Speciale Looper e i paradossi temporali

Un viaggio in loop attraverso il cinema dei paradossi temporali

speciale Looper e i paradossi temporali
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

È uscito ieri, nei cinema italiani, Looper, il nuovo film di Rian Johnson con protagonisti Bruce Willis e Joseph Gordon-Levitt, basato sulla tematica dei viaggi nel tempo e, nello specifico, dei paradossi temporali. Questo tema è sempre stato considerato di grande interesse per la cinematografia tutta, più o meno alta, e ha dato vita in egual misura a ottimi B-Movie come a piccoli capolavori della fantascienza (e della commedia). Approfittando dell'uscita della pellicola nelle sale, eccoci a viaggiare nel tempo anche noi ripercorrendo le tappe di questo genere nel cinema.
E non solo: a ben vedere, l'ispirazione, originariamente letteraria, ha contagiato un po' tutti i media, ad ogni angolo del globo: nei fumetti supereroistici sono molti i personaggi che hanno viaggiato nel tempo e ne hanno affrontato le conseguenze (citiamo ad esempio Wolverine e Cable) ma almeno altrettanti sono i fumetti e gli anime di matrice giapponese che hanno affrontato simili viaggi (Dragon Ball Z, Madoka Magica) mentre, restando solo nell'ambito cinetelevisivo, serial come Futurama e Heroes, per non parlare di Dr. Who e Star Trek, hanno affrontato l'argomento più volte.

In Looper, Joe Simmons (Joseph Gordon-Levitt) è un killer che incontra il sé stesso di trent'anni dopo (Bruce Willis), in teoria destinato ad essere ucciso dal giovane Joe ma intenzionato, invece, a cambiare il passato per evitare un tragico accadimento futuro. Questo tipo di paradossi temporali, dicevamo nell'introduzione, non è certamente nuovo al cinema, affondando le radici nell'opera pionieristica di H.G. Wells La macchina del tempo, del 1895, che ha poi visto riduzioni cinematografiche nel 1960, nel '79 e nel 2002 con L'uomo che visse nel futuro, L'uomo venuto dall'impossibile e The time machine, ognuno dei quali rielaborava l'idea di Wells in maniera più o meno intrigante e coerente. Proprio nella versione più recente, ad opera del pronipote di H.G., Simon, notiamo un esempio di paradosso, quando il protagonista si rende conto che per quanto possa cercare di cambiare il passato, il destino della fidanzata appare comunque scritto.
Ma il film sull'argomento più famoso di tutti, senza ombra di dubbio, è Ritorno al futuro, immortale masterpiece di Robert Zemeckis che, dal giorno della sua uscita nel 1985, rimane ancora fresco e divertente come trent'anni fa. Per scongiurare la (letterale) scomparsa della sua famiglia, il giovane Marty McFly si imbarca in una serie di avventure nello spazio tempo a bordo di una inusuale macchina del tempo in compagnia del suo amico scienzato Emmett “Doc” Brown. Grande Giove!. Questo tipo di trama basato sul viaggio nel tempo al fine di scongiurare o assicurare un evento è piuttosto comune e vanta diversi titoli illustri, tra cui è impossibile non citare il Terminator di James Cameron (1984), divenuto icona grazie alla granitica figura di Arnold Schwarzenegger e alle abilità del regista americano, che sforna un franchise di grandissimo successo e consegna i primi due capitoli dello stesso alla leggenda della fantascienza di stampo action. Sullo stesso stampo non dimentichiamo il poco conosciuto Time Runner (1993) con Mark Hamill (il Luke Skywalker di Star Wars), e il mitico Timecop - Indagine dal futuro (1994) capostipite della saga nota soprattutto per la presenza di Jean-Claude Van Damme nelle vesti di un poliziotto temporale.

C'è poi un attore, in particolare, che con i viaggi nel tempo e i suoi paradossi va a nozze, avendone girati ben tre, da protagonista. Si tratta, naturalmente, di Jake Gyllenhaal, che ha all'attivo il criptico fanta-movie Donnie Darko (2001), l'avventuroso Prince of Persia (2010) e il più serio Source Code (2011). Tematiche a loro modo simili, con Jake che interpreta un personaggio, in un modo o nell'altro, condannato a ripetere le proprie azioni con sempre maggior consapevolezza, al fine di salvare la situazione; l'approccio, tuttavia, è chiaramente differente. Il primo film porta con sé riflessioni sul senso del libero arbitrio e della predestinazione, il secondo è un film di puro intrattenimento ispirato allo storico franchise videoludico mentre il terzo rappresenta la seconda opera del bravissimo Duncan Jones, già autore di un altro tuffo nella fantascienza “classica” ovvero Moon.
Situazioni che implicano, soprattutto nel caso del primo film (e in parte del terzo) a ritrovarsi proprio malgrado all'interno di un continuo paradosso temporale o di una situazione simile. Proprio come in Ricomincio da capo (Groundhog Day, 1993) con Bill Murray, film talmente significativo da essere scelto dal Congresso per la conservazione presso i propri archivi. Nel film il personaggio di Murray è destinato a rivivere la stessa giornata incessantemente, con conseguenze tragicomiche. Dieci anni dopo, nel 2004, Giulio Manfredonia ne farà un remake dal titolo È già ieri, con protagonista Antonio Albanese.
Trame simili possono portare anche all'horror: ne è un esempio Triangle, del 2009, con Melissa George protagonista. Curioso poi il caso dei due film ispirati al famoso “Philadelphia Experiment”: uno omonimo del 1984, nel quale un cacciatorpediniere americano scompare nel 1943 per essere trasportato nel futuro a più di quarant'anni di distanza, e il noto Countdown dimensione zero, del 1980, con Kirk Douglas e Martin Sheen, che invece vede una portaerei tornare indietro nel tempo fino alla seconda guerra mondiale.

Spesso uno dei motivi per cui, volontariamente o meno, i protagonisti di questi film viaggiano nel tempo e affrontano le prove e i perigli dei suoi paradossi è una relazione romantica o affettiva: lo abbiamo visto in molti dei film già citati, ma ci sono pellicole che fanno del paradosso temporale “romantico” una bandiera. Ad esempio, Kate e Leopold, del 2001, con Hugh Jackman e Meg Ryan, o i più drammatici Un amore all'improvviso (2009, con Eric Bana e Rachel McAdams) e La casa sul lago del tempo (2006, con Keanu Reeves e Sandra Bullock, remake del coreano Siworae - Il mare). Addirittura Superman, nel film di Richard Donner (1978), inverte la rotazione terrestre pur di far tornare indietro il tempo e salvare la sua amata Lois! E che dire di Frequency - Il futuro è in ascolto (2000), in cui Jim Caviziel riesce a mettersi in contatto radiofonico col padre, morto trent'anni prima?
La dolorosa scelta fra amore e dovere sociale è alla base del sottovalutato I Guardiani del Destino (2011, con Matt Damon ed Emily Blunt), tratto da un racconto di Philip K. Dick, autore peraltro anche di Minority Report (2002), celebre film di Steven Spielberg con Tom Cruise e Colin Farrell. Questi ultimi due, in verità, non parlano di viaggi nel tempo, ma presentano una variante della tematica dei paradossi temporali, perché dalle scelte individuali hanno origine diverse linee temporali, con conseguenze tutte da verificare. Un po' come The Butterfly Effect, del 2004, che ha dato il via ad una vera e propria saga, o La zona morta, di David Cronenberg (1983) tratto da un romanzo di Stephen King.

Abbiamo rivolto la nostra attenzione più che altro a film americani, ma dalla Spagna, nel 2007, è arrivato Timecrimes (Los Cronocrímenes) film che, al contrario della maggior parte dei suoi simili, segue il Principio di autoconsistenza di Novikov, teoria che, afferma, in sostanza, che il passato è immutabile, e quindi che pur viaggiando nel tempo non sarebbe possibile alterarlo o creare paradossi temporali. Molti sono ancora i film che trattano l'argomento, secondo diversi approcci. Ad esempio Primer, vincitore del sundance nel 2004, ad oggi ancora inedito nel nostro paese; Frequently Asked Questions About Time Travel, del 2009, commedia inglese risultata in un flop nonostante le divertenti premesse iniziali; o ancora il surreale Strade perdute di David Lynch (1997) con Bill Pullman alle prese con un'allucinante e -naturalmente!- paradossale vicenda.
Non mancano, infine, i film per ragazzi che sfruttano l'argomento dei paradossi temporali, come Clockstoppers (2002) o Ben 10 - Corsa contro il tempo (2007).
E per concludere, non vogliamo tagliar fuori neanche tutti quei film che sono basati su altre tematiche ma sfruttano i paradossi temporali come notevoli plot twist, come l'epocale scena finale de Il pianeta delle scimmie (1968) o l'episodio di Harry Potter diretto da Alfonso Cuarón nel 2004, Il prigioniero di Azkaban.

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