Marcello Mastroianni: i 10 film simbolo di un mito italiano

96 anni fa nasceva Marcello Mastroianni, uno dei volti simbolo della settima arte. Per onorarlo, ecco la top 10 dei suoi migliori film.

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Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni, nato a Fontana Liri 96 anni fa, ha incarnato il prototipo non solo del "latin lover" cinematografico, quanto piuttosto di un modo di essere artisti italiani.
È stato uno degli attori più talentuosi, amati e poliedrici del suo tempo, capace di distinguersi in mille ruoli e ambientazioni diverse, ma sempre con eleganza e semplicità.
Il suo nome è legato ai grandi del nostro cinema, da Fellini ad Antonioni, da Monicelli a De Sica, nonché alla sua capacità di destreggiarsi sia in ruoli drammatici che nella classica commedia all'italiana.
Fatto ancora più importante, riuscì a emergere nel periodo più glorioso e competitivo del cinema italiano, condividendo le scene con mostri sacri del calibro di Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Gian Maria Volontè.
In occasione dell'anniversario della nascita del "Bell'Antonio", noi di Everyeye.it abbiamo deciso di onorarlo proponendo i 10 film simbolo della sua carriera di attore.

La Dolce Vita

Doveroso cominciare dal capolavoro di Federico Fellini, uno dei più famosi e importanti film italiani di sempre, capace di segnare un punto di svolta trasversale.
La Dolce Vita non ha solo determinato una rivoluzione semiotica della settima arte, ma fu anche capace di mostrare (e per molti versi anticipare) il periodo d'oro di Roma, della sua via Veneto, del glamour legato alla mondanità, ai divi del cinema, al Belpaese che si apriva di nuovo al mondo.
Mastroianni interpretò magistralmente l'avventuroso e insoddisfatto giornalista scandalistico Marcello Rubini, perso dentro il dedalo di quella Roma affascinante e imprevedibile, tra dive del cinema, fanatismo religioso, festini esclusivi e un futuro incerto e solitario.
Fu il ruolo che lo lanciò a livello internazionale e al quale rimase (anche controvoglia a lungo andare) ancorato in modo indissolubile nell'immaginario collettivo.

Divorzio all'Italiana

Uno dei film satirici più spietati, geniali e feroci della storia del cinema italiano, vero e proprio scudiscio nelle mani del regista Pietro Germi, che grazie a un cast che comprendeva (oltre a Mastroianni) Stefania Sandrelli, Lando Buzzanca e Daniela Rocca creò un autentico capolavoro.
Mastroianni fu il perfido, egoista e vile Barone siciliano Fefè, deciso a liberarsi della devota (ma da lui ormai detestata) moglie Rosalia, per potersi finalmente dedicare alla giovane e bella cugina Angela.
Mastroianni fu semplicemente magnifico nel tratteggiare un personaggio tanto malvagio quanto accattivante, nonché nel riuscire addirittura a far guadagnare a questi l'appoggio dello spettatore.
Affondo efficace contro la provincialità e intolleranza della società italiana, Divorzio all'Italiana ancora oggi ha ben pochi pari nel dipingere un quadro dell'umanità italica tanto cinico quanto divertito.
Nomination all'Oscar per Mastroianni (premiato con il Golden Globe) e statuetta per la sceneggiatura.

I Soliti Ignoti

Heist movie tra i più importanti del genere, I Soliti Ignoti è uno dei film corali più famosi del nostro cinema, simbolo di quell'Italia che faticosamente cominciava a vedere il boom economico seppur ancora legata alla miseria.
Il cast, oltre al nostro Marcello, comprendeva interpreti del calibro di Totò, Vittorio Gassman, Renato Salvatori, Tiberio Murgia, Carlo Pisacane, Claudia Cardinale e tanti altri.
L'iter narrativo verteva su una fantomatica rapina a un Monte di Pietà a Roma, a opera di una banda di ladruncoli dotati di poco talento e ancor minor decisione, ammaliati dalla prospettiva di un facile guadagno.
Film divertente, malinconico e mai banale, aveva nei vari personaggi i simboli dei diversi lati della società italiana, e naturalmente anche delle peculiarità regionali.
Mastroianni interpretò con grande sentimento Tiberio, fotografo indolente e poco motivato, disastrato nelle finanze come nella vita familiare, forse il meno criminale nella banda di improvvisati perdenti. Fu uno dei ruoli che contribuì a lanciarlo nella fase iniziale della sua carriera.

Oci Ciornie

Omaggio alla celebre e sensibile penna di Anton Cechov, Oci Ciornie rappresenta uno dei film in cui Marcello Mastroianni toccò vette interpretative tra le più alte della sua carriera, come testimoniato dal Premio come Miglior Attore a Cannes in quel 1987, dal David di Donatello, nonché dalla candidatura al Golden Globe e all'Oscar.
Sceneggiato a più e più mani, il film di Nikita Sergeevic Michalkov era la cronaca della vita avventurosa, imprevedibile e in ultima analisi piena di rimorsi e occasioni perdute di Romano, perso dentro gli occhi neri (Oci Ciornie in russo) di una bellissima donna.
Film originale, sovente grottesco e fantasioso, verteva quasi completamente sulle spalle di Mastroianni, capace di tratteggiare un personaggio tanto sorprendente quanto coerente nel suo trasformare in una fiaba la vita, nell'abbracciare anche la menzogna quando essa poteva rivelarsi utile.
Mastroianni fu autore di una prova che ne dimostrò ancora una volta l'incredibile adattabilità, così come la capacità di far sorridere e insieme commuovere, di legarsi sempre a una rappresentazione indefinita dell'anima umana.

Ieri, Oggi, Domani

Marcello Mastroianni fa rima con Sofia Loren. I due assieme sono diventati un vero e proprio manifesto del cinema italiano e ci hanno regalato pellicole a dir poco magnifiche.
Ieri, Oggi, Domani, diretto dal grande Vittorio De Sica, rappresenta una prova fantastica da parte di un duo in grado di dominare ogni scena in modo unico, di dare il volto e la voce a innumerevoli personaggi, mostrandoci la natura degli italiani in ogni sguardo, battuta e dialogo.
Lo squallore della Napoli povera e affamata, la borghesia annoiata e viziata di Milano, la Roma dei preti e delle prostitute... tutto questo è fuso in un film che ha nella celebre scena dello spogliarello "interrotto" una delle più grandi e riuscite metafore dell'ipocrisia e del bigottismo italiani.
Mastroianni fu incredibile nel dipingere tre personaggi completamente diversi, ma infine assolutamente uguali nella loro debolezza, timidezza, nella ricerca di una felicità sentimentale (e sessuale) assolutamente vana.

Matrimonio all'Italiana

Ancora Mastrioanni e Loren, ancora una regia di Vittorio De Sica, per un racconto che prendeva spunto dal grande classico di De Filippo Filomena Marturano, rimaneggiato dal quartetto Castellani, Guerra, Benvenuti e De Bernardi.
Una lunga e pluridecennale storia d'amore è il centro di questo film, in cui Mastroianni e la Loren rappresentavano due modi contrapposti di vedere una relazione sentimentale, con l'attore che fu chiamato a interpretare il donnaiolo impenitente e immaturo Domenico Soriano.
In Matrimonio all'Italiana, Mastroianni fu il perfetto simbolo del "vitellone" italico, ipocrita, immaturo ed egoista, incapace di rapportarsi da pari a pari con una donna, da lui vista sovente come mero "passatempo" o "compagna", disprezzata o tenuta in poco conto.
Sicuramente un film che descrive una visione della famiglia e della coppia ancora oggi purtroppo drammaticamente attuali.

Una Giornata Particolare

Probabilmente l'apice del sodalizio artistico tra Sofia Loren e Marcello Mastroianni. Una Giornata Particolare fu capace di parlare delle leggi razziali e della realtà del regime fascista all'apice del consenso in modo originale, sensibile, tramite gli occhi di due vittime di quell'epoca oscura.
Sofia Loren era Antonietta, casalina-schiava costretta a badare alla casa nel giorno in cui Adolf Hitler è ricevuto dal Duce, mentre Mastroianni era Gabriele, ex radiocronista e omosessuale prossimo al confino.
Ettore Scola fu capace di guidare lo spettatore in un viaggio dolente della solitudine, dell'esclusione, mostrandoci due personaggi intrappolati nel loro privato da un regime che schiacciava ogni libero pensiero.
All'iniziale sicurezza della Loren si contrapponeva in modo perfetto un Mastrioianni che, pure se dolente e sotto le righe, riusciva ad alternare gentilezza e fermezza, e assieme ci dettero una perfetta sintesi di due sconfitti, in grado però di dialogare e di accettare l'uno i drammi dell'altro.

Altra regia di Federico Fellini, l'uomo che "scoprì" il nostro Marcello, che qui "usa" l'attore per parlare di sé, della sua concezione della vita, del cinema, dell'amore disperato per la settima arte che ha ancora oggi in questo 8 ½ un capolavoro universalmente riconosciuto.
Mastroianni fu magnetico, perfetto nel mostrare con il suo Guido Anselmi la tragedia di un uomo in perenne dubbio sulla sua identità, schiacciato dal presente, dalla vita, che trovava però nell'arte, e nella sua capacità di creare, l'ancora di salvezza.
Il film più personale e metaforico di Fellini, nonché la prova più difficile e complessa della carriera di Mastroianni, simbolo di una vita non vissuta e infine liberata, di un uomo che era tutto e il contrario di tutto, un po' come il film stesso, indefinibile nella sua caotica bellezza.

Todo Modo

Film sicuramente dalla difficile fruizione per un pubblico generalista, Todo Modo rappresenta uno dei gioielli di Elio Petri, che connettendosi all'omonimo romanzo di Sciascia ci donava un ritratto inquietante della Democrazia Cristiana e del sottobosco cultural-religioso che la componeva.
Gian Maria Volonté fu un "Aldo Moro" incredibile, ma Mastroianni stupì con il suo Don Gaetano, personaggio fanatico, malvagio, odioso nel cercare di dissuadere il grande statista dal collaborare con il PCI, dal perseguire quel "compromesso storico" che per lui e molti altri rappresentava la fine.
Raggelante nel suo anticipare i motivi del fallimento politico (nonché della morte) di Aldo Moro, permise a Mastroianni di calarsi in panni inediti, dimostrando che sapeva essere un cattivo raggelante e carismatico.

Dramma della Gelosia (Tutti i particolari in cronaca)

Commedia grottesca, demenziale ma comunque collegata al filone della tradizione classica italiana, Dramma della Gelosia (Tutti i particolari in cronaca) si poggiava, oltre che su una sceneggiatura semplicemente magnifica, soprattutto su un trio di interpreti di assoluto livello.
Giancarlo Giannini, Monica Vitti e Mastroianni furono i tre mattatori di un triangolo sentimentale che ancora oggi è probabilmente uno dei più spassosi della storia del nostro cinema, dove lo sfondamento della quarta parete dava vita a esilaranti monologhi in cui emergeva il ritratto dissacrante e divertito di un'umanità sottomessa alla materialità, ai rotocalchi, fotoromanzi e gossip pruriginosi.
Mastroianni con il suo Oreste fu il simbolo della sconfitta del proletariato comunista, schiacciato in quegli anni '70 da una realtà sociale materialista, da un'incapacità di lasciarsi alle spalle il passato e andare avanti.
Un film che simboleggiò la mancanza di pudore tutta italiana, la morbosa possessività di una mascolinità tossica e folle. Fruttò a Mastroianni il premio come miglior interprete maschile al Festival di Cannes.

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