Lockdown all'italiana, la recensione del nuovo film di Enrico Vanzina

Una commedia italiana ispirata ai recenti fatti pandemici e al Carnage di Polanski che diventa imbarazzo e trash senza soluzione d'uscita.

recensione Lockdown all'italiana, la recensione del nuovo film di Enrico Vanzina
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Lockdown all'Italiana di Enrico Vanzina inizia l'8 marzo 2020 nella Capitale Eterna. Entriamo negli opposti sociali di Roma: da una parte nella casa di marito e moglie benestanti composti da Ezio Greggio e Paola Minaccioni, dall'altra in quella di una coppia di periferia formata invece da Ricky Memphis e Martina Stella. Il personaggio di Greggio è un ricco e stimato avvocato un po' sciupafemmine che infatti intrattiene una relazione extraconiugale con "la periferica" interpretata dalla Stella. Va avanti da un anno e né la moglie dell'avvocato né il tassista Memphis, marito della Stella, sanno nulla. Tutto cambia quando i due amanti sbadati lasciano i rispettivi smartphone carichi di messaggi espliciti davanti ai loro partner, senza blocco, senza alcuna misura precauzionale, dopo una presentazione in cui si vantavano anche della loro intelligenza.

È il caos. La Minaccioni decide di cacciare di casa Greggio e la Stella di andarsene dal marito, ma proprio mentre stanno per farlo ecco l'annuncio del lockdown del 9 marzo 2020. Non possono andare da nessuna parte e devono convivere a forza con i partner traditi, cercando di scendere a patti con i loro problemi, affrontare la pandemia in corso, provare a cambiare, tentare di essere persone migliori.

Come Carnage ma molto peggio

Qualcuno potrebbe definire questa sterzata cinematografica di Vanzina una sorta di costruzione alla nouvelle vague che incontra l'anima più ancestrale della commedia italiana, da sempre plasmata dal mondo reale, ma la verità è che ci troviamo davanti alla massima espressione del trash nostrano vestito di finto intellettualismo spicciolo.
Lockdown all'Italiana si fregia dell'inutile merito di essere il primo instant movie dedicato al Coronavirus, ma è talmente ragionato col compasso sul tema da risultare - non sappiamo quanto involontariamente - davvero didascalico, ridondante, addirittura imbarazzante in tante delle battute imbastite da Vanzina che non riuscirebbero a divertire neanche lo spettatore più assuefatto all'indecenza cinematografica.
Il regista dice di essersi ispirato a Carnage di Roman Polanski: forse nella scelta di ambientare tutto in interni (beh è un lockdown...), perché in termini d'accostamento qualitativo è una sparata davvero esagerata che non fa bene a un film spaventosamente cringe, invadente e a tratti fastidioso.
Ci sono effettivamente gli scontri di coppia e il confronto obbligato, ma è tutto così snervante e ampolloso da "fare il giro" e peggiorare addirittura la situazione.

Vanzina prende tutti i luoghi comuni del lockdown e li mette in fila su schermo, creando di volta in volta dei piccoli quadretti dove parlare di questo o quell'aspetto di quei due terribili e indimenticabili mesi.
L'allenamento casalingo, le video chat o videochiamate, il cucinare, i DPCM sempre poco chiari, l'infodemia, le mascherine.
C'è anche una sequenza da exit strategy di Greggio dove il film muta improvvisamente e si fa quasi serio per soffermarsi su un monologo esageratamente professorale, da piedi in cattedra, che è forse l'apice drammatico massimo del titolo e anche uno dei momenti peggiori del cinema italiano dell'ultimo ventennio.

Lascia davvero senza parole questa sovversione tonale per lanciare al pubblico un messaggio di speranza e felicità, specialmente ragionando sul fatto che l'avvocato di Greggio la sfrutta per tirarsi fuori da una situazione moglie-amante non proprio piacevole.
Si nota comunque il talento navigato di Vanzina, che furbescamente non sceglie toni demenziali optando invece per una formula dramedy che però è maldestra, forzosamente povera di gusto e anche di contenuto. Il migliore in campo è l'insopportabile personaggio della Minaccioni, mentre a Greggio è toccato a mani basse il peggiore, con l'attore che porta in scena faccette e mossette che funzionavano forse negli anni '90, non in questo pessimo 2020.
Nel finale inoltre c'è anche una morale, per quanto un film senza appello, gusto, tatto, qualità possa permettersi il lusso di dare una lezione umana a un mondo già andato avanti rispetto a quel periodo, pronto a convivere con il virus e con il peso reale del cambiamento.

Lockdown all'italiana Lockdown all'Italiana è la massima espressione del trash nostrano vestito di finto intellettualismo spicciolo. Vanzina prende i luoghi comuni dei due (purtroppo) indimenticabili e tragici mesi rinchiusi in casa e li mette in sequenza in una moltitudine lunga, imbarazzante e snervante di battute senza appeal né gusto, creando una storia "ispirata a Carnage" dove ci sono sì gli scontri di coppia ma manca completamente tatto, qualità, arte. Un prodotto spietatamente cringe che non si risparmia davvero in nulla pur di risultare il primo instant movie dedicato alla pandemia, facendo il giro e guadagnandosi probabilmente il premio come peggior film del 2020.

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