Speciale Lucy e le eroine del cinema di Luc Besson

Un viaggio alla scoperta delle mille eroine portate sullo schermo da Luc Besson

speciale Lucy e le eroine del cinema di Luc Besson
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Negli Stati Uniti si è già rivelato una delle maggiori sorprese del box-office estivo, sfondando il tetto dei 100 milioni di dollari d’incasso, e in Francia ha registrato un milione e mezzo di spettatori, mentre in Italia approderà a partire dal 25 settembre: stiamo parlando di Lucy, il nuovo film prodotto e diretto da uno dei Re Mida del cinema d’azione europeo, Luc Besson, con protagonista assoluta una Scarlett Johansson quanto mai grintosa, e di nuovo sulla cresta dell’onda dopo le sue performance nei panni della Vedova Nera in The Avengers e in altri blockbuster targati Marvel. L’attrice newyorkese, che a novembre festeggerà 30 anni, presta il volto a Lucy, una studentessa americana che, per mantenersi a Taiwan, lavora come corriere della droga: sequestrata da una banda di narcotrafficanti, la ragazza subisce un’operazione con la quale le viene impiantata chirurgicamente, all’interno dello stomaco, una sacca contenente un carico di droga. Quando però le sostanze si liberano nel suo organismo e contaminano le sue cellule, Lucy subirà una drastica “trasformazione”: all’improvviso si ritrova infatti a gestire il cento per cento delle proprie facoltà cerebrali, tanto da dimostrare capacità telepatiche e telecinetiche e da acquisire una conoscenza straordinaria e delle incredibili capacità di percezione. Nel breve tempo che le rimane a disposizione, Lucy dovrà sfruttare questi “super-poteri” per consumare la propria vendetta contro i narcotrafficanti...
La prodigiosa Lucy impersonata da Scarlett Johansson è, in ordine di tempo, l’ultima “ragazza con la pistola” del cinema di Luc Besson: un regista che, fin dagli inizi della propria carriera, ha coniugato i temi della violenza e della lotta per la sopravvivenza con una galleria di protagoniste forti e agguerrite, la cui femminilità è legata da un connubio inscindibile ad una determinazione di ferro e alla capacità di battersi come vere eroine. Nell’itinerario cinematografico di Besson, in cui il dramma e l’adrenalina si sono sposati spesso con uno spiccato gusto pulp e con codici formali ed estetici ben precisi (non a caso Besson è considerato uno dei fondatori del cosiddetto Cinéma du look), è facile dunque imbattersi in “donne d’azione”, alcune delle quali sono diventate delle autentiche icone. Andiamo dunque a conoscere o a riscoprire le “ragazze con la pistola” del cinema di Luc Besson...

Nikita

La prima in assoluto, sia in ordine cronologico, quanto in ordine di importanza, non poteva essere che lei: Nikita, l’infallibile sicario protagonista dell’omonimo film del 1990, che si sarebbe rivelato un cult assoluto non solo in Francia, con più di tre milioni e mezzo di spettatori, ma anche nel resto del mondo. Interpretata da Anne Parillaud, all’epoca sposata con Besson e ricompensata per questo ruolo con il premio César come miglior attrice, Nikita (il suo nome fu ispirato dal titolo della famosa canzone di Elton John) è una giovane tossicomane arrestata e condannata per essere stata responsabile della morte di un agente di polizia. Prelevata dai servizi segreti, Nikita viene messa di fronte a una scelta cruciale: essere giustiziata oppure diventare una killer professionista manovrata in gran segreto dal Governo francese. La ragazza, suo malgrado, accetta quest’ultima soluzione, intraprendendo un durissimo addestramento e trasformando se stessa in un’inarrestabile “macchina della morte”, costretta ad agire nelle situazioni più estreme. Un personaggio, Nikita, in grado di unire la sua natura “letale” ad una sensualità e a un bisogno di tenerezza destinati a farla innamorare di Marco (Jean-Hugues Anglade), cassiere di un supermercato, il quale non sospetta minimamente che dietro a questa giovane donna dolce e graziosa si celi in realtà un’assassina professionista...

Mathilda (LéON)

Nel 1994, Luc Besson fece seguire all’enorme successo di Nikita un altro film che si è guadagnato lo status di pietra miliare del genere action degli Anni ’90: Léon. Se anche in questo caso il personaggio del titolo, interpretato da un memorabile Jean Reno, è un killer professionista che ha fatto degli omicidi la sua unica ragione di vita, l’eroina in questione è Mathilda, una bambina la cui intera famiglia viene sterminata dal poliziotto corrotto Stansfield (un diabolico Gary Oldman). La piccola Mathilda trova rifugio presso Léon, che assumerà la funzione di padre putativo e soprattutto di mentore per la bambina, impegnandosi a proteggerla e aiutandola a consumare la sua vendetta nei confronti di Stansfield. Ricalcato in parte sulla trama di Gloria, il celebre film di John Cassavetes con Gena Rowlands del 1980, ma con un ribaltamento dei generi nel rapporto fra adulto e bambino ed uno sviluppo molto più virato verso l’azione, Léon non rappresenta soltanto la punta di diamante nell’itinerario professionale di Besson, ma è stato anche il film che ha lanciato nel panorama cinematografico un’attrice allora appena dodicenne, ma con un brillante futuro davanti a sé: Natalie Portman, bravissima e convincente nei panni della piccola ma già agguerritissima Mathilda.

Giovanna d'Arco

Nel 1999, Luc Besson ha scelto di cimentarsi con un progetto quanto mai complesso ed ambizioso, molto differente rispetto ai generi con i quali il regista francese si era confrontato in passato: Giovanna d’Arco, un imponente kolossal storico dedicato alla figura della “pulzella d’Orléans”, una ragazza che si dichiara ispirata da Dio e che guiderà il popolo francese nella lotta contro gli assedianti inglesi. Ad interpretare la parte di questa eroina prode e visionaria, fermamente convinta della propria missione, Besson chiamò Milla Jovovich, modella ucraina che lui stesso aveva diretto, due anni prima, nel blockbbuster di fantascienza Il quinto elemento nella parte di Leeloo, giovane umanoide frutto di un esperimento di clonazione, protagonista di un’avventura adrenalinica al fianco di Bruce Willis. La Jovovich, in uno dei suoi primissimi ruoli da protagonista e destinata in seguito a diventare una vera e propria eroina dei film d’azione (basti citare la Alice della saga di Resident Evil), diede vita ad una delle sue performance più intense, affiancata da star internazionali del calibro di John Malkovich, Faye Dunaway e Dustin Hoffman. Nonostante le reazioni contrastanti, e in molti casi non troppo entusiastiche, da parte della critica, Giovanna d’Arco ha confermato l’ampio appeal dei film di Besson sul pubblico, ottenendo un buon responso commerciale.

AdèLE E L’ENIGMA DEL FARAONE

Adèle Blanc-Sen, giovane e coraggiosa giornalista nella Francia dei primi del Novecento, è il personaggio centrale di una famosa serie di fumetti, Le straordinarie avventure di Adèle Blanc-Sec, pubblicata per la prima volta in patria nel 1976. Nel 2010, Luc Besson ha deciso di sfruttare la popolarità di questo personaggio portando Adèle al cinema e affidando il ruolo all’attrice francese emergente Louise Bourgoin. Il film di cui è protagonista, Adèle e l’enigma del Faraone, è stato pensato come primo capitolo di una trilogia cinematografica che dovrebbe proseguire nei prossimi anni, e mescola con disinvoltura suspense, azione e fantasia attraverso una catena di vicende tanto movimentate quanto surreali, al punto da sconfinare nel paranormale. In questa prima avventura sul grande schermo, che la vede affiancata da Mathieu Amalric, la nostra Adèle si reca in missione in Egitto, nel tentativo di far “resuscitare” un medico dalle capacità prodigiose recuperando la sua mummia; nel frattempo, a Parigi, un cucciolo di dinosauro scatena il panico...

The Lady

Fra le numerose eroine del cinema di Luc Besson, un posto d’onore non poteva che spettare ad un personaggio le cui azioni hanno avuto un impatto “eroico” e di straordinaria importanza non solo sul grande schermo, ma anche nella nostra storia recente. Il riferimento è ad Aung San Suu Kyi, per lungo tempo leader del movimento non-violento e delle campagne a favore dei diritti civili in Birmania, nonché principale avversaria del regime militare che fece di tutto per tentare di sopprimere la sua voce, inclusa una condanna agli arresti domiciliari durata sei anni. Fondatrice nel 1988 della Lega Nazionale per la Democrazia, che nel 1990 vinse le elezioni in Birmania, e insignita nel 1991 del premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi costituisce una delle figure più significative nella lotta contro le dittature: una donna alla quale Besson ha scelto di rendere omaggio nel 2011 con un film biografico intitolato The Lady, che ricostruisce appunto le fasi salienti dell’attività pubblica, ma anche della vita familiare di San Suu Kyi, interpretata sullo schermo dall’attrice cinese Michelle Yeoh, mentre a David Thewlis è affidato il ruolo di suo marito Michael Aris. Di certo non si tratta di una “donna con la pistola”, ma fra tutte le eroine del cinema di Besson, San Suu Kyi rimane senza dubbio quella da ammirare maggiormente.

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