Maradona: tre film per ricordare la vita dell'immenso campione

La vita di Diego Armando Maradona, scomparso a 60 anni, in tre documentari imperdibili, tre diversi modi di raccontare El Pibe de Oro.

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La morte di Diego Armando Maradona ha scosso il mondo. A prescindere da tutto, non si può negare che El PIbe de Oro sia stato un'icona, non solo dello sport, ma della storia di quel XX secolo che ha perso con lui uno dei simboli più importanti.
Una vita piena di eccessi, di cadute, resurrezioni, gloria, fama, drammi, passione, pregi e difetti, una vita che aveva in tutto e per tutto l'iter narrativo di un film di Scorsese.
In molti hanno sovente fatto paragoni con Toro Scatenato, quel capolavoro che parlò di un altro grande idolo delle folle, un altro paladino degli ultimi pieno di contraddizioni: il Jake LaMotta di Bob De Niro. Come lui, anche Maradona è parso attraversare tutte le fasi del "sogno americano" che poi in realtà è sempre stato un incubo, una terribile illusione.
Tanti sono i film e i documentari che hanno cercato di parlare di Diego, di quello che è considerato da mezzo mondo il più grande giocatore di ogni epoca, il Dio pagano del calcio.

Maradona di Kusturica

Maradona di Kusturica è uno dei documentari più belli mai fatti su un atleta, presentato nel 2008 al Festival di Cannes.
Profondo, intimo, guida lo spettatore dentro un viaggio dell'anima, della mente, di un ragazzo venuto su dall'inferno, da una povertà ributtante, che neppure finì la scuola media ma che con il pallone seppe trovare una via d'uscita.
I parallelismi e i confronti con i tanti personaggi dei capolavori di Kusturica rendono perfettamente l'idea del perché Maradona è stato e continua a essere amato: perché rimase sempre, in modo autentico e genuino, un ragazzo coperto di stracci.
Si portava dietro quella che Sergio Leone definì come "la puzza della strada", la stessa che il cineasta ci proponeva.
Gli ultimi della storia, le ruote di riserva del grande racconto, i poveri nati da poveri, che avrebbero messo al mondo figli anche più poveri. Maradona era uno di loro, lo è rimasto per sempre.
Maradona di Kusturica ci mostrò il lato più personale di Diego, i suoi rimpianti, i suoi errori, il mondiale in Messico, la droga, Napoli, la paura di andarsene prima del tempo, l'impegno politico, il fanatismo dei suoi seguaci.
Sicuramente un documentario diverso dagli altri, uno sguardo a 360° anche impietoso, che mostrò le ombre di un uomo che, al contrario di quanto si pensi, non è mai riuscito fino in fondo a sopportare la pressione che il mondo gli aveva messo addosso.

Maradonapoli

Forse il documentario più particolare, intenso, atipico che Maradona ha mai avuto in suo onore è però Maradonapoli, di Alessio Maria Federici, un lungo, strano e divertente viaggio dentro la città partenopea, dentro i vicoli, i volti, i sorrisi e le voci dei napoletani.
Maradona è vicino e distante, è presente ma non si vede, rivive negli sguardi di scugnizzi di 70 anni, dei loro figli messi al secondo posto nei momenti più belli della vita, di chi vide coi propri occhi arrivare un ragazzo in jeans e maglietta, entrare nel San Paolo e farne il suo tempio.
Egli fu il sogno di un riscatto partenopeo che bissò quello del Cagliari di Riva contro "il nord", contro la Juventus, le milanesi, che si fece riscatto collettivo di un popolo, di una terra.
Il ragazzo che fuggiva dal Barcellona dove era ormai odiato, dove gli si dava del bidone o della meteora, incontrò una città che cercava un sogno, un condottiero, un simbolo. Da queste due energie nacque una potenza spaventosa, che probabilmente non ha mai avuto pari nella storia dello sport per come si autoalimentava a vicenda.
Napoli, i suo i misteri, ciò che nacque in quel 1986, sono condensati in 90 minuti, in un'opera che fa comprendere la dimensione trascendente di questo piccolo uomo tozzo, sgraziato, con le cosce ipertrofiche, la matassa di capelli ricci in testa, che dentro quel campo diventò ancora una volta il Re dei senza casa.
Volti, colori, sapori, gesti e oggetti di una città immensa, che non si può comprendere o capire ma solo sentire, il luogo che lo portò in paradiso e poi all'inferno. Un film da rivedere e riscoprire.

Diego Maradona di Kapadia

Nel 2019 è uscito Diego Maradona, di Asif Kapadia, 130 minuti di scene inedite tratte dalle registrazioni private del dio mancino, oltre che dai filmati che ne mostrano le gesta sportive, i sette anni in cui diventò leggenda.
Il pallone e l'anima, il dentro e il fuori, la dimensione privata e quella macro, pubblica, di un immenso, fragile giocatore che più che un fuoriclasse del calcio fu una manifestazione di esso.
La camorra, la droga, gli eccessi, la caduta negli inferi, lo sdoppiamento di una personalità che diventò via via sempre più instabile, la gloria, l'amore, il successo che non poteva essere gestito né da lui né da nessun altro.
Maradona è tutto questo, è un viaggio dentro gli abissi, i lati oscuri, la parte più nascosta di un mondo dorato e miserabile.

Diego Maradona è forse quello che piacerà di più a chi vuole andare oltre l'ovvio, capire l'uomo, non solo il piede sinistro di Dio, agguantare l'essenza di quello che padri o zii gli hanno descritto come il più grande di sempre, come il simbolo di quella palla che gira.
Maradona era un uomo, un uomo e basta, che in questo documentario, presentato a Cannes 2019, viene stritolato dal troppo amore, dall'adorazione di un popolo, che ne esaltò pregi e difetti.
Uno sguardo inedito, potente, che vi consigliamo in modo assoluto, per capire l'umiltà e l'arroganza, l'ingenuità e la furbizia, la gioia e la sofferenza di questo ragazzo di Lanus, diventato simbolo universale di uno sport che non è mai stato solo un gioco.

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