Liam Neeson e L'uomo sul treno: la rinascita nel genere action?

Mentre il nuovo film di Jaume Collet-Serra esce al cinema, ripercorriamo brevemente la nuova vita all'insegna del genere di un attore oramai iconico.

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Forse non è propriamente corretto parlare di rinascita quando si parla di un attore come Liam Neeson. Se c'è una cosa certa, infatti, scorrendo la lunga filmografia della celebre star nord irlandese, è proprio che in quella carriera così costante, prolifica ed eclettica non ci siano stati mai significativi o sostanziali momenti di declino, mai grandi o irreparabili cadute di stile. Eppure che altro valore dare a un cambio di rotta che, da un decennio a questa parte, pare aver regalato una seconda giovinezza al 65enne candidato premio Oscar per Schindler's List, colorando di inedite tinte action un'esperienza professionale che - tra uno Scorsese e una Coppa Volpi, un paio di commedie romantiche e più di un discutibile blockbuster - è sempre stata caratterizzata, nel bene e nel male, dall'eterogeneità? In occasione proprio dell'uscita di L'uomo sul treno - The Commuter, ennesima variazione sul tema, guardiamo allora brevemente a questa svolta adrenalinica e brutale che ha fatto di questo attore misurato, intenso e versatile una delle icone indiscusse del nuovo thriller contemporaneo.

Anime differenti

Che Liam Neeson non fosse solo un attore shakespeariano o un eccellente interprete di personalità storiche (Oskar Schindler, Michael Collins), d'altronde, avremmo già dovuto intuirlo ben prima della sua furiosa virata action. Dai ring di pugilato calcati in gioventù ai palchi teatrali di Dublino, fino ad arrivare all'esordio nel mitico kolossal di John Boorman Excalibur, era già chiaro, infatti, come il futuro maestro Jedi di La minaccia fantasma non avesse alcuna intenzione di andare in una sola direzione. In più di trent'anni di carriera Neeson ha saputo riassumere, così, nel suo sguardo implacabile e tormentato, qualità e intrattenimento, alto e basso, prestando il suo corpo e il suo volto indiscriminatamente ad autori (Jordan, Scorsese, Allen, Spielberg, Scott, Nolan) e a blockbuster (da Star Wars stesso fino a Scontro tra Titani), a personaggi complessi e a eroi (almeno apparentemente) bidimensionali.

Brian Mills e altre paternità complesse

Sarà Luc Besson, nel 2008, in veste di sceneggiatore e produttore, a prendere proprio uno di questi eroi stilizzati e tutti d'un pezzo e a dare al suo interprete una notorietà definitiva e trasversale, facendolo conoscere anche agli appassionati del cinema di genere. Sfruttando quelle sfumature paterne che ormai ne avevano fissato i tratti nell'immaginario collettivo (da Love Actually a Gangs of New York, passando per Batman Begins e persino per il Qui-Gon Jinn di Star Wars), il regista francese mette così a Neeson metaforicamente di nuovo in mano i guantoni e lo trascina in una caccia spietata e serratissima che, da quel momento in poi, diverrà normale routine, inaugurando un filone e una formula potenzialmente inesauribili. Il padre freddo e implacabile Brian Mills ("Io vi cercherò, vi troverò e vi ucciderò") non rappresenterà solamente l'inizio di un fortunato franchise (quello di Taken), ma anche la trasfigurazione definitiva dell'attore di Darkman in inedita icona action, il punto di non ritorno da logiche di genere tanto immediate quanto inevitabilmente ingabbianti.

Un eterno (e brutale) ritorno

È così un intero universo di rimandi, luoghi comuni e personaggi tagliati con l'accetta a costruirsi tutt'attorno alla figura costantemente tormentata (risale proprio a questo periodo la tragica scomparsa della moglie Natasha Richardson, sicuramente determinante anche per le scelte professionali dell'attore) di Liam Neeson, un archetipo che pare tornare, immutato, in ogni nuovo noir, thriller o poliziesco messo in scena (da Pierre Morel, Olivier Megaton o Jaume Collet-Serra, non fa differenza), forte di quella moltitudine di padri di famiglia, eroi senza macchia o criminali in cerca di redenzione (Run All Night), che pare disposta a tutto pur di proteggere il proprio sangue e i propri affetti. A fare il resto ci pensano lo spirito, i nervi e lo sguardo di un interprete capace di dare valore e dignità persino ai prodotti più pretestuosi, mediocri e grossolani, un attore che pare aver trovato in questo mondo il proprio equilibrio, la propria strada e la propria forza espressiva. Che sia una rinascita o meno, poco importa.

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