I Manetti Bros. e il cinema di genere: una storia d'amore

Gli autori capitolini dietro ad Ammore e Malavita e al prossimo Diabolik tornano in sala come sceneggiatori de Il mostro della cripta di Daniele Misischia.

I Manetti Bros. e il cinema di genere: una storia d'amore
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Perché due fratelli registi di origini romane sono tra i più amati del pubblico partenopeo? Sembra di raccontare un po' la storia di Matteo Garrone e invece stiamo parlando di Marco e Antonio Manetti, conosciuti in arte come i Manetti Bros. Tra loro corrono solo due anni di differenza d'età, mentre per il resto sono sempre stati molto simili e in armonia di passioni e intenti, come ad esempio quello di diventare registi. Non filmmaker qualunque, però, ma registi di genere, desiderosi di esplorare a modo loro le sfumature del fantastico, dell'orrorifico, della commedia "del territorio".

ll loro debutto dietro la macchina da presa avviene nel 1994 con De Generazioni, film a episodi di cui gli allora trentenni Manetti Bros. scrivono e dirigono Consegna a Domicilio, incentrato su di un regalo a sorpresa con un risvolto ovviamente inatteso. I due sono già autori in erba, ma è nel 1997 che il panorama cinematografico italiano si accorge di loro grazie a Torino Boys, piccolo film prodotto dalla Rai e incentrato sulle assurde avventure di un gruppo di nigeriani che vince anche il Premio Speciale della Giuria al Torino Film Festival di quell'anno, lanciando i Manetti Bros. come registi emergenti da tenere d'occhio.

Quel genere di cinema

Pur essendo Zora la vampira uno dei loro titoli più noti, uscito al cinema nel 2000 e tra i pochi film italiani dedicati all'universo vampiresco, in verità il progetto all'epoca si rivelò un vero flop commerciale, nemmeno così amato dal grande pubblico nonostante la presenza di Carlo Verdone nel cast.

La critica lo accolse invece con recensioni miste, alcune delle quali elogiarono "l'ironica e intrigante ottica deforme" mentre altre lo definirono "smisuratamente brutto". Il genere viveva però al tempo un periodo buio, lontano dai fasti dell'approvazione popolare avuta in passato dai vari Dario Argento o Mario Bava, non così vicino al pubblico insomma, anzi respingente, soprattutto se di matrice nostrana, come se valesse di meno (e sicuramente gli investimenti erano ridotti all'osso). Nel mentre di collaborazioni con artisti quali Alex Britti, Piotta e Max Pezzali per la regia di alcuni videoclip, i Manetti Bros. hanno continuato la loro carriera tra piccolo e grande schermo, lavorando ad alcuni cortometraggi per Stracult, alla serie televisiva L'ispettore Coliandro e dirigendo Piano 17 nel 2005, questi ultimi due progetti entrambi con protagonista Giampiero Morelli, che da qui in avanti diventerà uno dei più assidui collaboratori dei due autori, il loro attore feticcio per eccellenza.

Il successo tarda però ad arrivare per i Manetti, che intanto nel 2011 dirigono uno dei loro titoli più curiosi, L'arrivo di Wang, piccolo sci-fi d'interni con protagonista il compianto Ennio Fantastichini che convince soprattutto la critica del sempre più evidente talento degli autori.

L'anno successivo, nel 2012, dirigono Paura 3D, horror indipendente con protagonista Toni Servillo che però passa quasi del tutto inosservato tra il grande pubblico, non convincendo nemmeno la stampa professionista.

Tornando però alla domanda iniziale, "perché due autori di origine romana sono tanto amati dal pubblico napoletano?", la risposta la troviamo in Song'e Napule del 2014, un poliziesco volutamente sopra le righe pensato come grande omaggio al giallo italiano anni '70. Il film è il primo vero successo dei Manetti Bros., che mettono finalmente d'accordo pubblico e critica e raggiungono la fama a lungo attesa.

Riescono anche a fondare una loro etichetta produttiva, la Mompracem s.r.l, con cui producono In un giorno la fine di Daniele Misischia, interessante take all'italiana sul genere degli zombie con protagonista Alessandro Roja. L'esaltazione completa della loro visione cinematografica e del loro estro creativo, nonché di capacità registiche virtuose e appaganti, avviene però con il loro ultimo film del 2017, Ammore e Malavita, un musical partenopeo completamente originale e con canzoni esclusivamente neomelodiche che nel 2018 è riuscito anche a vincere il David di Donatello come Miglior Film dell'Anno. I Manetti Bros. sono ora impegnati con la post-produzione di Diabolik, omonimo adattamento del fumetto delle Sorelle Giussani, e pronti a tornare in sala come sceneggiatori e produttori de Il mostro della cripta, nuovo film di Daniele Misischia in uscita al cinema il prossimo 12 agosto.

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