Lilo & Stitch, l'inizio di un prolifico franchise in casa Disney

In uno dei periodi infelici delle produzioni Walt Disney, Lilo & Stitch fu un ottimo esempio di come inaugurare un franchise dagli ottimi risultati.

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Abbiamo raccontato a più riprese delle difficoltà in cui versava la Walt Disney Pictures all'inizio degli anni 2000: la fine del Rinascimento e l'inizio di un'era di incertezze aveva aperto un periodo grigio per l'azienda di Burbank, destinata a non trovare una chiave di volta ben precisa per le sue produzioni. Tra il flop di Atlantis, Il Pianeta del Tesoro e Le Follie dell'Imperatore si denotò una incertezza artistica e una direzione non univoca che rischiava di far tornare le produzioni ai tempi precedenti al Rinascimento, quindi agli anni '80. Era fondamentale, come d'altronde decise di fare Michael Eisner, CEO di Walt Disney, cercare di ridurre il budget e limitarsi a delle produzioni che non andassero a gravare eccessivamente sul budget previsto per i lungometraggi. Nacque così Lilo & Stitch, che come tutte le più profittevoli cose riuscì a emergere in maniera inattesa e non calcolata.

Il ritorno del low-budget

Nel 1941 Walt Disney in persona aveva deciso di produrre Dumbo, un lungometraggio che nacque dalle ceneri del budget di Fantasia, uno sperpero di denaro che portò l'azienda a non poche problematiche e a un ritorno molto effimero dal punto di vista dei guadagni, nonostante la pietra miliare posta in ambito cinematografico e musicale.

Dumbo fu uno dei Classici più a basso costo delle produzioni di Burbank, con molte delle animazioni riciclate anche da Pinocchio, oltre che da Fantasia stesso (basti pensare agli elefanti rosa, concettualmente molto vicini ai lavori diretti da Dick Huemer e Joe Grant). Bisognava quindi ripercorrere quella strada e cercare di salvare in qualche modo lo sviluppo del successivo Classico.
Eisner chiese così a Chris Sanders di andare a recuperare uno dei personaggi che aveva creato negli anni precedenti: una prima bozza di Stitch era stata ipotizzata dall'autore di storyboard nel 1985, come protagonista di un libro per bambini che alla fine non vide mai la luce perché ritenuto poco interessante.
Fu così che nel desiderio di riciclare opere pre-esistenti o comunque in qualche modo già inventate, Sanders si ritrovò a convertire il tutto in un film animato.
In origine l'intera storia era ambientata in Kansas, ma poi si decise di spostare tutto nell'isola di Kaua'i, nelle Hawaii, con l'obiettivo di trovare un luogo non urbanizzato e abbastanza remoto.
D'altronde Sanders cercò di rievocare quello stesso concetto che poi fu di Ron Clements e John Musker per La Principessa e il Ranocchio: la maggior parte delle storie animate erano ambientate in Europa, mentre lui voleva qualcosa che parlasse dell'America, nelle Hawaii, fino a quel momento mai prese in considerazione per un Classico Disney o per un film animato in generale.

La forza della famiglia: l'ohana

A occuparsi della sceneggiatura fu Dean DeBlois, che aveva già lavorato con Chris Sanders a quella di Mulan: diversamente da quanto era accaduto con i Classici fino a quel momento, Eisner decise di affidare il film a un piccolo gruppo di artisti, il che permise a Sanders di spiegare più facilmente la propria visione e le proprie idee, trasformando Lilo & Stitch in un film completamente suo.
Fondamentale nel concetto della sceneggiatura fu l'idea di "ohana", ripetuta più volte nel corso del Classico stesso e diventata a oggi un mantra per i fan Disney.
Lo stesso DeBlois raccontò a più riprese che nelle loro visite a Kaua'i ebbero occasione di riconoscere l'importanza di tale concetto per la guida stessa, che insisteva sul raccontare il peso della famiglia e di quanto fosse effettivamente importante.

Per questo motivo si cercò anche di raccontare nel miglior modo possibile la relazione tra due sorelle, ossia Lilo e Nani, che per la prima volta in un film animato si ritrovarono al centro dell'intera vicenda: era una rarità per quanto riguardava le trame americane dei cartoni animati e Sanders in questo aspetto riuscì a essere un vero e proprio pioniere.
Dal punto di vista dell'animazione Sanders e DeBlois decisero di affidarsi a dei veri e propri scenari ad acquarello per Lilo & Stitch andando contro a quella che era la tradizione Disney, che si concentrava su dei colori a tempera molto esasperati.
Era dagli Anni Quaranta che si procedeva in tal senso, dopo aver abbandonato gli acquarelli di Biancaneve, Pinocchio e lo stesso Dumbo, ma Sanders anche su quest'aspetto provò a essere un innovatore, o semplicemente un rivoluzionario: il risultato fu a suo favore, perché quel ritorno alle origini venne premiato, così come l'intero Classico una volta arrivato al cinema.

L'aspetto grafico e tecnico, però, non mancò di subire moltissime modifiche, soprattutto per quanto riguardava alcune scene che non convinsero la produzione.
Per questo motivo a oggi Lilo & Stitch è uno dei film col maggior numero di scene cancellate e tagliate dal prodotto finale, nonché di improvvisi ribaltamenti dei ruoli.
Basti pensare che inizialmente avremmo dovuto assistere a Jumba come una sorta di poliziotto in pensione chiamato a catturare Stitch, leader di una gang intergalattica: poi, come noto, i ruoli sono stati rivisti modificando il tutto in creatore e creazione.
Il più grande cambio, però, lo riscontriamo nel momento in cui Stitch, Nani, Jumba e Pleakley decidono di dirottare un Boeing 747 dall'aeroporto di Liheu fino a Honolulu per poter salvare Lilo.
Il Classico uscì nel 2002, ma era entrato in produzione qualche anno prima: in ogni caso si ritrovò a cavallo dell'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001, il che spinse Sanders a inserire una navetta spaziale guidata dall'alieno attraverso le montagne di Kaua'i.
Molte altre scene cancellate riguardavano il rapporto tra le due sorelle, che in alcuni momenti era stato completamente confuso da parte del pubblico beta, convinto di assistere a una relazione madre-figlia.
Per questo motivo Sanders spinse per rivedere alcuni aspetti, focalizzandosi il più possibile sull'argomento inerente la famiglia e l'importanza della stessa.

Il responso del mondo

Lilo & Stitch arrivò al cinema nello stesso periodo di Minority Report e dovette cedere il passo al film di Steven Spielberg nelle settimane di apertura. Nonostante questo, però, si arrivò a un incasso totale di 146 milioni di dollari tra Stati Uniti e Canada e 127 in tutto il mondo: globalmente il risultato fu più che soddisfacente grazie ai 273 milioni incassati, a fronte di un budget di 80.
La critica accolse in maniera positiva il lavoro di Sanders, a dispetto del team molto ristretto e della lavorazione poco supportata da parte dei piani alti di Disney.
L'attenzione rivolta alla famiglia - un argomento che non era stato eccessivamente calcato nei Classici fino a quel momento - spinse la lettura critica del film verso un'accezione positiva, sottolineando l'aspetto ammaliante della storia.
Più di quanto fatto con Le Follie dell'Imperatore, Atlantis e l'esperimento de Il Pianeta del Tesoro, Lilo & Stitch, soprattutto grazie al personaggio di Nani, permetteva una maggior empatia con i bambini più avanti con gli anni, che ne avrebbero riconosciuto sicuramente i drammi e le problematiche, soprattutto dell'essere una sorella maggiore.

Lilo & Stitch non finì lì, perché gli ottimi responsi e il successo scaturito portarono Sanders a ragionare su un intero franchise, che ancora oggi continua a produrre ottimi risultati per le casse di Disney.
Nel 2003, appena un anno dopo, Disney pubblicò un sequel, Stitch! The Movie, che fece da pilota per la serie televisiva Lilo & Stitch: La Serie, composta da 65 episodi in onda dal 2003 fino al 2006.
La serie si concentrava su tutti gli esperimenti di Jumba che dovevano essere ritrovati e riportati a casa, così da riabilitarli come avvenuto per il protagonista stesso. L'ultimo episodio, Leroy & Stitch, venne trasmesso sotto forma di lungometraggio a giugno del 2006, negli Stati Uniti.

Nel 2005, intanto, mentre la serie era ancora in onda, venne trasmesso un secondo sequel, Lilo & Stitch 2: Che disastro Stitch!.
Ambientato tra il primo film e il primo sequel, questo si preoccupava di aspetti più naif intorno ai due protagonisti, con la ragazzina hawaiana chiamata a vincere un concorso al quale la madre aveva partecipato da giovane, negli anni ‘70, mentre Stitch continua ad avere problemi comportamentali a causa di una sorta di glitch interno.
Nella versione home video il film venne pubblicato anche con un cortometraggio intitolato Le Origini di Stitch, utile come collegamento, poi, tra quest'ultimo sequel e il primo del 2003.

Non finisce ovviamente qui, perché nel 2008 Disney annunciò un anime basato su Lilo & Stitch e pensato esclusivamente per il mercato giapponese: intitolato Stitch!, andò in onda dal 2008 al 2011, con al posto di Lilo una ragazza chiamata Yuna Kamihara, con l'ambientazione che dalle Hawaii passava a un'isola inventata a Okinawa.
A svilupparla fu Madhouse (autori della prima stagione di One-Punch Man) lungo tre stagioni e due speciali lungometraggi.
Infine, nel 2017, appena tre anni fa, una terza serie animata ha debuttato in Cina con il titolo Stitch & Ai. Così come avvenuto per il Giappone, stavolta l'alieno si ritrova con accanto una ragazza di nome Wang Ai Ling, con l'intera avventura ambientata a Huangshan.
Mentre la serie giapponese era stata concepita in Europa e realizzata col supporto di animatori americani, la versione cinese fu interamente pensata e sviluppata nel paese asiatico.
Per chiudere l'intero cerchio non possiamo non nominare, infine, il remake live-action di Lilo & Stitch, annunciato nel 2018. Arriverà su Disney+ (così come per Lilli & Il Vagabondo) ma non è ancora ufficiale una data di distribuzione.

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