Lo Spider-Man di Sam Raimi: il blockbuster incontra l'autorialità

La trilogia di Spider-Man firmata Sam Raimi è riuscita a portare i cinecomic verso vette qualitative prima di allora impensabili. Scopriamo perché.

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Il celebre regista Sam Raimi, autore, tra le altre cose, del film cult La Casa, nel 2002 ha portato sul grande schermo uno degli adattamenti cinematografici meglio riusciti dedicati a Spider-Man, a cui sono poi seguiti due ulteriori capitoli. A cavallo tra innovazione e classicismo, il regista è riuscito a donare a tutte e tre le pellicole la sua inconfondibile impronta autoriale, creando, in almeno due casi su tre, degli ottimi prodotti.
Non resta quindi che addentrarci nella personalissima ragnatela contenutistica imbastita da Raimi per provare a comprendere al meglio la chiave del successo dei primi due film della "saga", soffermandoci comunque anche su quello che non ha funzionato nel terzo capitolo della trilogia.

Non sei mica Superman, sai?

Il primo film della trilogia, uscito nel 2002, narra le origini del supereroe protagonista, pescando a piene mani dallo storico primo albo a fumetti mettendo in scena il dramma della morte di zio Ben a opera di un criminale di poco conto.
Peter Parker/Spider-Man, seppur in un primo momento letteralmente inebriato dai suoi nuovi straordinari poteri - ottenuti dopo essere stato morso da un ragno geneticamente modificato - in seguito al drammatico lutto di suo zio (causato indirettamente dalle proprie azioni) capisce di dover sfruttare il suo enorme potere per compiere il bene aiutando il prossimo.
Il film ci mostra quindi un Peter Parker alle prese con la vita scolastica e, dalla seconda metà dell'opera in poi, con il mondo del lavoro, dato che in breve tempo si ritrova a reinventarsi fotografo sotto le dipendenze del burbero J. Jonah Jameson, intenzionato a pagare il giovane per qualsiasi immagine ritraente il nostro affezionato arrampicamuri di quartiere.

Seppur il film rivisto oggi, dopo numerosi adattamenti del personaggio, potrebbe risultare leggermente lento nella parte iniziale - vista la propensione del regista a creare una vera e propria origin story in cui l'azione non diventa da subito preponderante - bisogna ovviamente tenere conto dell'anno di uscita della pellicola, quell'ormai lontano 2002 in cui il genere dei cinecomic non era ancora sulla cresta dell'onda come oggi.
Lo Spider-Man di Raimi ha comunque sicuramente contribuito a plasmare in maniera considerevole il genere, ricordandosi al tempo stesso di mantenere una certa autorialità di fondo riscontrabile in numerose occasioni.
Il regista, pur infatti mantenendo alcuni capisaldi del personaggio (come la caratterizzazione classica di comprimari come zia May e zio Ben), ha deciso di innovarne molti altri; basti pensare ad esempio alle ragnatele lanciate dal protagonista, che nel film vengono generate dal suo stesso corpo e non da un marchingegno artificiale.

Il villain del film, Norman Osborn/Green Goblin (interpretato da un Willem Dafoe in stato di grazia), ha sicuramente contribuito a donare alla pellicola una nota a tratti epica e matura, regalando momenti di elevata suspense non solo durante gli scontri più spettacolari ma anche nei momenti in cui l'eroe e il villain si incontrano durante la vita di tutti i giorni (basti pensare alla scena ambientata durante la cena del Ringraziamento).

Il ritmo del film, impostato in crescendo, riesce a intrattenere per tutta la sua durata senza nessun momento di stanca, grazie soprattutto all'ottimo bilanciamento tra la vita comune di Peter e le mirabolanti imprese del suo alter ego Spider-Man, riuscendo molto bene a catturare il mantra essenziale con cui l'intero universo Marvel è stato concepito fin dalle origini: supereroi con superproblemi.
Il protagonista delle vicende, pur forse discostandosi un po' dalla propria controparte fumettistica a livello caratteriale (non aspettatevi ad esempio la caratteristica mole di battute atte a schernire i propri avversari), risulta comunque fedele all'essenza del personaggio, seppur più di qualcuno potrebbe trovare la maturazione di Peter - sia fisica che introspettiva - leggermente velocizzata in alcuni frangenti.

A livello di spettacolarità, la pellicola riesce a regalare numerosi momenti degni di nota, grazie a una CGI in linea generale non così invasiva e alla cura maniacale di Raimi nel ricreare gli ondeggiamenti tra i palazzi del protagonista - anche in soggettiva - in maniera assolutamente credibile e coinvolgente.
La stessa linea romance tra Peter e Mary Jane (sua storica fidanzata) risulta ben implementata all'interno del film, capace di tramutarsi anche in un vero e proprio snodo cruciale a livello di trama da un certo punto in poi.
Nonostante alcune piccole imperfezioni, tra cui possiamo annoverare (oltre a quelle precedentemente elencate) il non gradevolissimo design dell'armatura di Green Goblin - forse l'unico elemento leggermente infantile del film - l'opera risulta un ottimo prodotto d'intrattenimento capace di soddisfare sia i fan del personaggio come qualsiasi persona che non abbia mai letto neanche un numero del fumetto.

La potenza del Sole... nel palmo della mia mano

Dopo l'enorme successo del primo capitolo, Raimi ha puntato ancora di più sull'autorialità sfornando probabilmente uno dei migliori cinecomic mai creati (se non il migliore), capace ancora oggi di essere preso come esempio da chiunque voglia cimentarsi con il genere supereroistico.
Partendo dagli evocativi crediti iniziali che vantano - oltre all'iconico main theme di Danny Elfman - anche le illustrazioni di Alex Ross (che hanno il compito di mostrare gli eventi del primo capitolo) fino ad arrivare al toccante finale, ogni elemento del film risulta perfettamente bilanciato.
Raimi si è voluto concentrare ancora di più sulla figura di Peter Parker, che in questo film affronta una vera e propria crisi esistenziale capace di mettere in dubbio tutte le proprie certezze.
In questo secondo capitolo vediamo così un Raimi a briglia sciolta, in grado di inserire il suo inconfondibile tocco in varie sequenze, arrivando addirittura ad avvicinarsi agli stilemi del genere horror in qualche occasione.
Il Dottor Octopus - il villain del film interpretato da Alfred Molina - risulta una vera e propria colonna portante dell'opera, caratterizzato da una vena ancora più tragica di quella del Green Goblin, capace di entrare anche in empatia con lo spettatore per la sua natura dualistica in cui bene e male si mescolano senza soluzione di continuità.

Il nemico principale di Spider-Man, prima che un supercriminale, è in realtà uno scienziato rispettabile che ha a cuore la sorte dello stesso Peter; la sua caduta verso l'oblio però, scaturita da un misto di tragiche fatalità e deliri di onnipotenza, lo porta a trasformarsi in un vero e proprio mostro totalmente incapace di provare empatia per il prossimo.
Emblematica da questo punto di vista la sequenza del risveglio nella camera d'ospedale, in cui l'inquadratura in soggettiva non può che rimandare alle diaboliche presenze de La Casa, storico film d'esordio del regista. La scelta poi di diluire con maestria le scene maggiormente concitate (soprattutto dopo lo scontro in banca) si è rivelata vincente soprattutto in funzione della trama, dato che per tutta la parte centrale del film Spider-Man scompare totalmente per lasciare il posto a Peter Parker, intenzionato a smettere definitivamente con la vita da supereroe.
Anche tutti i comprimari presenti risultano ben caratterizzati, partendo da Mary Jane fino ad arrivare ad Harry Osborn, intenzionato più che mai a vendicarsi di Spider-Man dopo i fatti avvenuti nel primo capitolo.
Il film risulta quindi un riuscitissimo mix di sequenze introspettive ricche di pathos - in grado di spingere lo spettatore a riflettere sul significato di eroe - ed esplosive sequenze action capaci di valorizzare come non mai l'indole agile e atletica del protagonista.

La vendetta è come un veleno

Il terzo e conclusivo capitolo della trilogia, nonostante le grandi aspettative, purtroppo non è riuscito in alcun modo a raggiungere le vette qualitative viste in precedenza, anche per via di un maggiore controllo da parte della casa di produzione che ha in un certo senso forzato la mano su numerosi aspetti, tra cui il voler inserire a tutti i costi anche il villain Venom. L'infelice scelta di puntare su più cattivi ha portato l'intero film a collassare su se stesso soprattutto dalla seconda metà in poi.
Nonostante una gestione molto buona del villain Uomo Sabbia (protagonista di uno dei momenti migliori dell'opera, cioè quello legato alla sua nascita), il voler puntare anche su New Goblin (la nuova identità assunta da Harry Osborn) e il già citato Venom, ha portato inevitabilmente la pellicola a risultare eccessivamente caotica e frammentata.

Lo stesso Peter Parker/Spider-Man è stato trattato in modo quasi infantile, senza riuscire a valorizzare in nessun modo la sua sfaccettata personalità nonostante l'incombente minaccia rappresentata dal simbionte alieno.
La scelta poi di far entrare in scena Gwen Stacy senza un motivo logico, oltretutto caratterizzandola in maniera bidimensionale, non ha fatto altro che spingere ancora più verso il basso una pellicola purtroppo minata alle fondamenta da numerosi problemi strutturali.
Per quanto anche in questo film siano presenti molte scene d'azione spettacolari e ben coreografate, da un certo punto in poi si ha come l'impressione che la pellicola perda definitivamente la bussola avanzando fino ai titoli di coda senza saper dove andare.
Oltre a Peter Parker, protagonista di una scena ai limiti del ridicolo, ad accusare maggiormente il colpo della poca cura riposta nella caratterizzazione dei personaggi vi è sicuramente Venom, un cattivone piatto e banale incapace di rendere giustizia alla sua controparte cartacea.
Anche lasciando da parte il materiale originale dei fumetti, il simbionte alieno presente nel film risulta un personaggio inserito a forza per chissà quale dinamica produttiva, incapace di suscitare il giusto interesse e mal gestito sotto praticamente qualsiasi punto di vista.

Questo terzo capitolo può quindi essere considerato come il peggiore della saga, incapace di valorizzare in maniera ottimale tutti i personaggi presenti anche per via di una struttura narrativa eccessivamente caotica, pur risultando in realtà comunque godibile per tutti gli amanti del cinema d'intrattenimento senza pretese.

Nonostante un terzo capitolo sicuramente non esaltante, dunque, la trilogia raiminiana di Spider-Man rimane un pezzo di storia dei cinecomic moderni dato che, oltre ad aver dato nuovo lustro alla figura dell'Uomo Ragno, è riuscita a regalare al pubblico di tutto il mondo un vero e proprio capolavoro del calibro di Spider-Man 2. Il rammarico più grande è forse però quello di non aver potuto vedere il quarto capitolo della saga, annunciato a più riprese nel corso degli anni per poi essere purtroppo definitivamente cancellato in favore del reboot a opera di Marc Webb.

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