Matrix Resurrections, l'amore tra Neo e Trinity è il vero fulcro della saga

Analizziamo il reale filo conduttore del franchise fantascientifico delle sorelle Wachowski, soprattutto a fronte del quarto capitolo della storia.

Matrix Resurrections, l'amore tra Neo e Trinity è il vero fulcro della saga
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Tra quelli che sono considerati i migliori episodi di Lost ce n'è uno che è chiamato La costante. Siamo ormai nella trama inoltrata della serie cult ABC, esattamente alla quinta puntata della quarta stagione, e Damon Lindelof e Carlton Cuse sfornano uno dei capitoli più intimi, intensi e commoventi dell'intero show. Per chi non conoscesse la serie, in un momento di smarrimento quantistico nel tempo tra passato e presente, il mitico Desmond Hume deve aggrapparsi a qualcosa di forte, stabile e significativo a per non sopperire fisicamente e mentalmente a questi viaggi o flash che lo fanno oscillare tra il 1996 e il 2004. Comprende allora come la sua Costante in un vasto universo meccanico e psicologico composto da variabili sia la sua Penny, sottolineando in sostanza dieci anni prima di Insterstellar come l'amore sia la gravità in grado di ancorare un Uomo alla propria esistenza, superando ogni confine spazio-temporale.

Ad avviso di chi scrive, l'amore è davvero una forza granitica ed essenziale, peraltro vera costante di uno storytelling multi-genere e pure multi-generazionale, che torna e si ripete modificando il nucleo narrativo delle narrazioni di cui poi è protagonista. E, al netto delle sue tematiche socio-economiche e culturali, nonché d'identità di genere, in Matrix il filo conduttore più importante e principale del franchise è stato sin dal 1999 proprio l'amore tra il Neo di Keanu Reeves e la Trinity di Carrie-Anne Moss, soprattutto analizzando l'intero arco del racconto a fronte della Resurrezione della saga con l'uscita in sala del quarto capitolo, come poi anche anticipato nella nostra recensione di Matrix Resurrections.

La Matrice del sentimento

Seppure sia incontestabile un lavoro di cesellatura in itinere della love story tra l'Eletto e la badass più spaccona della saga, il rapporto tra Neo e Trinity è sempre stato sin dal primo film nucleo principale della narrazione, anche se in forma primordiale.

Basti riflettere per un secondo sull'inevitabilità della cosa, predetta dal programma "preveggente" di Matrix, l'Oracolo, un'incarnazione del potere di computazione massimo di una I.A. in grado di anticipare il futuro. In un sistema di fede e credo come quello voluto dalle Wachowski, la trasformazione in sentimento passionale della fiducia cieca in qualcuno è stato un tragitto facile da percorrere, specie utilizzando l'escamotage della predizione auto-avverante: dire a qualcuno cosa accadrà lo spingerà a prendere a priori quella strada? Interferirà in qualche modo con il libero arbitrio? È sbagliato a posteriori?
In questo senso, ci si potrebbe domandare se Trinity non sia stata in qualche modo spronata dall'Oracolo a innamorarsi magari inconsapevolmente (in una prima fase embrionale) di Neo, specie guardando all'importanza del ruolo della donna nel tessuto stesso del racconto e nella continua evoluzione del protagonista, che di base diviene l'Eletto proprio grazie a lei, nel momento stesso in cui questa gli rivela il suo amore, resuscitandolo.

Un testo degli Zen Circus dice: "Ti dicono 'bravo bravo, sei un portento, sei geniale', ma finché non te lo dice lui o non te lo dice lei non conta". Una delle intelligenze artificiali più progredite della storia del mondo potrà anche spingerti a credere di essere l'Eletto, ma finché non è l'amore a fartelo capire, a spronarti a dare il massimo e convincerti di quanto vali (come poi solo il vero amore - pure familiare - sa fare), allora resti un Anderson qualunque e non sarai mai Neo.

Plasmare la propria realtà

Cosa succede però dopo la piena consapevolezza di sé? Comincia la vera sfida. Già in Matrix Reloaded si poneva come gravosa Spada di Damocle la conquista di Zion da parte delle Macchine, eventualità che proprio i poteri dell'Eletto avrebbero dovuto scongiurare.

Se questo era il perno principale della storia, contemporaneamente continuava a svilupparsi con decisione il rapporto sentimentale tra Neo e Trinity, anzi ancora più capitale rispetto al primo film, con annesso ribaltamento. È qui che l'amore per Trinity diventa la Costante delle scelte di Neo, protagonista nodale del suo destino e per estensione narrativa anche di quello di Zion. È anzi affascinante notare come Neo decida volontariamente di rifiutare il proprio ruolo per salvare la sua amata, in sostanza abbattendo il senso stesso della profezia auto-avverante e voltando le spalle al proprio destino senza peraltro restare neutrale. Neo interviene per salvare il suo mondo, la Matrice stessa del suo essere, consapevole del fatto che senza Trinity non avrebbe potuto essere l'Eletto e viceversa, come se a saldare insieme questi due estremi esistenziali del protagonista fosse appunto l'amore.

Tutto questo risulta ancora più evidente e cristallino in Matrix Resurrections, che dopo il deludente Revolutions (non è un caso che sia il capitolo più debole della saga: non progredisce in alcun modo questo aspetto basilare del franchise, dedicando per forza di cose tempo e risorse alla conclusione dello scontro tra umani e macchine) rimette al centro della narrativa il fondamentale rapporto tra Neo e Trinity, energia stessa di Matrix ma tenuti separati perché insieme troppo forti.

Risulta allora chiaro, alla fine, come l'Eletto non sia mai stato Neo ma la coppia formata da lui e Trinity; come mancava solo un piccolo tassello per comprenderlo e arrivare alla definitiva sconfitta delle I.A. anti-libertà degli umani: separare i due innamorati. Questo perché non esiste magnetismo più potente nell'intero universo di un sentimento spezzato che desidera tornare integro, capace di superare ogni barriera, riconoscersi ad ogni reset, disintegrare le fondamenta stesse di finzione e realtà per essere finalmente pieno, libero e incontrastato.

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