Ti Mangio il Cuore: il successo di Elodie, dalla musica al cinema

A fare da traino a Ti mangio il cuore è la performance di una straordinaria Elodie, talento musicale e attoriale.

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"Uno... due... tre": ma ora ad alzarsi non è più il volume nella testa, ma uno sguardo profondo, figlio di dolori, passioni e tradimenti. È lo sguardo di Marilena, moglie del boss a capo della famiglia Camporeale; una donna soggiogata dal peso di una cupidigia famigliare che inizia a soffocarla, e di cui intende disfarsi, per vivere libera, con la leggerezza dell'amore. Quello sguardo, fatto di occhi che parlano, e di bocche che tacciano, è anche lo sguardo di Elodie, che dai brani amati e ballati si è fatta interprete un'esistenza altrui senza mai eccedere o scadere nella macchietta caricaturale.

Con sorprendente facilità e naturalezza, Elodie si sveste della propria pelle, per indossare quella di Marilena; un corpo nuovo nascosto all'interno di quello che noi tutti riconosciamo, elevato adesso a portatore di una nuova storia umana, e storica. Un contenitore fisico, quello della cantante lanciata da Amici di Maria De Filippi, che con la forza della recitazione ci dimentichiamo appartenere alla cantante di Andromeda e associare alla co-protagonista di Ti mangio il cuore, nuovo film di Pippo Mezzapesa prodotto da Indigo Film con la collaborazione di Rai Cinema, distribuito nelle sale da 01 Distribution dal 22 settembre e da gennaio sarà sulla piattaforma Paramount+ (scoprite quali altri film e serie offre Paramount+ e non perdete la nostra recensione di Ti Mangio il Cuore).

Vendetta chiama vendetta

Un'estate; tre mesi: è nello spazio di dodici settimane che Elodie ci ha fatto ballare, travolgendoci nella sua rete musicale con ritornelli martellanti e tormentoni coinvolgenti prima con "Bagno a mezzanotte" e poi con "Tribale". Ma adesso, nel buio della sala e illuminati dalla luce di uno schermo, il cuore che batte dinnanzi a noi e il corpo che si muove, attraendo come una stella pianeti e galassie, non è più quello di Elodie; è quello di Marilena.

Uno spirito libero nel corpo di una donna prigioniera di cui l'Andrea Malatesta di Francesco Patanè non riesce a resistere, e noi spettatori insieme a lui. Quello che prende corpo e anima dalla fattoria di un paese del Gargano nel 1960 è una corsa spietata sulla scia della vendetta. Aveva undici anni Michele Malatesta quando dinnanzi ai corpi inermi della propria famiglia decise di farsi vendicatore e portatore di morte nei confronti della famiglia Camporeale. Undici anni: troppo pochi per essere iniziato a questo mondo fatto di spari con le pistole, e non più con la bocca; ma in un frangente senza colore, dipinto dall'onda funesta della Quarta Mafia, undici anni sono abbastanza per colpire e rivendicare la propria famiglia (vi raccontiamo nel nostro speciale come Ti Mangio il Cuore racconta la Quarta Mafia). Ci sono voluti poi altri quarant'anni a Michele, ma alla fine la sua operazione di vendetta personale ha trovato il suo mortifero epilogo. O almeno così sembra, perché in una terra di orgoglio e minacce, se il cuore inizia a battere e la passione a sfociare, tutto viene rimesso in gioco e le parti in causa si ritrovano a sfidarsi di nuovo, ancora più forte di prima, ancora più assetate di sangue.

Amore e vendetta in bianco e nero

Dopo essere passato nella sezione Orizzonti della 79esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (scoprite tutti i vincitori Venezia 79), il bianco e nero perturbante e a tratti espressionista di Ti mangio il cuore è pronto a invadere lo schermo della sala cinematografica.

E il film di Mezzapesa non poteva che trovare una casa più accogliente o un canale visivamente più immersivo. Tratto dall'omonimo libro inchiesta di Carlo Bonini e Giuliano Foschini e prodotto da Indigo Film e Rai Cinema, Ti mangio il cuore è una galleria di sequenze cinematografiche costruite come quadri neorealisti; fotografie di un mondo passato che ancora influenza e vive sulla scia del presente, colorando di un sangue nero pece le pagine della nostra storie e della nostra cultura. L'istantanea giocata sulla monocromia è un fiume che prende ed esalta la potenza di due emozioni contrastanti e opposte come la vendetta e l'amore travolgente. Un abbraccio di vita e morte, un ricordo ancestrale dove i contrasti si attraggono per eliminarsi a vicenda. E in questa unione perfetta di un bianco e nero di sublime bellezza, ecco che lo sguardo di Elodie trafigge lo schermo e colpisce lo spettatore; non è più il bianco e nero che la avvolge nel videoclip di Bagno a mezzanotte; adesso la fotografia di Michele D'Attanasio è uno strumento empatico, un portale diretto sull'interiorità del personaggio elevata ad arte; una trasfigurazione resa possibile anche dalla stessa interprete, qui spogliatasi non solo del suo ruolo di cantante, ma anche di Elodie stessa. Ora è Marilena: un'unione perfetta, al limite della metamorfosi con una donna che da parte integrante della Quarta Mafia, si ritrova tradita, colpita, abbracciando l'universo della giustizia e della complicità con la legge .

La voce del talento

Se prima era la voce modulata di emozione e tradotta in note, adesso sono gli occhi, i gesti, i movimenti di Elodie a farsi sostituti di mille non detti e sentimenti rimasti intrappolati tra le labbra. Vestita di nero, Lady Macbeth dal cuore fragile, la sua Marilena è una donna forte, che tutto vede e sente, rimanendo bloccata sull'agire per un volere altrui.

Una prigione invisibile che Elodie riesce comunque a comunicare e rendere tangibile al proprio spettatore, sorprendendo e ribaltando un pregiudizio ormai superato che vorrebbe i cantanti limitarsi alla sfera musicale perché non all'altezza dei propri colleghi attori. Una credenza ormai presa e fatta a pezzi da talenti a tutto tondo come Lady Gaga e più recentemente Harry Styles, e di cui Elodie si fa paladina in territorio italiano, dimostrandone la poca fondatezza a colpi di una mimica facciale mai fuori luogo, ma consona all'umore del momento, e un'interpretazione calibrata e convincente.

Elodie costruisce la sua Marilena con la potenza della sensibilità e della fantasia, affidandosi totalmente alla carica delle parole della sceneggiatura; già, perché la vera Marilena la sua interprete ha potuto incontrarla solo in occasione della prima del lungometraggio. Un incontro procrastinato ma per questo ancora più forte, sancito da un abbraccio commosso, dove le lacrime del ricordo per un passato doloroso, si mescolano al sapore agrodolce di una performance sorprendente e d'impatto. Proprio come d'impatto è la storia di Marilena, il cui cuore non è stato mangiato, ma ha potuto battere ancora e ancora, con un ritmo elevato alla seconda grazie ad Elodie.

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