliare la storia contenuta nei fumetti all'interno delle confezioni. Perché serviva un contesto che rendesse ancor più plausibile e coeso quel mondo così vasto e vario, contraddistinto da strane creature, da mezzi di trasporto ed edifici ancor più improbabili. Ecco quindi arrivare nel 1983 He-Man e i dominatori dell'universo, una serie d'animazione targata Filmation, arrivata in sordina e presto diventata oggetto di culto del giovane pubblico.

Furono introdotti nuovi personaggi, tra cui Adam, altra identità di He Man, e She-Ra, eroina catapultata nella mischia per far breccia sulle bambine. Il successo della serie fu clamoroso e le vendite delle action figure ebbero un'ulteriore impennata. A riprova del boom di He-Man & Co. nel 1987 uscì al cinema "I dominatori dell'universo", pellicola con la regia di Gary Goddard, che si ispirava alla linea di giocattoli Mattel. Il film fu un flop totale e ai botteghini pareggiò appena il budget stanziato. La delusione dei fan fu rabbiosa: erano assenti personaggi importanti (tra cui Battle-Cat), la maggior parte della narrazione si svolgeva sulla Terra, i toni del film erano eccessivamente dark e la troppa tecnologia presente nel film metteva completamente in disparte i contorni fantasy ed epici dei giocattoli.
L'impatto sulla generazione nata negli anni '70 e '80 fu incredibile e il marchio fruttò alla Mattel due miliardi di dollari. I primi anni novanta videro giungere il tramonto su Eternia e per anni He-Man rimase protagonista unicamente dei ricordi di quei ragazzi cresciuti con le sue vicende.
Nel nuovo millennio Masters of The Universe è tornato improvvisamente in voga e nuove edizioni delle action figure sono figlie del movimento new-stalgico degli ultimi anni. La riproposizione sul piccolo schermo della serie animata, grazie a Netflix, ha riacceso l'interesse verso la serie, creando nuove prospettive e nuovi possibili progetti legati al mondo di He-Man.
Da anni infatti si paventa l'ipotesi di un nuovo film di Masters of The Universe, con la Sony che ha più volte manifestato interesse nella realizzazione del film. L'effettiva produzione della pellicola è sembrata a più riprese concretizzabile e ad aprile scorso si erano fatti addirittura i nomi dei registi che avrebbero diretto il film: i fratelli Aaron e Adan Nee, scelti dopo il rifiuto di David Goyer, che inizialmente era stato accostato al progetto. Tra i vari rumor era emersa anche la data di uscita del film: 18 dicembre 2019. Dopo mesi di silenzio, Sony non ha rinnovato l'opzione per occuparsi del film, che rimane ancora una volta un progetto utopico. Fino ad ora. La Mattel Film è pronta a far rinascere Eternia.

Hot & Furious

Un altro progetto cinematografico che potrebbe (ri)nascere viaggia su quattro ruote e porta il nome delle macchinine più spericolate dell'universo ludico. Si pensa alle Hot Wheels e subito balenano in mente giri della morte, ruote ammortizzate, corse in stile Fast and Furious e colori sgargianti.
Le macchinine made in Mattel compiono quest'anno ben 50 anni di vita: nel 1968 il co-fondatore della società volle assolutamente degli autoveicoli in scala 1/64 per contrastare l'egemonia della britannica Lesney, che spopolava con i suoi modellini. Furono lanciate sul mercato 16 macchinine, le mitiche "sweet sixteen", progettate da un designer proveniente dal mondo automobilistico "vero", Harry Bentley Bradley della General Motors. La passione di Bradley per la customizzazione delle fuoriserie si notava subito nella progettazione dei modellini, che apparivano ben più elaborati e avveniristici rispetto a quelli della concorrenza. Il pick up Chevrolet El Camino era una fedele riproduzione della supercar posseduta dal designer, mentre Deora era ispirato a un prototipo su base Dodge presentato al Los Angeles Car Show del 1964. Quello che catturò l'attenzione e la fantasia dei bambini fu la verniciatura "spectraflame" che rendeva le automobiline lucide e fiammanti. Un piccolo cuscinetto di plastica rigida inserito all'interno delle ruote donava quell'ammortizzazione iper realistica e faceva scattare i modellini a velocità impensabili. Il successo fu immediato e i diretti competitor furono costretti a ripensare completamente il proprio marketing per stare al passo delle velocissime Hot Wheels.
Dopo Bradley si avvicendarono altri designer di grido, tra cui Ira Gilford proveniente da Chrysler e Larry Wood, ex Ford. C'è una curiosità legata al lavoro di Gilford: un modellino di Vw Bus, con due piccole tavole da surf che spuntavano dal portellone posteriore, risultò troppo stretto per le piste in plastica che venivano vendute per mandare "in strada" i piccoli bolidi e testarne la velocità. Il veicolo fu quindi riprogettato, portando le due tavole da surf ai lati del van e coprendo tutta la larghezza della pista. I pochi bus fallati venduti, ribattezzati Beach Bomb, divennero subito preda dei collezionisti e oggi un esemplare arriva fino a 70.000 dollari: niente male per una macchina lunga pochi centimetri!

Gli anni settanta furono all'insegna della fantasia, le Hot Wheels esibirono per prime decorazioni sgargianti e decalcomanie originali: le vendite si impennarono ancor di più e presto furono stipulati accordi con produzioni cinematografiche per la riproduzione di veicoli apparsi nei film più in voga. Negli anni ottanta fu poi estesa la linea dei modelli disponibili: furono lanciati trenini, aeroplani e le automobili antropomorfe Farbs.
La proprietà intellettuale delle Hot Wheels è stata utilizzata sino ad ora in cinque serie televisive e un film d'animazione a basso budget. Sono stati inoltre realizzati finora 12 videogiochi con protagonisti i modellini. Si ricorda sempre con affetto Hot Wheels Turbo Racing, distribuito per Nintendo 64 e Playstation nel 1999, il cui roster prevedeva ben 40 modellini giocabili.
La nascita della Mattel Film ha subito lanciato rumor su una possibile prima vera trasposizione sul grande schermo delle Hot Wheels. Prendete Speed Racer dei fratelli Wachowski, Cars della Pixar e unitelo a Fast and Furious. Il piede è già sull'acceleratore, pronto a lanciare sulle colline di Hollywood macchinine fiammanti ed enormi monster truck. Ovviamente passando per decine di giri della morte.

You Can Be Anything

Il nome Barbie non ha bisogno di grandi presentazioni: da oltre 60 anni è la bambola più famosa e venduta al mondo. È nata il 9 marzo 1959 con il nome Barbara Millicent Robert, in omaggio alla figlia della sua creatrice, Ruth Handler. La donna vide la bambina giocare con bamboline di carta e pensò bene di creare una bambola che avesse le fattezze di un'adulta, in contrasto a quelle presenti sul mercato di quegli anni, che riproducevano unicamente le fattezze dei neonati. Il marito di Ruth era uno dei fondatori della Mattel e il resto è storia del giocattolo. Aiutata da un ingegnere, Jack Ryan, la Handler forgiò la prima Barbie, vestita con un costume zebrato.
Il primo anno d'uscita furono venduti ben 350.000 esemplari, da lì in poi le cose comunque cambiarono: Barbie divenne bionda e snodabile e fu un successo in tutto il mondo, toccando il miliardo di esemplari venduti e diventando ben presto oggetto di collezionismo. Alcuni esemplari raggiungono oggi cifre record, venendo venduti anche a decine di migliaia di euro.

Nella cultura di massa Barbie è stata citata in decine di serie tv e film ed è stata protagonista di una sequela incredibile di prodotti d'animazione. Dal primo Barbie e lo schiaccianoci del 2001 sono seguiti infatti ben 35 titoli, di cui l'ultimo è Barbie - La magia del delfino del 2017. Questo numero la proietta nel Guiness dei primati: è in assoluto il terzo film ad avere più sequel nella storia.
Quello che invece è sempre mancato o sfuggito è un film live action ispirato alla bambola più famosa del mondo. Da sempre si parla di una pellicola con attori in carne e ossa, ma da sempre il progetto sfuma. Nel 2015 era stata annunciata Diablo Cody come sceneggiatrice del film, con il 2 giugno 2017 come data d'uscita del lungometraggio. Barbie sarebbe stata interpretata da Amy Schumer. Un anno dopo l'annuncio del suo ruolo, l'attrice abbandona il progetto e, dopo un silenzio ingiustificato, nell'agosto 2017 viene comunicato che la nuova Barbie sarà Anne Hathaway, con la regia di Alethea Jones.
Il 26 aprile 2018 Diablo Cody si ritira dal progetto e la data d'uscita prevista slitta all'8 maggio 2020.
L'apertura della divisione Film della Mattel e il concomitante mancato rinnovo dell'opzione da parte di Sony riscrivono ancora una volta il complicato progetto legato al film di Barbie. A un mese dall'ingresso nel cinema del colosso ludico, viene annunciato un nuovo film, stavolta prodotto dalla Warner Bros. Secondo la rivista Hollywood Reporter, Margot Robbie, nominata agli Oscar per "Tonya", sarebbe in fase di trattative per ottenere la parte di Barbie, con la regia di Patty Jenkins (Wonder Woman).
Non finisce qui ovviamente: La Fabbrica dei Mostri, Fisher Price, Polly Pocket, Food Fighters, Big Jim potrebbero prendere vita sul grande schermo. La Mattel saprà gestire finalmente il potenziale cinematografico delle proprie iconiche creature? O nel passaggio al grande schermo i giocattoli finiranno per essere dimenticati, in una soffitta polverosa piena di anonimi scatoloni? In ogni caso la nostalgia, sempre più canaglia, sarà ancora la regina indiscussa dei prossimi anni!

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