Lo squalo: il terrore dei mari incubo di una generazione

Se avete paura del mare, vi sconsigliamo caldamente di recuperare la pellicola. Se siete invece dei temerari allora Lo squalo fa per voi.

Lo squalo: il terrore dei mari incubo di una generazione
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Con Lo squalo, Steven Spielberg ha reinventato il concetto stesso di blockbuster, traghettando il sistema produttivo hollywoodiano verso vette fino a quel momento forse mai raggiunte sul piano distributivo. Il regista è riuscito al tempo stesso a creare un'opera iconica quanto ottimamente realizzata, amalgamando senza soluzione di continuità numerosi generi, tra i quali il thriller e l'horror.
Lo squalo ha segnato un'intera generazione di spettatori, dando vita a un fenomeno sociale che solo pochi altri film dell'era moderna hanno saputo cavalcare in maniera tanto ottimale.
La bravura di Spielberg è stata infatti quella di elevare la figura della creatura marina (sicuramente minacciosa ma in realtà considerata assolutamente normale) a un qualcosa di più, portando lo squalo del film a tramutarsi in una vera e propria icona del male, brutale quanto viscerale.
Continua quindi la nostra disamina riguardo i villain più iconici e famosi della storia della settima arte, questa volta con un ospite proveniente dal mondo animale: lo squalo.

Fauci

In un immaginario luogo degli Stati Uniti, l'isola di Amity, una ragazza viene uccisa da uno squalo. Quello che all'inizio sembra solo un tragico incidente, alla fine si rivelerà però un brutale incubo capace di terrorizzare l'intera cittadina.
Con Lo squalo, Spielberg imbastisce una storia all'insegna della tensione pura, in cui la furia animale incontrollata (metafora forse della stessa brutalità insita nella natura primordiale) diviene il nucleo fondante dell'intera opera.
Nel corso della pellicola vediamo così numerosi personaggi, su tutti il capo della polizia locale Martin Brody (interpretato da Roy Scheider) tentare con ogni risorsa a propria disposizione di fermare una minaccia implacabile, distruttiva, pericolosissima, seppur in un primo momento sottovalutata.
Ottimo infatti il modo in cui il regista ha saputo costruire un'aura di profonda tensione legata a doppio filo alla figura dello squalo, che in un primo momento viene avvertita dalla comunità come una minaccia tutto sommato passeggera.
Nell'iconica sequenza dell'attacco al bambino, vediamo ad esempio il protagonista stare profondamente all'erta nonostante un clima generale di festa, dove comunque si avverte che qualcosa di lì a poco cambierà per sempre.

Il momento in cui lo squalo decide di fare la sua mossa, grazie anche a una colonna sonora magistrale capace ancora oggi, a oltre cinquant'anni dalla sua uscita, di incutere un profondo senso di ansia negli spettatori, rimane una delle sequenze più sconvolgenti della pellicola.
Il legame simbiotico tra il capo della polizia e lo squalo trova uno dei suoi picchi massimi proprio qui, suggerendo quasi come i due personaggi siano legati insieme da un destino ineluttabile (richiamando addirittura per certi versi Moby Dick e il capitano Achab), impegnati in uno scontro personale e profondissimo, che raggiunge la sua vetta una volta a bordo della piccola imbarcazione, quando Martin si ritrova insieme al cacciatore di squali Quint e al biologo marino Hooper.
L'iniziale paranoia del protagonista verso la minaccia proveniente dagli abissi si rivela però fondata proprio nel momento in cui nessuno può più fare nulla per rimediare all'inevitabile, lasciando il posto a uno spettrale silenzio dopo che una terribile tragedia si è consumata.

Terrore

Le fauci del titolo originale divengono così una vera e propria dichiarazione d'intenti, donando all'implacabile squalo protagonista una carica quasi sovrannaturale, un nemico con cui non si può né mediare né interagire pacificamente, rendendo l'animale per certi versi molto simile (soprattutto per la funzione che svolge all'interno della pellicola) a un altro grande personaggio/villain cinematografico, lo spaventoso Xenomorfo protagonista della saga sci-fi di Ridley Scott.

L'infinita lotta tra uomo e natura diviene così preponderante soprattutto nella seconda metà del film, in cui dal macro si passa al micro, avvicinandosi sempre di più a uno scontro uno contro uno in realtà presente fin dall'inizio.
Il villain con cui l'intera comunità è chiamata a confrontarsi risulta così un personaggio tremendamente scaltro e brutale da affrontare, incapace di provare alcuna forma di pietà o empatia perché semplicemente non ne conosce il significato.
Lo squalo assume la valenza di una macchina di morte capace di resistere agli urti e ai colpi più violenti, intenzionato a portare devastazione ovunque trascendendo la sua stessa natura animale per diventare qualcosa di superiore.

Il terrore che la sua presenza genera diviene così uno dei suoi elementi più caratteristici, grazie a un sapiente uso della tensione che rende ogni momento in cui il villain non compare direttamente (seppur avendo il sentore che sia lì, nascosto, ma pronto a colpire) tra i più riusciti ed emozionanti della pellicola.
Un tale livello di caratterizzazione del personaggio lo ha portato in breve a diventare una vera e propria icona generazionale (seppur del male), riuscendo a terrorizzare, letteralmente, un impressionante numero di spettatori che, proprio dopo aver visto il film di Spielberg, non sono più riusciti a osservare il mare aperto nella stessa maniera.

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