Lupi mannari al cinema: cinque film da vedere assolutamente

Dai classici intramontabili alle evoluzioni filmiche più recenti, riscopriamo insieme cinque pellicole in cui sono presenti i lupi mannari.

Lupi mannari al cinema: cinque film da vedere assolutamente
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Il mito del lupo mannaro, davvero molto antico, nel corso dei secoli e addirittura dei millenni ha subito una costante rielaborazione, divenendo al contempo, una volta giunto fino ai giorni nostri, una solida base per moltissime opere dedicate.
Ha dato vita a un'infinità di libri, fumetti, serie tv e ovviamente film, donando alla creatura oscura numerose sfaccettature, sia fisiche che caratteriali, sempre diverse.

Per quanto infatti il lupo mannaro incarni perfettamente un ideale di creatura pericolosa, il concetto di trasformazione lo ha portato nel corso dei decenni ad apparire attraverso numerosi modi, spesso legati indissolubilmente alle parti più nascoste e bestiali della natura umana.
In questo breve elenco proveremo a focalizzarci su alcune opere in cui i lupi mannari compaiono a più riprese, ripescando tanto tra i classici del genere quanto tra opere dal taglio più moderno ma non per questo meno efficaci.

L'uomo lupo

In un elenco del genere non poteva sicuramente mancare lo storico film del 1941 diretto da George Waggner, che ha dato il via a una vera e propria rappresentazione moderna del licantropo all'interno della cultura cinematografica.
Il film, parte del franchise Mostri Universal, narra le vicende di Larry Talbot (interpretato da Lon Chaney Jr.) che, dopo essere stato morso da un lupo mannaro, si ritrova a vivere sulla propria pelle una tremenda condanna: anche lui, durante la luna piena, è ora costretto a trasformarsi in un mostro assetato di sangue.

L'opera, fortemente seminale, ha contribuito a radicare nell'immaginario collettivo la figura dell'uomo lupo, nonostante il precedente film Il segreto del Tibet, dando modo a tutti i creativi successivi di cimentarsi con questa figura orrorifica prendendo spunto proprio dall'opera del 1941.
Il remake del 2010 con protagonista Benicio del Toro, pur riuscendo a puntare su una grande atmosfera, ha in realtà diviso in due sia il pubblico che la critica, cercando di ricreare le atmosfere delle origini (anche per quanto riguarda il character design degli stessi lupi mannari) senza però riuscire a rimanere impresso nella memoria.

Un lupo mannaro americano a Londra

Con questo film cult degli anni '80, John Landis libera ancora una volta il proprio estro creativo (il suo Blues Brothers è solo di un anno prima) giocando con la figura del lupo mannaro e regalando agli spettatori un film perfettamente in bilico tra orrore, commedia e dramma, in cui la figura dell'uomo lupo non viene affatto ridicolizzata, quanto portata verso nuove vette stilistiche attraverso trovate concettuali molti interessanti.

Landis crea così un'opera imprevedibile, in grado di rispettare al meglio le leggende dietro ai licantropi riuscendo al tempo stesso a inserire delle sequenze profondamente autoriali, basti pensare agli incubi vissuti dal protagonista.
Anche qui si è cercato di puntare molto sull'atmosfera, dando al film, fin dai primi minuti, un'impostazione capace di tenere sulle spine lo spettatore.
Notevole il character design dello stesso lupo mannaro, così come i momenti legati alla trasformazione, da sempre topici per film di questo tipo, qui estremamente fisici.
Un'opera invecchiata molto bene, ancora oggi tra i film sui lupi mannari più conosciuti, che tutti gli appassionati del genere dovrebbero vedere almeno una volta, omaggiata a più riprese dagli artisti più disparati.

Wolf - La belva è fuori

Jack Nicholson interpreta Will Randall, il protagonista del film targato anni '90 diretto da Mike Nichols, in cui vediamo il celeberrimo attore nei panni del lupo mannaro, in una pellicola sicuramente non perfetta ma comunque capace di intrattenere dall'inizio alla fine grazie a dei risvolti di trama interessanti, non solo legati alla figura del lupo mannaro.

Il personaggio principale, caporedattore di una casa editrice, dopo essere stato morso da un lupo mostruoso si ritrova via via a vivere una lenta discesa verso il baratro che lo porterà immancabilmente a trasformarsi nella creatura della notte legata alla luna piena.
Il film non si sforza di nascondere neanche lontanamente il concetto legato alla bestialità, alle volte, della stessa natura umana, come vedremo a più riprese proprio con il proseguire della pellicola.
Il protagonista, infatti, oltre a dover convivere con il suo nuovo status di lupo mannaro, si ritroverà ben presto a doversi guardare le spalle dai suoi stessi colleghi, anche in ambito lavorativo, visto che la giungla urbana popolata dagli uomini si rivelerà spietata almeno quanto quella dei lupi.

Van Helsing

Nel 2004, Stephen Sommers ci regala un film dal forte taglio spettacolare e anche scatenato dal punto di vista dell'azione, sfruttando una riuscita cornice gotica per mettere in scena non solo il celebre Van Helsing nella sua eterna lotta con il Conte Dracula, ma anche con tutta una serie di mostri classici tra cui quello di Frankenstein e l'uomo lupo.

L'opera risulta gestita molto bene a livello di ritmo, in grado di traghettare lo spettatore in un vortice di combattimenti e sequenze ben elaborate che puntano moltissimo sulla varietà.
La figura del lupo mannaro, seppur in un primo momento marginale all'interno delle dinamiche del film, tornerà dalla seconda metà in poi a ricoprire un ruolo di grande importanza.
Notevole il character design utilizzato per raffigurare i licantropi, forse il più fumettistico/spettacolare tra i film presi in esame, in cui la componente mostruosa, seppur presente, risulta sacrificata per renderlo molto appetibile anche per il grande pubblico.
Un'opera se vogliamo profonda dal punto di vista concettuale, in grado di regalare comunque del sano intrattenimento a una fascia di pubblico molto vasta e mettere in scena la figura del lupo mannaro in un'ottica da puro blockbuster.

Underworld

La prima opera del franchise, arrivata in sala nel 2003 per la regia di Len Wiseman, ci trasporta in un mondo cupo e oscuro dove la protagonista Selene si ritrova al centro di una guerra millenaria tra vampiri e licantropi, qui ribattezzati Lycan.
All'interno dell'intera saga scopriremo così che i lupi mannari sono in realtà stati costretti alla prigionia dai nobili vampiri, ritenuti da quest'ultimi quasi alla stregua di schiavi da sfruttare.
Da entrambe le parti però, non sembra esistere alcuna forma di pietà, particolare in grado di rendere gli scontri tra mostri parecchio cruenti.

Il film punta a rielaborare in chiave postmoderna la figura delle creature della notte, dando vita a un'avventura in cui i lupi mannari, guidati da Lucian, si ritroveranno a far sfoggio della loro estrema brutalità per mettere fine una volta per tutte alla guerra.
L'opera si lascia così da parte la trasformazione legata alla luce della luna piena, puntando anche sul concetto di squadra, accantonando il singolo lupo mannaro per dar vita a una vera e propria fazione, ponendo gli stessi licantropi come una sorta di clan tribale con le proprie leggi e le proprie regole, idea capace di funzionare molto bene soprattutto nel primo film.

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